Fonte: Comunicato Stampa
IL MITO DI CAPRI TRA ARTE E MODA:
ALLA CERTOSA DI SAN GIACOMO VA IN SCENA
LA RIVOLUZIONE DELLO “STILE VACANZA”
Dal 19 luglio al 18 agosto 2026, la mostra “MitoModa 1906-2026 Imprenditoria e stile vacanza a Capri“ celebra i 120 anni de La Parisienne in un dialogo ideale con i due secoli di leggenda della Grotta Azzurra. Sabato 18 luglio, alle 19:00, l’opening esclusivo con la presentazione del libro “Capri Couture”.
CAPRI – C’è un filo invisibile ma indissolubile che unisce la bellezza ancestrale della natura caprese alla nascita di un’estetica che ha conquistato il mondo: lo “stile vacanza”.
Dal 19 luglio al 18 agosto 2026, gli spazi suggestivi della Certosa di San Giacomo di Capri (nella Sala del Capitolo e lungo tutto il Chiostro Piccolo) ospiteranno la mostra “MitoModa”: 1906 – 2026. Imprenditoria e stile vacanza a Capri”.
Promossa da Francesca Settanni per celebrare i 120 anni di storia de La Parisienne, la più antica ed emblematica impresa di moda dell’isola. La mostra gode del patrocinio della Città di Capri ed è curata dalla storica del costume Fabiana Giacomotti.
– Un dialogo visivo: Il Mito della Grotta Azzurra incontra la Libertà del Vestire
“MitoModa” nasce, sin dal titolo, come l’ideale e spettacolare completamento di un altro grande evento ospitato nei Musei e Parchi archeologici di Capri fino al 18 ottobre: la mostra “Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)”, curata da Massimo Osanna e Luca Di Franco.
Se la riscoperta della Grotta nel 1826 ad opera di August Kopisch avviò il mito romantico e spirituale dell’isola, attirando esteti, poeti e intellettuali da ogni angolo del globo, “MitoModa” ne racconta la naturale e straordinaria evoluzione: la nascita di una libertà totale del vestire e del sentire, di cui Capri è stata pioniera assoluta.
Attraverso un percorso espositivo di forte impatto scenografico, studiato dal creativo Sergio Colantuonicon il supporto grafico di Nicolò Stabile (autore anche dell’esclusivo foulard-manifesto), la mostra porta all’attenzione del pubblico: 16 abiti storici d’archivio e inediti; venti fra gadget e documenti che raccontano gli anni in cui l’isola venne trasformata in Rest Camp per le truppe americane; 24 fotografie di grande formato, in molti casi restaurate, di volti e storie sconosciute talvolta agli stessi capresi, come per esempio Euphrosine-Ephy Lovatelli; oltre mezz’ora di filmati dell’Istituto Luce e di Rai Teche, che raccontano l’evoluzione dell’isola da rifugio di un pubblico d’élite, colto e talvolta residente, a teatro del jet-set internazionale fino all’attuale trasformazione in meta del turismo di massa.
Fra le molte opere rilevanti in mostra spiccano il primo completo “alla moschettiera” firmato La Parisienne, una rarissima gonna del “primo” Emilio Pucci (con etichetta “Emilio of Capri”, ricavata dalla tela degli ombrelloni dello storico stabilimento “La Canzone del Mare”), un’eccentrica tuta da sera-sub in cotone spalmato firmata Irene Galitzine che sfilò nel Chiostro Grande proprio nel settembre del 1967, un abito dipinto a mano di Livio De Simone e il singolare caftano-kimono del couturier francese Yves Dupuis.
– Sabato 18 luglio, ore 19.00: L’Anteprima e la Presentazione del Volume “Capri Couture”
Ad anticipare l’apertura della mostra sarà, sabato 18 luglio alle ore 19.00 nel Chiostro Grande della Certosa, la presentazione del libro “Capri Couture. La Parisienne. Storia di un atelier, tra moda e arte” (Silvana Editoriale), scritto da Maria Cristina Settanni.
L’incontro si aprirà con i saluti introduttivi di: Luca Di Franco, Direttore dei Musei e Parchi Archeologici di Capri e Paolo Falco, Sindaco della Città di Capri.
Il dibattito sarà introdotto e moderato da Antonello Perillo, Condirettore Nazionale TGR Rai.
Insieme all’autrice Maria Cristina Settanni, interverranno per approfondire i temi del volume: Ornella Cirillo, Professoressa associata del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Enzo Di Tucci, Storico caprese e autore della prefazione del volume.
La presentazione sarà un viaggio intimo ed emozionante nella memoria di Capri: la storia di tre generazioni di donne (dalla pionieristica Donna Mariuccia, fondatrice de La Parisienne nel 1906, passando per l’intuito della figlia Adriana Di Fiore, fino a Francesca e Luciana che oggi ne custodiscono l’eredità) che con coraggio e visione hanno scritto una delle pagine più affascinanti della moda italiana.
– La Contemporaneità: Il New Punk incontra l’Archivio Storico
A dimostrazione di come lo “Stile Capri” non sia un fossile del passato ma una materia viva in continua evoluzione, Francesca Settanni ha affidato a uno dei più talentuosi e dirompenti stilisti contemporanei, Simone Botte / Simon Cracker (noto interprete della filosofia upcycling e del new punk), la creazione di una speciale capsule collection. Realizzata interamente con tessuti preziosi d’archivio salvati da stock storici, la collezione include anche pezzi in edizione limitatissima realizzati con i leggendari velluti di Falconetto.
– Un Comitato Scientifico e di Prestatori d’Eccellenza
La realizzazione di questo imponente e ambizioso progetto espositivo è stata resa possibile grazie all’impegno del Comitato Scientifico composto da Francesca Caetani Lovatelli, Benedetta De Simone Rossi, Luca Di Franco, Raffaello Napoleone, Laudomia Pucci, Francesca Settanni, Luciana Settanni, Maria Cristina Settanni, e a una rete straordinaria di prestatori d’eccezione. Un fitto elenco che include Lorenzo Cantatore con l’Archivio di Stato di Roma, l’Archivio Chantecler, l’Archivio Irene Galitzine, l’Archivio Istituto Luce, il Museo della Moda di Napoli Fondazione Mondragone, l’Emilio Pucci Heritage Hub, RAI Teche, e collezionisti privati del calibro di Massimo Cantini Parrini e Alessandro Di Lorenzo.
– Il Progetto Espositivo: Storia, Scopi e il graffio dell’Overtourism
Dietro lo sfarzo delle sfilate e le cartoline dorate della Dolce Vita, la mostra “MitoModa” propone un’indagine intellettuale profonda sul destino di Capri. Oggi l’isola, fragile paradiso di 13mila anime preso d’assalto da oltre 50mila turisti al giorno e soggetto a storiche restrizioni, rischia di veder svanire la propria identità. Un turismo transumante e “mordi e fuggi”, unito all’occupazione commerciale delle grandi griffe globali e al fenomeno del masstige (che sfrutta il nome “Capri” per vendere auto, sigarette e abiti prodotti in Asia o negli USA), sta soffocando la memoria storica del suo artigianato.
La mostra nasce per reagire a questo “cicaleccio indistinto” e ricordare che la rivoluzione estetica di Capri nacque da un sistema manifatturiero e commerciale autonomo, fortemente femminile e di altissimo livello.
Se negli anni Cinquanta l’isola rispose ai primi eccessi del turismo vietando gli zoccoli rumorosi o le radio ad alto volume, fu merito di figure eclettiche come il principe “Pupetto” Caravita di Sirignano (che sdoganò il piede nudo e la berretta da pescatore) se quelle provocazioni estetiche divennero tendenze mondiali. “MitoModa” vuole sottrarre all’oblio i laboratori invernali, i sarti d’eccellenza (come Iginio Montrasti o Nello Spinella) e quelle botteghe storiche che, schiacciate dai costi e dalla tentazione di trasformarsi in semplici affittacamere per le multinazionali del lusso, sono quasi del tutto scomparse. Oggi resistono meno di dieci nomi storici: tra questi, la famiglia Settanni de La Parisienne si erge come l’ultimo, leggendario baluardo di questa resistenza creativa.
I “Codici” dello Stile Capri: L’Anarchia Elegante della Moda Vacanza
Mentre Saint-Tropez o Venezia rivendicano la paternità della moda casual, Capri ha codificato una vera e propria filosofia del vestire: la Moda Vacanza. Un’anarchia elegante fatta di pochi, immortali elementi: i pantaloni alla pescatora; i sandali capresi (nati dall’intuizione classica di Euphrosine “Ephy” Lovatelli, antesignana di Mariano Fortuny); le camicie sciolte e coloratissime; l’uso scanzonato della paglia per cappelli ispirati alla tradizione dei marinai.
Questa rivoluzione non sarebbe esistita senza un profondo legame con la terra e la sua storia manifatturiera, dalle antiche coltivazioni medievali di lino e canapa alla tradizione serica legata all’esperienza paritetica della Real Colonia di San Leucio. Nel secondo dopoguerra, questa sapienza artigiana fu trasformata in un brand globale da intellettuali visionari come Edwin Cerio e imprenditrici del calibro di Clarette Gallotti (La Tessitrice dell’Isola), che nel suo laboratorio ad Anacapri dava lavoro a ben sessanta donne, rifornendo lo stesso Emilio Pucci.
La mostra celebra questa straordinaria eredità tutta femminile, passata di madre in figlia: da Mariuccia Di Fiore ad Adriana, fino a Francesca, Luciana e Maria Cristina Settanni. Un ecosistema in cui si sono felicemente fusi la manodopera locale e lo sguardo cosmopolita di stilisti stranieri “rapiti” dall’isola, come Yves Dupuis (allievo di Dior), che scelse di vivere a Tragara legando la sua villa al Comune affinché diventasse un futuro Museo della Moda.
Inserendosi in questa rete solida di cultura e commercio, La Parisienne (nata nel 1906) si conferma la summa storica di Capri: un atelier che negli anni Sessanta fece da talent scout a giganti come Livio De Simone, che sfilò a Pitti con il marchio Adrian’s e che oggi continua, con la stessa passione delle origini, a creare pezzi unici e sartoriali, indifferenti al passare delle mode di massa.
1. Blusa “alla moschettiera” anni cinquanta (Foto: Capri couture)
2. Pantalone e camicia manica a sbuffo di popeline cotone fotografata da S. Relang per la rivista “Costanze”, 1953 (Foto: Capri couture)

3. Disegno di Mario Settanni (Foto: Capri couture)

4. Sarta al laboratorio Adrian’s (Foto: Capri couture)

5. Adriana Di Fiore (Foto: Capri couture)
6. La Parisienne (Foto: Archivio Parisienne)
7. Adriana di fronte alla Parisienne, anni cinquanta (Foto: Capri couture)
8. Adriana e Lena (Foto: Capri couture)
9. Maria Cristina Settanni (Foto: Capri couture)
























