Fonte: Roma
Di Valentina Capuano
Una sfinge di epoca romana risalente al I secolo avanti Cristo , una scultura ritraente il volto dell’ imperatore Tiberio, un monumentale ninfeo emerso dalla Grotta azzurra: sono solo alcuni dei più significativi reperti che testimoniano la gloriosa e antica storia di Capri, ricostruita e documentata nella mostra “Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta azzurra 1826-2026”, allestita presso la Certosa di San Giacomo e curata da Massimo Osanna e Luca Di Franco.
Il percorso espositivo che conduce il visitatore nelle varie aree della struttura, consente di immergersi nella storia di Capri anche attraverso un filmato che illustra le varie tappe evolutive dell’isola: da luogo inaccessibile e inesplorato a meta prediletta di artisti e scrittori, fino a diventare meta prescelta del turismo internazionale. L’interesse per i ritrovamenti archeologici sull’isola fu risvegliato dal lavoro di ricerca condotto nel 1750 da Giuseppe Maria Secondo, governatore di Capri, che redasse una relazione sulle antiche rovine. “Antiche rovine e residui di Capri”: questo il titolo della pubblicazione, che costituì uno dei primi tentativi di ordinare ciò che finora non era mai stato scoperto, ovvero testimonianze e reperti inediti.
Ma fu Lord William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli ad avere un ruolo decisivo per la notorietà dell’isola, poiché ne scandagliò ogni angolo descrivendone luoghi e ritrovamenti.
Nel 1793 scrisse “Ragguagli di vani scavi e scoperte di antichità fatte nell’isola di Capri dal sic Hadrava e dal medesimo comunicati per lettera ad un suo amico a Vienna”.
Nonostante la risonanza delle scoperte archeologiche e l’inevitabile interesse per l’isola , raggiungerla fu in quegli anni difficile.
Si racconta che nel maggio del 1787 Goethe tentò di approdare a Capri accompagnato dal pittore Christoph Heinrich Kneip, ma fu costretto a rinunciare all’impresa a causa di una forte mareggiata.
All’inizio dell’800 mentre Capri conquistava progressivamente spazio nella letteratura e nelle descrizioni geografiche dell’epoca, le vicende politiche e militari del Mediterraneo modificarono il rapporto dell’isola col suo passato.
Durante gli anni delle guerre napoleonicheinfatti Capri assunse un ruolo strategico nel controllo del Golfo di Napoli: le antiche rovine imperiali furono trasformate in fortificazioni e presidi militari.
Con la Restaurazione borbonica si aprì una nuova stagione di ricerche archeologiche. Il momento più significativo di questa stagione fu lo scavo regio di villa Jovis promosso dal Francesco I di Borbone tra il 1825 e il 1828.
In quegli anni Capri divenne meta prediletta di artisti come Giacinto gigante, Carelli, Pitloo, Teodoro Duklar , che trasformarono l’sola in un laboratorio visivo , ne catturarono la bellezza dei luoghi incantevoli.
Nel 1826 avvenne il passaggio decisivo: August Kopisch entrò nella grotta con Ernst Fries guidati entrambi dal barcaiolo Angelo Ferraro detto Riccio.
Il luogo era già noto agli abitanti come Grotta Gradola e in epoca romana costituiva il ninfeo di Villa Gradola una delle residenze romane imperiali legate alla presenza di Augusto e Tiberio sull’isola. Le esplorazioni subacque condotte dal 1964 al 1975 , documentate nella mostra con scatti in bianco e nero, attestano i ritrovamenti imponenti come le statue di Nettuno e Tritoni oltre ad anfore. Il merito di Kopisch fu dunque di raccontare al mondo la magnificenza di quell’ anfratto, rimandando una descrizione entusiastica dell’incredibile fenomeno di della luce azzurra. Con la sua opera “Entdeckung der blauen Grotte auf der insel Capri” (la scoperta della grotta azzurra nell’Isola di Capri) rese celebre Capri la sua iconica Grotta in tutta Europa rendendola meta immancabile per artisti, poeti e viaggiatori romantici. Alexander Dumas scriverà nel 1842 dopo averla ammirata: “In effetti avevo dinanzi, sopra , sotto e dietro di me delle meraviglie di cui nessuna descrizione potrebbe dare l’idea e di fronte alle quali persino il pennello, questo grande interprete di ricordi dell’uomo, resta impotente. Immaginate un’immensa caverna azzurra come se Dio si fosse divertito a fare una tenda con qualche ritaglio”.
Fu così che Capri Entrò nel mito moderno.
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