Fonte: Comunicato Stampa
Si è inaugurata il 22 giugno la mostra antologica “Giovanni Brancaccio – 1903-1975”, a cura di Bruno Flavio e Massimo Esposito, allestita negli spazi della Fondazione Serena Messanelli Zweig di Capri fino al 20 luglio 2026.
L’opening si è svolto alla presenza del figlio dell’artista Ettore Brancaccio e dei suoi nipoti, del consigliere Maria Apicella, e dell’assessore Manuela Schiano, in rappresentanza dei Comuni di Capri ed Anacapri, e ha registrato una partecipazione numerosa e attenta.
L’esposizione si inserisce nel ciclo di obiettivi che la Fondazione SMZ promuove dai suoi esordi: restituire visibilità a quegli artisti che hanno legato il proprio nome e lavoro all’isola, spesso senza riceverne il giusto riconoscimento. Un percorso che lo scorso anno ha portato alla mostra dedicata a Sergio Rubino e, due anni fa, a quella su Mario Laboccetta, non a caso un nome che ritorna anche nella storia di Brancaccio, di cui fu amico e compagno di tante estati capresi.
In mostra è possibile ripercorrere l’intero arco della produzione dell’artista attraverso una significativa varietà di tecniche: oli e tempere, soprattutto della produzione degli anni Trenta, insieme a incisioni, acquaforti e disegni della fase più matura. Tra queste due stagioni si colloca una svolta profonda nella ricerca di Brancaccio: durante la guerra, l’equilibrio compositivo del Novecento cede a una tensione espressionistica nuova, le figure si deformano, l’atmosfera si carica di inquietudine.
Nel dopoguerra l’artista si orienta verso una sintesi personale tra la grande tradizione barocca napoletana e la lezione cromatica della pittura pompeiana, con una sempre maggiore libertà di segno e materia. Come se la guerra rompesse l’equilibrio classicista e introducesse una tensione espressiva che resterà cifra del suo linguaggio artistico. È in questa seconda stagione che emerge con forza l’immaginario per cui Brancaccio è spesso ricordato: bagnanti, satiri, creature marine.
Capri, fin dal primo sbarco nell’agosto del 1930, entrò nella vita di Brancaccio e da allora non lo abbandonò più: l’isola divenne per lui materia prima, allenamento dello sguardo, nutrimento quotidiano. Le terrazze, il bianco delle rocce, gli scorci dei Faraglioni e dell’Arco Naturale tornano nei suoi disegni e nei suoi quadri come un paesaggio amato e osservato per una vita intera. Alcune delle opere dedicate a Capri sono esposte per la prima volta in questa occasione, restituendo al pubblico il rapporto profondo tra l’artista e l’isola.
Un testo inedito della nipote dell’artista, Luisa Brancaccio, porta nella mostra la memoria viva delle estati capresi del nonno, raccontate con affetto e precisione visiva. Ne emerge un’immagine insieme intima e vivida: il tavolino del Piccolo Bar dove Brancaccio sedeva ogni pomeriggio sempre nello stesso posto, in compagnia dell’amico Raffaele Castello. Con Edwin Cerio ci si fermava a ogni pianta degna di attenzione; con Franco Gentilini a ogni gatto incontrato per strada. Alle Grottelle, gli incontri con Norman Douglas davanti a un vino caprese che: “sa di zolfo, all’inizio non ti piace ma poi ti ci affezioni“.
Un mondo che l’isola custodisce, e che la mostra contribuisce a restituire.
“Giovanni Brancaccio – 1903-1975 rientra a pieno titolo nella missione della Fondazione Serena Messanelli Zweig di valorizzazione della memoria storica e artistica dell’isola di Capri, in un progetto di recupero e riscoperta che intende portare alla luce voci e sguardi capaci di raccontare, con la propria arte, la bellezza dei luoghi“, commenta il Presidente Emilio Ruotolo.
L’iniziativa è patrocinata dalla Città di Capri, dal Comune di Anacapri, dalla Regione Campania e dalla Città Metropolitana di Napoli.
Giovanni Brancaccio rappresenta un ponte tra la grande tradizione figurativa napoletana e l’arte italiana moderna. Le sue opere raccontano il Mezzogiorno del Novecento con una forza poetica e una sensualità rare: una figura fondamentale della pittura campana del secolo scorso.























