Fonte: Il Mattino.it
di Anna Maria Boniello
Un profumo antico e una promessa di qualità d’eccellenza si diffondono lungo i sentieri di Anacapri. Con l’inizio delle operazioni a Pino dei Monaci ha preso ufficialmente il via la campagna olearia 2026 dell’Associazione “L’Oro di Capri”, un appuntamento che quest’anno si preannuncia straordinario sia per il livello qualitativo che per la quantità del raccolto. Le piante mostrano uno stato vegetativo impeccabile e frutti uniformi in piena fase di invaiatura, a dimostrazione dell’efficacia degli interventi di cura e rigenerazione avviati sul territorio negli ultimi anni. Le stime complessive per questa stagione indicano che si potrebbero superare i 300 quintali di olive raccolte, una cifra nettamente superiore rispetto a quella registrata lo scorso anno. La produzione si presenta omogenea e rigogliosa in tutte le aree interessate, che vanno dalla fascia del Caesar Augustus fino al Faro, toccando località iconiche come Veterini, Damecuta, La Migliara, La Guardia, Mesola, Timpone e Follicara. A favorire questo risultato è stato un clima ben bilanciato, caratterizzato da abbondanti piogge tra gennaio e marzo e da preziose precipitazioni estive che hanno dissetato gli olivi, compensando le alte temperature della bella stagione. Il Presidente dell’Associazione, Pierluigi Della Femina, esprime profonda soddisfazione per questo avvio: «Questa nuova annata rappresenta per l’Oro di Capri il coronamento di un impegno costante e condiviso da parte di tutti i nostri associati. Vedere una produzione così generosa e sana premia i sacrifici di chi lavora ogni giorno per valorizzare le eccellenze del nostro territorio e ci spinge a guardare con rinnovato entusiasmo al futuro della nostra comunità agricola». Sul piano agronomico, le premesse sono delle migliori.
Photogallery Capri Press / Giuseppe Rosato
L’esperto Angelo Lo Conte sottolinea infatti la perfezione dei frutti giunti a maturazione: «Ci troviamo di fronte a un quadro agronomico ottimale, dove la gestione attenta dei tempi di stacco è fondamentale per esaltare il profilo organolettico dell’olio. Sebbene il fattore tempo non sia direttamente gestibile dall’uomo, le precipitazioni estive mirate hanno compensato la calura, permettendo al frutto di completare la crescita senza stress e garantendoci olive perfette sotto il profilo fitosanitario e della resa qualitativa». La cura dell’olivo ad Anacapri non è soltanto una questione agricola, ma rappresenta un vero e proprio baluardo di tutela ambientale. A ricordarlo è il coordinatore e agronomo Carlo Lelj Garolla, che evidenzia l’impatto di questo lavoro sul panorama isolano: «Il risultato straordinario a cui assistiamo oggi, in particolare con la definitiva rigenerazione di Pino dei Monaci, dimostra come la cura dell’olivo sia il primo motore per la tutela del nostro paesaggio. Quando abbiamo iniziato la potatura nel 2018 sapevamo che l’agricoltura richiede pazienza, ma i risultati odierni testimoniano che recuperare gli oliveti significa anche salvare la bellezza e la memoria storica del territorio anacaprese». Per la campagna 2026 l’Associazione introduce inoltre importanti novità a sostegno dei produttori e a garanzia dell’eccellenza finale. L’organizzazione si farà infatti carico del trasporto delle olive verso i frantoi mediante automezzi refrigerati, così da preservare la freschezza della materia prima, e coprirà integralmente i costi delle analisi chimiche dell’olio. Questa scelta permetterà di raccogliere dati preziosi per affinare ulteriormente la qualità negli anni futuri. Salvo imprevisti meteorologici, i lavori di raccolta tra le balze e i terrazzamenti anacapresi si concluderanno verso il 27 settembre.

















