Fonte: Il Denaro.it
di Giovanni Di Trapani
La Coppa del 2027 può diventare il moltiplicatore di un sistema già esistente. Per trasformare il Golfo in una piattaforma stabile di sport, turismo e impresa serve però una strategia capace di sopravvivere all’evento.
L’America’s Cup porterà a Napoli tecnologie, squadre, media, sponsor e una visibilità internazionale difficilmente replicabile. Ma il successo non si misurerà soltanto nel numero degli spettatori, nelle immagini del Golfo trasmesse nel mondo o nella rapidità con cui saranno realizzate le opere necessarie. La vera eredità sarà la capacità di utilizzare la Coppa per rilanciare l’intero sistema velico napoletano e campano.
Napoli, infatti, non scopre oggi la vela. Possiede circoli storici, competenze tecniche, campi di regata riconosciuti, manifestazioni di lunga tradizione e una geografia che unisce il capoluogo, Sorrento, Capri, Pozzuoli e le isole in uno scenario sportivo naturale. La Tre Golfi, i campionati dei maxi yacht, le regate d’altura e le competizioni giovanili dimostrano che esiste già una base solida. Ciò che manca è trasformare appuntamenti spesso percepiti come autonomi in una stagione coordinata, riconoscibile e promossa unitariamente. La Coppa può produrre un effetto moltiplicatore. Le infrastrutture, i servizi portuali, le professionalità, le relazioni internazionali e il patrimonio organizzativo mobilitati per il 2027 potrebbero essere messi al servizio di un calendario pluriennale. Non una semplice somma di eventi, ma un vero prodotto territoriale: una stagione della vela nel Golfo di Napoli capace di attrarre imbarcazioni, equipaggi, famiglie, sponsor e pubblico durante più mesi dell’anno.
La vela, del resto, non genera soltanto spettacolo. Muove una filiera articolata: cantieristica, manutenzione, velerie, componentistica, elettronica, logistica, ormeggi, charter, trasporti, alberghi, ristorazione, comunicazione, produzione audiovisiva e servizi professionali. Le imbarcazioni di maggiori dimensioni viaggiano con equipaggi numerosi, tecnici, mezzi di appoggio e strutture a terra. Ogni regata internazionale produce permanenze, consumi qualificati e opportunità per imprese che spesso restano fuori dal racconto celebrativo dei grandi eventi. Perché questo potenziale diventi economia stabile occorre però una regia. Comune, Regione, Federazione italiana vela, circoli, autorità portuali, organizzatori e operatori privati dovrebbero costruire un calendario condiviso, evitare sovrapposizioni, semplificare procedure e promuovere il Golfo con un’identità comune. Servirebbe una struttura permanente per l’accoglienza degli equipaggi, la gestione degli ormeggi temporanei, i collegamenti, la sicurezza, le autorizzazioni e la ricerca degli sponsor. «L’America’s Cup deve rappresentare l’avvio di una politica strutturale della vela, non un traguardo isolato. Occorre mettere in rete circoli, porti, scuole, imprese e territori, costruendo servizi condivisi e un calendario capace di durare nel tempo. Solo così l’investimento straordinario del 2027 potrà generare partecipazione, competenze e sviluppo anche negli anni successivi», osserva Francesco Lo Schiavo, past president della V Zona FIV, Federvela Campania.
La strategia non può limitarsi alla vela d’élite. L’America’s Cup sarà davvero utile alla città soltanto se allargherà l’accesso al mare. Scuole di vela, programmi con gli istituti scolastici, attività nei quartieri costieri, vela inclusiva, formazione per tecnici e manutentori, sostegno ai circoli minori e percorsi professionali collegati alla blue economy devono diventare parte dell’eredità. Il mare non può restare uno sfondo da osservare: deve tornare a essere uno spazio vissuto, praticato e produttivo.
Anche il turismo può trarne vantaggio. Una regata non vende soltanto una gara, ma un’esperienza fatta di paesaggio, cultura, gastronomia e mobilità tra le coste. Integrare Napoli, Sorrento, Capri, Pozzuoli e le isole in un’unica offerta consentirebbe di distribuire i benefici, prolungare la stagione oltre i mesi estivi e rafforzare l’immagine della Campania come destinazione nautica.
Vi è poi una dimensione culturale. Per troppo tempo Napoli ha vissuto il rapporto con il mare come una promessa incompiuta: straordinaria nella rappresentazione, più debole nell’accessibilità quotidiana, nella formazione e nella costruzione di economie durature. L’America’s Cup offre l’occasione per superare questa distanza, purché l’evento sia collegato a politiche pubbliche, investimenti privati e programmi sociali verificabili. Il rischio, altrimenti, è che la Coppa resti una parentesi straordinaria. Napoli ha invece la possibilità di trasformare il Golfo in una piattaforma permanente per lo sport, il turismo e l’impresa, restituendo continuità a una tradizione che esiste già. L’America’s Cup accenderà i riflettori. La sfida vera sarà fare in modo che, dopo il 2027, non si spengano.


















