Fonte: Il Mattino.it
di Mariano Della Corte
Tutto ha inizio nel 1943, quando l’isola, nelle battute finali della Seconda Guerra Mondiale, divenne un Rest-Camp per le truppe americane. In quel microcosmo sospeso e affamato di vita, l’incontro tra la necessità del momento e il genius loci ha acceso la scintilla di una rivoluzione globale, segnando il passaggio di Capri da rifugio d’élite a palcoscenico del jet-set internazionale. È proprio su questo solco profondo che, subito dopo le celebrazioni per i 200 anni dalla riscoperta della Grotta Azzurra, il Chiostro Grande della Certosa di San Giacomo si è trasformato, ieri sera, nel tempio di un altro, altrettanto potente racconto: quello della moda. Una serata d’eccezione che ha unito l’anteprima della mostra “MitoModa 1906-2026: Imprenditoria e stile vacanza a Capri” e la presentazione del libro “Capri Couture” . Al centro dei riflettori, i 120 anni dello storico atelier La Parisienne, una straordinaria storia di artigianato al femminile che ha visto tre generazioni di donne passarsi il testimone della creatività: dalla pionieristica fondatrice Donna Mariuccia (1906), all’intuito della figlia Adriana Di Fiore , fino a Francesca e Luciana Settanni che oggi ne custodiscono l’eredità. Questo grandioso racconto di devozione, stile e coraggio imprenditoriale è racchiuso perfettamente nelle parole di Maria Cristina Settanni , autrice del volume, che nell’introduzione ha voluto ricordare le radici di questo successo: “Mia madre Adriana, profondamente legata a Capri, ha creduto nel talento dell’isola, trasformando un’intuizione in un’identità, un mestiere in una visione.” Una visione condivisa davanti al sindaco Paolo Falco , al direttore dei Musei e Parchi Archeologici di Capri Luca Di Franco , al condirettore TGR Rai Antonello Perillo, alla professoressa Ornella Cirillo e allo storico Enzo Di Tucci , e che si è fatta materia pulsante nelle sale espositive tra il Chiostro Piccolo e il Capitolo. La mostra, curata dalla storica del costume Fabiana Giacomotti e allestita da Sergio Colantuoni (con il supporto grafico di Nicolò Stabile , autore anche dell’esclusivo foulard-manifesto), celebra una libertà stilistica senza precedenti attraverso sedici abiti d’archivio. Tra i pezzi forti spiccano una rara gonna di Emilio Pucci realizzata con la tela degli ombrelloni della Canzone del Mare e un’eccentrica tuta da sera-sub di Irene Galitzine del 1967. A completare il percorso, oltre mezz’ora di preziosi filmati dell’Istituto Luce e di Rai Teche che testimoniano l’evoluzione del costume caprese. Da quel primitivo artigianato fatto di mani sapienti, stoffe uniche e sandali su misura, è nata la moda mare: pantaloni alla pescatora, camicie sciolte e coloratissime, cappelli di paglia e foulard. Un’esplosione di colori vibranti e, soprattutto, una nuova libertà del corpo capace di affrancare l’abbigliamento dai vincoli borghesi dell’epoca. Oggi, contro la minaccia dell’omologazione commerciale e dell’overtourism, quel saper fare delle donne di Capri si proietta nella contemporaneità anche grazie alla capsule collection in upcycling di Simone Botte , dimostrando che il legame viscerale tra artigianato, libertà e territorio è un manifesto di resistenza culturale ancora straordinariamente vivo.
Photogallery Capri Press / G. Rosato




















