Fonte: Il Mattino.it
di AnnaChiara Della Corte
Una mostra per celebrare un anniversario, che diventa pretesto per rievocare il mito dell’isola.
Inaugurata stamane alla Certosa di San Giacomo alla presenza del Sindaco di Capri Paolo Falco, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Anacapri Manuela Schiano, del Console Onorario della Repubblica Federale di Germania, Stefano Ducceschi, e di Elena Cera, RUP e coordinamento scientifico,e visitabile fino al 18 ottobre 2026, “Il Mito di Capri” sarà visitabile fino al 18 ottobre 2026. Curata da Luca Di Franco e Massimo Osanna, l’esposizione nasce in occasione dei duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra, avvenuta nell’agosto 1826 e capace di trasformare per sempre il destino dell’isola. Oltre cinquanta opere, tra prestiti da collezioni private capresi e napoletane e prestiti internazionali da Berlino, Roma e Napoli, ricostruiscono un secolo di storia, dal Settecento all’Ottocento inoltrato. L’allestimento mette in dialogo reperti archeologici, documenti d’epoca e dipinti della Scuola di Posillipo, tenendo insieme la stagione degli scavi borbonici a Villa Jovis e la nascita di un’iconografia dell’isola – dall’Arco Naturale al Salto di Tiberio – capace di attrarre pittori, scrittori e viaggiatori da tutta Europa. A dare simbolicamente il via al racconto è la vicenda di August Kopisch, pittore e poeta tedesco che, guidato dal barcaiolo Angelo Ferraro detto “O’ Riccio” e accompagnato dall’amico Ernst Fries, il 17 agosto 1826 varcò per primo l’ingresso della grotta, restituendone poi la scoperta al mondo con il volume “La scoperta della Grotta Azzurra nell’isola di Capri” (1838). Un episodio che il percorso espositivo racconta attraverso documenti d’epoca, mettendolo in dialogo con dipinti di Karl Wilhelm Diefenbach, Salomon Corrodi e Raoul Verlet, con le sculture di Nettuno e Tritoni recuperate dalle esplorazioni subacquee condotte tra il 1964 e il 1975, e con reperti dagli scavi borbonici di Villa Jovis, tra cui il rilievo noto come “La cavalcata“. A rendere la visita più coinvolgente concorrono video proiezioni e visori interattivi, pensati per immergere il pubblico nell’atmosfera caprese dell’Ottocento e accompagnarlo, in un’esperienza immersiva nel paesaggio dell’isola. «Volevamo che ogni sala avesse una tesi, non solo una cronologia», racconta Di Franco. Un progetto scientifico che restituisce a Capri il peso di una storia spesso raccontata per aneddoti, e che la Certosa – hub culturale in continua crescita – accoglie come tappa di un disegno di più lungo respiro.


















