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VILLA LYSIS e JAGO Amori per qualcuno et dolori per altri, di sacrum cosa resta?

di Redazione
2 Agosto 2026
in News
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Seggiovia Monte Solaro

Riceviamo e Pubblichiamo

di Giorgia Benevento

VILLA LYSIS e JAGO
Amori per qualcuno et dolori per altri, di sacrum cosa resta?

Quisisana

È passato oltre un mese dall’inaugurazione dello “Jago Museum” ed è da tempo che penso di esprimermi sulla questione, ma ho aspettato l’apertura, ho aspettato di vedere l’allestimento, ho temporeggiato cercando di trovare il modo migliore e la lettura più giusta da fare.
Gli aspetti e i punti di vista su cui ci sarebbe da dire qualcosa sono molteplici: la villa, le tempistiche, i fondi pubblici impiegati, l’abuso del termine valorizzazione, l’artista e la narrazione costruita intorno a lui e al “progetto culturale” che lo vede protagonista.

Dopo settimane con questo testo nelle bozze, basta aspettare oltre.

L’artista

Focalizzarsi nello specifico sulla figura di Jago è un aspetto relativamente importante perché l’iniziativa, così impostata, sarebbe risultata problematica anche se avesse coinvolto un altro artista. E avventurarsi in critiche – di critica artistica – finisce per riportare l’attenzione nuovamente su di lui. In questa vicenda, in fin dei conti, non gli si può attribuire una gran colpa: è stato invitato sull’isola con riverenza (da persone vicine all’amministrazione, che in seguito si sono occupate del coordinamento del progetto) e sembrerebbe che gli sia stata lasciata quasi carta bianca, quindi come biasimarlo per aver accettato di buon grado?

Qualche giorno dopo l’inaugurazione, però, è uscito un primo contraddittorio che mette al centro proprio Jago. Eduardo Cicelyn, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, ha pubblicato un articolo dal titolo Scusate, ma chi ha deciso che Jago è un artista?. Il tono è apertamente polemico, ma sotto lo strato superficiale di parole piccate e oltre la sentenza finale «non è un artista», l’autore offre una lettura diversa, forse molto forte, che in una volta controbilancia di colpo l’infinità di commenti e articoli che tessono lodi e parlano di Jago come un “grande genio”.

A coloro che hanno trovato oltraggioso l’intervento di Cicelyn, è giusto far presente che lui non è di certo il primo a dire che a Jago, oltre alla bravura tecnica – che in ogni caso non denota un valore artistico – c’è da riconoscere una notevole abilità narrativa e la capacità di aver strutturato intorno a sè un vero e proprio sistema di marketing e personal branding. E Cicelyn non è l’unico a esprimere dubbi nei confronti di un’espressione artistica che sfrutta la nostalgia del figurativo come gancio mediatico e che sembra puntare più ai follower che ai contenuti – e non si intende quelli social. Solo un anno fa è uscito un articolo su Artribune che analizza proprio il «fenomeno pop» di Jago (il link è riportato in fondo).

Il dibattito innescato da Cicelyn si è spento troppo presto ed è rimasto circoscritto per lo più alla figura dell’artista, con solo qualche accenno a Villa Lysis e al rammarico di averla scelta come sede di questa mostra/museo. Ma il punto cruciale della questione è proprio quest’ultimo. Una mostra di Jago a Capri va bene, e poteva andare bene anche a Villa Lysis. Ciò che suscita perplessità e disappunto sono le modalità con cui questo progetto è stato sviluppato.

C’è, infatti, tanto altro su cui parlare.

«Una villa nobiliare in decadenza»

Uno degli aspetti su cui ci si può soffermare è la narrazione adulatoria, abilmente confezionata dal team di Jago, che prima e dopo l’inaugurazione ha dilagato sui social ed è stata ripresa da testate giornalistiche locali, nazionali e specializzate in arte. Oltre a quelle che inneggiano al grande artista, le frasi ricorrenti che possono far storcere il naso sono quelle che parlano del «rilancio di una villa nobiliare in decadenza attraverso l’arte e la creatività» (ANSA, il Mattino). Villa Lysis non è una “villa in decadenza” che Jago o questo “progetto” hanno salvato. Villa Lysis è una villa che ha una propria storia, una propria dignità, un proprio valore culturale ben definito e riconosciuto, che non ha bisogno di aggiunte di “valore” esterne ed estranee, o almeno non di questo tipo. Villa Lysis è un luogo di proprietà del Comune di Capri, aperto, visitato e attivo da anni e, se viene detto che presentava segni di “decadenza”, di conseguenza si sta implicitamente imputando una mancanza di cura al Comune stesso, che ha scelto di non investirvi risorse prima.

La villa è aperta e attiva da anni principalmente grazie all’Associazione Culturale Ápeiron che, grazie a un bando di gestione, si occupa dell’accoglienza, ne promuove la storia e organizza spettacoli ed eventi culturali. Associazione ancora presente in villa, ma che in tutti gli articoli sopracitati non viene minimamente menzionata.

«Una follia che sa di amore»

In alcune interviste (video ANSA), nonché in video che riprendono il suo discorso durante l’inaugurazione, Jago afferma che il progetto è nato da «una follia che sa d’amore». Di folle, però, al momento sembrano esserci solo le cifre spese. Definisce “folli” anche le persone del posto che hanno collaborato alla realizzazione del progetto, chissà se lo dice davvero in nome di questo concetto di amore, o perché lui stesso non si capacita di quanto abbiano sborsato.

Una prima spesa – da tempo necessaria, ma riconducibile alla volontà di attuare questa iniziativa – riguarda i lavori sul sistema elettrico della Villa. Solo nel dicembre dello scorso anno (quando già era iniziata l’interlocuzione con l’artista) «è emersa la necessità di procedere ad un intervento di manutenzione straordinaria anche degli impianti elettrici, attualmente non pienamente rispondenti alle normative vigenti in materia di sicurezza, affidabilità e protezione delle persone e delle cose». L’intervento ha previsto, inoltre, l’installazione di sistemi di videocitofonia e videosorveglianza, per un costo complessivo di 176.162,45 € (Determinazione, N. 957 del 30/12/2025).

Per la progettazione dell’allestimento, invece, Jago ha fortemente voluto gli architetti che a Capri si erano già occupati della sezione archeologica della Certosa di San Giacomo. E come in ogni amore vittima dell’idealizzazione, il Comune ha subito provveduto ad accontentarlo. Stessa cosa per chi ha curato l’illuminotecnica, un’azienda che nel suo portfolio, oltre a interventi in musei, hotel, ecc, presenta precedenti lavori con Jago. Anche qui, non si possono attribuire colpe ai professionisti coinvolti, il problema resta il margine di azione concesso dall’alto.

Rispettivamente, dopo un affidamento diretto dei servizi, sono stati impegnati (prestazione + iva + CNPAIALP): € 81.837,60 per l’architetto (Determinazione, N.296 del 04/05/2026) e € 29.118,96 per lo studio di lighting design (Determinazione, N. 303 del 07/05/2026).
E attenzione, queste due voci di spesa non comprendono anche l’effettiva realizzazione di allestimento e illuminazione, ma solo i compensi relativi all’incarico professionale per la progettazione tecnica ed esecutiva, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza (l’oggetto per esteso lo trovate nelle determinazioni appena citate). A queste due cifre si aggiungono ben altri € 349.554,68 (Deliberazione N. 137 del 19/05/2026) per la realizzazione pratica e la manodopera di allestimento e illuminazione, affidata a diverse società a seguito di un’informale indagine di mercato. Questa spesa comprende: la fornitura dei materiali di allestimento (Determinazione N. 364 del 26/05/2026), le opere di illuminotecnica (Determinazione N. 366 del 26/05/2026) e le opere di allestimento (Determinazione N. 377 del 29/05/2026).

Quindi, ricapitolando – tenendo fuori i lavori per l’impianto elettrico fatti a dicembre che servivano a prescindere e che resteranno in ogni caso alla Villa – sono stati spesi € 349.554,68 + € 81.837,60 + €29.118,96 = 460.511,16€. Quasi mezzo milione. Tutto questo per una mostra temporanea?!

Ma siamo sicuri che si tratti di una mostra temporanea?

Nelle delibere comunali si parla sempre di mostra temporanea, il che non dovrebbe lasciare spazio a interpretazioni.
La prima che cita Jago è del 9 aprile 2026 (Delibera, N. 96) e parla della «presa d’atto della proposta per la realizzazione di una mostra temporanea dell’artista Jago presso Villa Lysis», proposta che si afferma essere pervenuta al protocollo in data 1° aprile 2026, anche se Jago si aggira per Capri da ben prima. Si scrive poi che il Comune fa propria la proposta di Jago «quale progetto di elevatissimo valore culturale e strategico» e ritiene «di avviare un percorso di collaborazione con l’artista, anche in una prospettiva di programmazione culturale pluriennale».

Infatti, alcuni esponenti dell’amministrazione, gli articoli usciti nei giorni dell’inaugurazione e lo stesso Jago lasciano intendere che si punti a un progetto a lungo termine, se non – ed è questo il problema principale – addirittura “permanente”.
Nelle delibere successive alla prima (tutte quelle sopracitate relative alle spese) l’iniziativa è descritta come una mostra denominata “Jago a Villa Lysis”, solo da giugno è definita “Jago Museum”, ma sempre in quanto mostra temporanea.

Perché queste discordanze?

Museo e valorizzazione

In «un romantico video» (Il Mattino) pubblicato sui suoi canali social, l’artista dice che «il museo è un tentativo di preservare un’idea di bellezza». Questa è una concezione museale di retaggio pre-ottocentesco, incentrata sulla mera esposizione di opere d’arte finalizzata alla contemplazione estetica, mentre oggi al museo sono attribuite funzioni ben più ampie.

Oltre a conservare ed esporre, il museo è, prima di tutto, un’istituzione senza scopo di lucro, che compie ricerche, interpreta il patrimonio culturale e opera con la partecipazione delle comunità per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze (attuale definizione ICOM).
Alla luce di questa definizione, proprio il termine “Museum” risulta essere utilizzato in modo improprio, e già l’originario “Museum” napoletano rappresenta una discutibile operazione di automusealizzazione.

Inoltre, la museologia contemporanea attribuisce molta importanza alla partecipazione attiva della comunità, che non basta coinvolgere invitandone solo una parte a inaugurazioni ed eventi (come quello con Whoopi Goldberg), o mantenendo il biglietto gratuito per i residenti.
Si è parlato tanto anche di “valorizzazione”, un termine di cui si fa abuso in modo ricorrente, ma che qui perde completamente il centro. L’articolo 6 del Codice dei Beni Culturali recita che «la valorizzazione consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso». Nel nostro caso, se proprio dobbiamo usare questa parola, visitando Villa Lysis oggi si può constatare che l’oggetto della valorizzazione non sia l’edificio storico.

La valorizzazione è legata inevitabilmente anche alla comunicazione che, come detto in precedenza, alimenta lo jagocentrismo del progetto: basta semplicemente notare come già solo in loghi e locandine il nome “Villa Lysis” sia stato rimpicciolito sotto quello di “Jago Museum”.
Ultima, non per importanza, la fruizione pubblica, principio cardine della valorizzazione, subisce una limitazione dato che parte del piano superiore della Villa è diventato studio privato dell’artista.

Il progetto espositivo: aggiunta o perdita di valore?

Se nella delibera N.96 viene detto che questo è «un progetto espositivo articolato negli ambienti interni ed esterni della Villa, mediante un dialogo integrato tra opere scultoree, installazioni e contenuti audiovisivi, nel pieno rispetto delle caratteristiche storiche, architettoniche e paesaggistiche del sito», questo “pieno rispetto” manca. La Villa, la sua storia, la storia di Fersen, passano in secondo piano. Villa Lysis diventa così un mero contenitore, quando era già densa di contenuto.

Il percorso di visita non è più libero, ma possibile solo attraverso un tour guidato. I cenni storici sopravvivono grazie a una breve introduzione all’inizio della visita, che resta poi incentrata sul lavoro di Jago. I pannelli con le foto d’epoca che davano testimonianza dei fasti di un tempo e dei suoi personaggi, prima visibili nel salone, sono al momento scomparsi. Il video che viene mostrato all’inizio del percorso e che sarebbe dovuto essere sulla storia della villa, restituisce ben poco di storico e le riprese suggestive del paesaggio e dell’edificio finiscono per introdurre lo “Jago Museum” più che raccontare Villa Lysis.

Gli spazi che ospitano le opere dell’artista risultano alterati dalla presenza di pannelli e apparati espositivi che rendono protagoniste unicamente le sculture. Anche molte delle finestre, che nel video si dice essere state concepite come quadri sulla natura circostante e che pertanto rivestono un ruolo importante nella concezione architettonica della Villa, sono adesso coperte da tende.

Per quanto riguarda il suddetto studio d’artista, invece, è inaccettabile – soprattutto qualora il progetto diventasse “permanente” – il parziale uso esclusivo del secondo piano da parte di Jago. La grande sala superiore è adesso adibita a laboratorio che, in teoria, sarebbe dovuto essere visibile al pubblico attraverso un pannello trasparente installato ad hoc sulla soglia della sala, ma che in pratica è per lo più nascosto – anch’esso da una tenda.

In questo laboratorio, prima dell’inaugurazione, era stato annunciato che Jago avrebbe realizzato, ispirato dall’isola, opere site-specific o comunque dedicate a Capri. Al momento, però, in un’intervista (video ANSA) racconta che qui terminerà una serie di ritratti di donne velate di «bellezza araba». Quale riferimento abbiano con l’isola non è dato sapere.

Anche il bagno padronale, adiacente alla sala ora adibita a studio dell’artista, non è più visibile. Quel bagno, caratterizzato dalla vasca a forma polilobata e dotato di un ingresso diretto dall’esterno, nei tempi pre-Jago era rigorosamente interdetto all’uso in quanto parte del percorso di visita, mentre oggi è diventato anch’esso uno spazio privato dell’artista e, di conseguenza, chiuso al pubblico.

Non solo la valorizzazione non è rivolta alla dimora storica, anzi, c’è uno svuotamento di significati e quasi il rischio di una damnatio memoriae.
Quel poco di attenzione che resta sulla Villa si riduce a una narrazione incentrata sulle suggestioni estetiche e la “bellezza”, mentre tutto quello che essa ha rappresentato in passato e rappresenta oggi per la comunità viene tagliato fuori. Si perde del tutto l’ambivalenza che custodisce e che per oltre un secolo ha contribuito al suo fascino. Amori et dolori sacrum.

La comunità non è arricchita da questa iniziativa, anzi, se l’intenzione è di renderla permanente, sta di fatto perdendo un luogo della memoria.
Inoltre, sempre nella delibera N. 96, si dice che «lo sviluppo del progetto dovrà avvenire secondo i principi di tutela e conservazione del bene, con particolare riferimento alla reversibilità, non invasività e compatibilità degli allestimenti». L’invasività, come detto finora, è sicuramente concettuale. Ma anche dal punto di vista materiale si può considerare invasivo – seppur reversibile, ma in ogni caso superfluo – l’aver dipinto totalmente di nero il soffitto di una delle stanza del piano inferiore, quella adiacente alla Sala dell’Oppio, dove attualmente sono esposte due opere di Jago immerse nel nero per simulare il vuoto dello spazio. Le pareti laterali sono state coperte da pannelli, perchè dipingere il soffitto? Probabilmente altri piccoli interventi effettuati per l’installazione dei supporti di allestimento e illuminazione sono addirittura irreversibili, ma meglio non dilungarsi oltre.

Altre potenziali sottrazioni

Con l’allestimento dello “Jago Museum” è preclusa completamente la possibilità di svolgere attività negli spazi interni della Villa, sia per iniziative pubbliche di carattere culturale, che per eventi privati (a meno che non siano legati a Jago). La Delibera N.167 del 16 giugno 2026, infatti, dispone che, considerata la presenza dello “Jago Museum”, a Villa Lysis non sono più autorizzati servizi fotografici, riprese cinematografiche e produzioni con finalità commerciali e che sono sospese le concessioni d’uso esclusivo per eventi privati.

La stessa delibera stabilisce anche l’aumento del costo del biglietto per i non residenti, che passa da 2,50 € a 8 € per la visita degli spazi interni della Villa. Questa variazione non sappiamo se sia giustificata da accordi non noti tra il Comune e Jago, ma sicuramente non si può immaginare che sia motivato e che possa bastare a compensare i costi dell’iniziativa – anche il più frequentato dei musei, solo per le spese di gestione, non si sostiene esclusivamente con il ricavato degli ingressi. Solitamente, infatti, un’operazione che consente a musei e spazi pubblici di raccogliere ingenti somme di denaro è quella dei canoni di concessione, possibilità ora da escludersi per Villa Lysis.

Anche questa pratica è opinabile, ma purtroppo rappresenta spesso uno dei pochi strumenti che possono essere messi in campo per reperire risorse economiche oppure finanziare interventi di riqualificazione e restauro – basti pensare al matrimonio svoltosi a Villa Lysis nel 2018, grazie al quale il tetto è stato ristrutturato e reso accessibile al pubblico.

Ma attenzione, l’obiettivo di queste concessioni non è quello di arricchire le casse comunali, bensì intercettare risorse da destinare, appunto, alla manutenzione e alla valorizzazione – quella vera (Codice dei Beni Culturali, art. 110). Perché, ricordiamolo, il museo è un’istituzione senza scopo di lucro e i soldi investiti nella cultura, se ben impiegati, sono un investimento che non può e non deve essere valutato esclusivamente in termini economici.

Insomma: cosa resta?

Tutte queste, probabilmente, sono idee e ideali che appartengono solo agli “ultimi romantici” che ancora credono che il patrimonio e la cultura abbiano innanzitutto una funzione civica, prima che di contemplazione, di visibilità o di cassa.

Giorgia Benevento isolana, appassionata di arte contemporanea e di storia caprese dott.ssa in Storia dell’Arte

Riferimenti
Articolo di Edoardo Cicelyn, Il Corriere del Mezzogiorno: https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-mezzogiorno-campania/20260624/281767045940328?srsltid=Af mBOop5LDDE750aZ_OHJnakq-f0WHoIVWWQuH7XyNQaMeNfEVaKym2A
Articolo di Helga Marsala, Artribune: https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2025/04/fenomenologia-jago/
Articolo Il Mattino: https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/jago_museum_capri_whoopi_goldberg_medusa_20_giugno-9600232.html Video e artricolo ANSA:https://www.ansa.it/sito/videogallery/short_video/2026/06/18/nel-mondo-privato-di-jago-a-capri-dove-le-idee-si-f anno-scultura_149016ae-9c54-47fa-ad36-af6c8feebb45.html https://www.ansa.it/canale_viaggi/regione/campania/2026/06/18/da-whoopi-goldberg-medusa-allomaggio-al-m are-ecco-lo-jago-museum-capri_8ab6be84-c561-4ffe-adbb-11e9f222f099.html
Podcast “Casa Capri”: https://www.youtube.com/watch?v=5koajIuRyXw
Sito Jago Museum Capri: https://jago.art/it/jago-museum-capri/
Definizione ICOM: https://www.icom-italia.org/definizione-di-museo/
Altri articoli: https://www.artribune.com/arte-contemporanea-2/2026/04/famoso-artista-jago-mostra-villa-lysis-capri-giugno-2 026/ https://www.exibart.com/progetti-e-iniziative/jago-apre-un-museo-anche-a-capri-villa-lysis-accoglie-le-sue-scultur e/

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