Fonte: Metropolis
di Marco Milano
A Capri si celebra il bicentenario dalla riscoperta della Grotta Azzurra. Domani mattina alla Certosa di San Giacomo, il complesso monumentale più famoso dell’isola azzurra verrà svelato “Il Mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)”. Un viaggio artistico che prenderà, poi, ufficialmente il via dall’indomani e sarà aperta al pubblico sino al prossimo 18 ottobre. La mostra a cura del direttore dei Musei e Parchi Archeologici di Capri Luca Di Franco e del direttore generale Musei del Ministero della Cultura Massimo Osanna, come illustrato nella presentazione, “ripercorre il processo che, tra Settecento e Ottocento, trasformò Capri da luogo appartato e difficilmente accessibile del Golfo di Napoli in una delle mete più celebrate dell’immaginario europeo. Dalle prime esplorazioni antiquarie e dalla riscoperta delle vestigia imperiali alla stagione dei viaggiatori, degli artisti e degli scrittori che ne celebrarono la bellezza, il percorso racconta la progressiva costruzione del mito moderno dell’isola”. E il punto di svolta di questa vicenda è appunto la riscoperta della Grotta Azzurra nel 1826 da parte di August Kopisch ed Ernst Fries. Un evento come ricordato anche dalla direzione dei Musei e Parchi Archeologici di Capri “destinato a segnare l’inizio della fortuna internazionale di Capri”. Da quel giorno, infatti, parte in modo simbolico l’era moderna dell’isola azzurra, meta affascinante, descritta, dipinta, raccontata e diffusa nei cinque continenti. “Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826–2026)” alla Certosa di San Giacomo, è, quindi, un vero e proprio percorso “attraverso dipinti, disegni, libri, reperti archeologici e testimonianze d’epoca”. La mostra, patrocinata anche dai due comuni isolani, che prende il via all’ombra dei Faraglioni, come si legge nella presentazione dei Musei e Parchi Archeologici di Capri diretti da Luca Di Franco “ricostruisce la stagione in cui l’isola si affermò come luogo d’elezione per artisti e viaggiatori, trasformandosi in uno dei miti culturali più duraturi del Mediterraneo”.


















