Fonte Il Mattino – 31 maggio 2026
di Anna Maria Boniello e Antonino Pane
Imbarchi, sbarchi, carrelli con valigie. A Capri bisogna destreggiarsi per arrivare indenni sulla piazzetta di Marina Grande.
Passano gli anni, cambiano i protagonisti, ma ogni volta che si attraversa quella banchina la prima cosa che ti chiedi è come mai nessuno finisce in mare? La risposta è nella maestria degli ormeggiatori, nelle tecniche di accosto al centimetro dei comandanti, nella disponibilità dei posteggiatori degli alberghi che, anche ai non clienti, sono sempre pronti a dare una indicazione. Il porto di Capri e, nello specifico il molo di sopraflutto, è una sorta di fiume in piena permanente, dalla mattina alla sera. Le ondate di piena sono ritmate dagli arrivi o dalle partenze dei mezzi, ma di vere e proprie ondate si parla.
GLI INTERVENTI
Ora il sindaco Paolo Falco, memore anche delle precedenti esperienze, e vista la situazione che va sempre più aggravandosi per la mole di
persone che attraversano il molo principale e le aree adiacenti, ha messo in moto la macchina organizzativa del Comune per far sì che l’isola abbia un porto degno del suo nome. «Negli anni scorsi – dice – un progetto di riqualificazione del porto che prevedeva anche un parziale allargamento della banchina è stato bocciato dalla Sovrintendenza. Non vogliamo ripetere gli errori ed è per questo che dopo aver avuto alcuni colloqui con la Sovrintendenza, presenteremo presto una soluzione che preveda l’allargamento dei moli senza però toccare lo scivolo di alaggio e varo che ha una grande rilevanza identitaria e paesaggistica. A nostro parere i lavori del porto servono ad accogliere in maggiore sicurezza i passeggeri in arrivo ed in partenza ma non ad aumentare gli sbarchi che invece vanno assolutamente razionalizzati
come dimostrato da uno studio che abbiamo commissionato e che presto porteremo ai tavoli istituzionali». Il molo di Capri è stato ed è sicuramente tra i più misurati e studiati d’Italia. I capresi con i capelli bianchi ricorderanno il progetto portato avanti da Alberto Cilento, allora presidente dell’Azienda di Soggiorno: facciamo una soprelevata. Bisogna dividere i flussi, sotto chi parte, sopra chi arriva. Aveva ragione, bisogna dividere i flussi. La soprelevata non piacque alla Sovrintendenza così come non hanno mai trovato unanimità le varie proposte di numero chiuso o di sbarchi alterni.
LE DIFFICOLTÀ
Il risultato? La banchina è sempre la stessa e ci sono giorni dove ci passano sopra quasi 15mila persona solo dagli sbarchi. Pensate, una volta a Capri si sbarcava sulla spiaggia. La banchina vera e propria è stata costruita nel 1928, ma nel dopoguerra ha assunto l’aspetto attuale. E poi niente, tutto è rimasto com’era. I 450 metri della banchina attuale sopportano volumi di traffico enormi. La struttura non si è mossa, i traffici sì e di molto. L’imboccatura unica del porto è larga 100 metri circa e tra la banchinella e il dirimpettaio molo 10 della banchina Principale (di fronte alla banchinella) ci sono solo 180 metri di specchio d’acqua: uno spazio molto limitato quando si effettuano manovre di entrata e uscita. Su Capri operano principalmente quattro compagnie di navigazione per il trasporto passeggeri e veicoli da e per la terraferma: Snav, Nlg (Navigazione Libera del Golfo), Caremar, Alicost (prevalentemente per i collegamenti con la Costiera Amalfitana). Capri è collegata con numerose località della Campania come Napoli, Sorrento, Castellammare di Stabia, Positano, Amalfi, Salerno ed Ischia. I dati della Capitaneria di Porto di Capri rilevano che la media giornaliera degli arrivi è circa 11mila passeggeri mentre la punta massima si è raggiunta con lo sbarco di 14.500 passeggeri in una sola giornata. Un adeguamento strutturale alle mutate esigenze è necessario e il Comune di Capri qualche anno fa ottenne un finanziamento di 8 milioni di euro. Si volevano ampliare e migliorare le aree di
transito dei passeggeri in arrivo e partenza. Il progetto fu redatto da tecnici incaricati dalla Regione Campania, competente per materia, che si interfacciarono con il Comune e si prevedeva anche l’eliminazione parziale dello scivolo ed in particolare nella zona adiacente dove insistono attualmente i taxi e gli uffici della Capitaneria di Porto, per creare nuovi spazi destinati ad accogliere in sicurezza i turisti. Quel progetto è stato oggetto di numerosi incontri con la Sovrintendenza e la Capitaneria di Porto, ma non è andato a buon fine. Non si trovarono le giuste interlocuzioni preliminari. Ed è per questo che ora il sindaco Falco vuole ripartire proprio dalla Sovrintendenza, nella speranza di riuscire a trovare una strada da percorrere che porti a qualche risultato.


















