COMUNICATO DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE: CHIARIMENTI E PROPOSTA PER LA RISOLUZIONE DELLA PROBLEMATICA ABITATIVA DI UNA FAMIGLIA ANACAPRESE
L’Amministrazione Comunale di Anacapri ritiene doveroso fare chiarezza su una vicenda che, negli ultimi giorni, è stata al centro del dibattito pubblico e che, in più occasioni, è stata ricostruita in modo parziale e non sempre corrispondente ai fatti.
Ci riferiamo alla diffusione della notizia secondo cui il Comune avrebbe negato il diritto a un’abitazione e qualsiasi altra forma di sostegno a una famiglia anacaprese, nel cui nucleo è presente una persona con disabilità, a seguito di uno sfratto.
Si tratta di una ricostruzione che non rispecchia la realtà dei fatti.
L’Amministrazione respinge innanzitutto con fermezza ogni accusa di indifferenza nei confronti delle persone con disabilità e delle famiglie in condizioni di fragilità. In questi anni l’impegno dell’Ente è stato costante, concreto e documentato, attraverso politiche sociali che hanno prodotto risultati tangibili, garantendo la presa in carico di cittadini e nuclei familiari in difficoltà, ai quali sono stati erogati numerosi servizi e contributi. Ben oltre le polemiche di questi giorni, ricordiamo inoltre iniziative che testimoniano l’attenzione che questa Amministrazione ha sempre riservato alle persone più vulnerabili, come l’esperienza della Cooperativa Sociale La Sciuscella di Anacapri, che coinvolge cittadini fragili nella gestione di un bene pubblico quale la Casa Rossa, e il progetto del Gruppo Appartamento Talitha Kum, destinato a offrire alle persone con disabilità un percorso di vita fondato sull’autonomia, sulla dignità e su un’adeguata assistenza.
Con riferimento alla famiglia richiamata nella vicenda, il Comune respinge con altrettanta fermezza sia l’affermazione secondo cui sarebbe stato negato loro qualsiasi sostegno, sia le accuse relative alla mancata assegnazione di un’abitazione comunale per presunti e fantasiosi favoritismi. Da un lato, infatti, il sostegno garantito dall’Ente è ampiamente documentato e documentabile. Dall’altro, per quanto riguarda la richiesta di un alloggio, i sei immobili comunali richiamati nel dibattito pubblico, per le loro caratteristiche, non appartengono al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, che è soggetto a graduatorie e bandi di assegnazione. Si tratta, infatti, di immobili concessi in locazione da tempo ad altre famiglie anacapresi, alcune delle quali vivono a loro volta situazioni di fragilità e che, pertanto, non meritano di essere coinvolte in una sterile polemica pubblica.
È evidente che Anacapri, così come l’intera isola e numerosi altri Comuni italiani, stia vivendo una grave emergenza abitativa, aggravata, tra le varie cause, dalla legittima scelta di molti proprietari di destinare le proprie abitazioni ad attività ricettive o ai fitti brevi, con la conseguente riduzione degli alloggi disponibili per le famiglie residenti. È altrettanto evidente che le istituzioni siano chiamate ad affrontare questa emergenza. Tuttavia, in assenza di specifici strumenti normativi e di adeguate risorse regionali e nazionali, i singoli Comuni non dispongono dei mezzi necessari per mettere in campo soluzioni realmente strutturali ed efficaci.
In questo contesto, immaginare di risolvere il problema abitativo di una famiglia sfrattandone un’altra non significa trovare una soluzione, ma semplicemente trasferire il disagio da un nucleo familiare a un altro.
Comprendiamo pienamente l’angoscia di chi rischia di perdere la propria casa, soprattutto quando nel nucleo familiare è presente una persona con disabilità. Proprio per questo riteniamo che situazioni tanto delicate debbano essere affrontate con equilibrio, senso di responsabilità e rispetto per tutte le persone coinvolte. Trasformare una vicenda umana così complessa in uno strumento di scontro politico o mediatico non aiuta a risolvere il problema e rischia soltanto di alimentare tensioni, divisioni e ulteriore sofferenza.
È inoltre necessario ricordare che il Comune non dispone di ulteriori immobili da destinare all’emergenza abitativa e che l’attuale normativa non consente agli enti locali di imporre ai proprietari una destinazione residenziale dei propri immobili in luogo di quella turistico-ricettiva o commerciale, purché quest’ultima sia esercitata nel rispetto della legge.
Proprio per questo motivo è necessario individuare una soluzione concreta e condivisa.
Nel frattempo, la famiglia interessata ha ritenuto di citare il Comune in un giudizio civile (R.G. n. 13675/2026), accusando l’ente di inerzia discriminatoria. Il Giudice ha tuttavia riconosciuto come fondata la posizione dell’Amministrazione Comunale, ritenendo che non vi sia stata alcuna ingiustizia né alcuna discriminazione nei confronti della famiglia.
Ciò detto, riteniamo che questa vicenda debba trovare una conclusione nel segno della collaborazione e della solidarietà.
Per questo motivo, l’Amministrazione intende conferire mandato al Responsabile del Settore Servizi Sociali affinché adotti un avviso pubblico rivolto ai proprietari di immobili ubicati sull’isola di Capri, invitandoli a manifestare la propria disponibilità a concedere in locazione un’abitazione alla famiglia interessata. In caso di adesione, il Comune si farà carico del pagamento di un canone concordato, fino a un importo massimo complessivo di 24.000 euro, per un periodo di due anni, offrendo così al proprietario una concreta garanzia economica e consentendo alla famiglia di affrontare questo momento con maggiore serenità.
Crediamo che questa proposta possa rappresentare una conclusione ragionevole di questa difficile vicenda, perché costituisce una risposta concreta, capace di unire istituzioni e cittadini in uno spirito di responsabilità condivisa, nell’attesa che le istituzioni regionali e nazionali adottino strumenti normativi in grado di affrontare e risolvere in maniera strutturale il problema della casa nel nostro Paese.