Fonte: internazionale.it
di Alessandro Calvi
La voce delle notti d’estate, a Capri, è ormai soprattutto quella dei condizionatori che mantengono fresche le camere dei turisti. Il ronzio dei loro motori accompagna chi si dovesse avventurare nelle viuzze del centro quando tutti dormono e in strada s’incontra solo silenzio, e qualcuno che ancora tira tardi in piazzetta. Sono tutti stranieri. Molti parlano a voce troppo alta. Un inglese attacca Bella ciao, e probabilmente non sa neppure lui cosa stia cantando.
Nessuno comunque ci fa caso. Nessuno in realtà pare fare davvero caso a ciò che lo circonda. Sembrano stare a Capri come starebbero in un posto qualsiasi. Ibiza, Santorini, ovunque, ma non Capri. Nemmeno in quella parodiata da Totò, che dell’isola si fece imperatore….
… Di questa comunità culturale, aggiunge Anna Maria Boniello, giornalista e direttrice dell’agenzia Capripress, tutti si potevano sentire parte, anche al di là delle differenze che evidentemente esistevano. “Io per esempio qui ho conosciuto Sartre”, dice, spiegando che altrove non sarebbe stato possibile. “Ma”, aggiunge, “di quel clima e dello spirito che lo animava non resta poi molto”.
La causa la descrive come una contaminazione che da una trentina d’anni ha colpito l’isola. Si riferisce ai cambiamenti imposti dal turismo. “Molti capresi”, spiega Boniello, “hanno cominciato a vendere le case che sarebbero state destinate ai figli. Tanti lo hanno fatto senza una vera necessità, inseguendo il mercato immobiliare, facendo così un danno soprattutto ai propri figli perché in questo modo si è svuotata la comunità”. Impoverendo anche quel contesto che, come scriveva Alberto Savinio già nel 1926, aveva fatto di Capri “uno dei punti magnetici dell’universo”. “Capri”, dice oggi con amarezza Boniello, “si sta vendendo e svendendo, e siamo noi capresi che lo stiamo facendo”…
… Intanto, racconta Boniello, le viuzze del centro storico “sono state completamente svuotate di esistenza, perché gran parte delle vecchie botteghe sono diventate i depositi delle boutique”. Qui, nel vecchio centro del paese, sta anche il suo bunker, come chiama la redazione di Capripress. Qui “dove il sole si ferma e non ce la fa a scendere”, aggiunge indicando la stretta strada in ombra, che scivola tra gli alti muri bianchi delle case che stanno addossate le une alle altre, ricordando a chi passa d’essere in pieno Mediterraneo. Ma non c’è quasi nessuno a godersene la bellezza.
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