Fonte: Metropolis
di Marco Milano
Capri estate senza fine, intanto sul tavolo urge mettere l’iperturismo e il futuro del terziario isolano. E’ già oltre il settanta per cento la percentuale di occupazione per il prossimo fine settimana che, salvo imprevisti cambi meteo dell’ultima ora, continuerà a regalare a turisti e vacanzieri un vero e proprio allungamento dell’estate. Strutture alberghiere ed extralberghiere capresi ed anacapresi sono ancora gettonatissime, così come lidi e stabilimenti balneari, per una vera e propria seconda estate. E tale boom di richieste che si registra a Capri e più in generale nelle località balneari, è accolto con assoluto favore, ovviamente, da operatori e addetti ai lavori che, però, intanto si interrogano su quale futuro potrà attendere le destinazioni turistiche senza una decisa regolamentazione dei flussi e una riorganizzazione generale dei servizi. La parola overtourism, infatti, così tanto di moda, non è in realtà la reale fotografia delle criticità dell’isola azzurra, che, come messo in luce in varie occasioni da esperti, studiosi e coloro i quali hanno competenza in materia di turismo, respingono tale definizione e dati alla mano dimostrano come a Capri e altrove, il fenomeno è da catalogare, invece, alla voce iperturismo. Si tratta, infatti, perlopiù di mettere mano in modo incisivo all’architettura generale del sistema arrivi e partenze sull’isola e determinare con decisioni e volontà un riassetto del movimento turistico. Non è, quindi, l’overtourism il problema che mette a rischio il territorio isolano, snaturandolo nelle sue caratteristiche identitarie e della comunità che ci vive stabilmente, ma, invece, la questione dei tempi e delle modalità di permanenza dei flussi di viaggiatori. Il tanto citato piano orario dei collegamenti marittimi, per esempio, non è mai stato modificato, e continua a disporre una serie di corse a poca distanza l’una dall’altra in determinate fasce orarie che provocano di conseguenza un lento deflusso all’arrivo e alla partenza. Dall’altro lato, intanto, la comunità isolana nei mesi di bassa stagione continuerà ad essere “sguarnita”, a meno di improvvise novità e cambi sostanziali, con i soliti “buchi” che appena calato il sipario della stagione turistica si ripresenteranno agli occhi di capresi e anacapresi che per motivi di salute, studio e lavoro dovranno fare la spola con la terraferma nei mesi invernali.


















