Valentina Veloce – per Spazio Giovani
Non si può dare un giudizio alla vita, ognuno vive a modo suo e credo personalmente che non possa esistere uno scopo universale. Infatti, provare a mettere su carta una definizione sarebbe quasi controverso; significherebbe cercare di dare un senso logico a qualcosa che è di sua natura illogico.
Solo esiste una sola certezza nella vita: che è una sola. Ecco, l’unica regola universale che vale per tutti: vita è una ed è preziosa. Anche se certe volte, potremmo pensare di aver toccato il fondo, vi svelo una notizia che alla fine, presto o tardi, apprendiamo tutti: non è finita!! Sì, perché la vita va avanti con o senza di noi, è dinamica e non si ferma mai, come si dice “The show must go on”! Per quanto possa essere leggermente acida questa prospettiva, certe volte è l’unico modo per rimettersi in piedi e cercare di non rimanere immobili.
Faccio questa premessa, perché sono sempre sconvolta di come cerchiamo sempre di puntare il dito sulla vita altrui, quando noi non ne sappiamo nulla. Un esempio, il caso della ragazza beccata con la droga a scuola, è rimasto sulla bocca di tutti per settimane. Perché a Capri non accade mai nulla; quindi, non appena si ha una notizia succulenta tutti ci banchettano sopra, come delle tigri. Non voglio scrivere dell’accaduto, non ero lì, non so com’è andata e sinceramente nemmeno voglio saperlo. Io voglio scrivere, non di quella poveretta a cui hanno rovinato l’immagine per fare bella figura (che oggigiorno se hai precedenti nessuno ti prende a lavorare), ma di come noi ci siamo accaniti su di lei.
Spostiamo il centro dell’attenzione, vediamo quanto sia bello stare sotto i riflettori.
Tutti a chiedersi: chi è? Quanta droga avesse? A chi è figlia? Ma poi nessuno sa realmente com’è andata. Le parole sono dispettose ed hanno un enorme potere di alterare la realtà. Quando ognuno di noi racconta una storia, è la nostra personale visione di come sono andate le cose e non una descrizione oggettiva. La lingua italiana è bellissima perché varia, in una parola possono esservi migliaia di significati e nessuno può dire quale sia giusto o sbagliato. Tante di quelle interpretazioni che si possono dare, come la vita, ma nessuna di esse è universale.
Allora, io mi chiedo chi siamo noi per dare un giudizio universale? Su un fatto poi dove nessuno era presente. Ancora peggio è marchiare a vita una ragazza minorenne, per un errore, quando ha ancora tutto il tempo per cambiare e riparare i suoi sbagli. Chi siamo per etichettarla per sempre, o per parlare della sua vita? Quando a stento conosciamo la nostra.
Chi si fa i fatti suoi campa cent’anni, sante parole mai ascoltate da nessuno, siamo tutti squali che mangiano per poi dimenticarsene.
Questo è un esempio, un piccolo caso in una piccola isola, ma in realtà è un fenomeno di livello mondiale: prendete il caso Garlasco che sta diventando una serie crime! Sì, di quello ne parliamo perché non si sa il colpevole e tutti giocano a fare i detective, ma nel mentre ci scordiamo di tutti gli altri femminicidi che avvengono, ormai quasi ogni giorno. Il dolore delle persone non può essere usato come intrattenimento; siamo veramente al punto di non ritorno e perdita di umanità.
È come se invece di empatizzare con gli altri, ci sentissimo legittimati a dare un giudizio su cosa sia giusto e sbagliato: per esempio quando si guarda una serie. Ma la vita non è una sitcom, e c’è molto di più dietro le parole: una vita rovinata, una famiglia distrutta, sogni infranti, un futuro incerto e niente di tutto ciò potrebbe mai essere descritto con delle parole.
Non possiamo scrivere della vita, ma solo sentirla, provarla, empatizzarla, è solo così che si vive da esseri umani e non da robot, che aspettano la prossima puntata. Perché la vita è solo una, e state certi che non ci sarà alcun sequel.
Quindi, non rovinatela né a voi né ad altri e prima di parlare pensate “se fossi stato io?”, grazie
Gli esempi riportati sono solo un caso su un milione, non accade solo se viene scritto nel giornale, ma anche nel piccolo: a scuola, lavoro o gruppi di amici.
Usate le parole con cautela, perché molto spesso possono far più male di una spada.


















