Fonte: GAZZETTA.IT
di Roberto Parretta
Non esistono nell’albo d’oro della Capri-Napoli riferimenti ufficiali o statistiche precise in questo senso, ma vincerla a soli 21 anni la piazza certamentre fra le più giovani di sempre. È l’impresa compiuta da Alessia Ossoli , bresciana trapiantata da 3 anni a Roma , 22 da compiere a dicembre. Ha iniziato con il GAM Team di Giorgio Lamberti a Brescia, allenata da Tanya Vannini , la moglie dell’ex primatista mondiale dei 200 stile. Poi, superato il test di ammissione a medicina a La Sapienza, si è trasferita a Roma ed è passata all’ Aurelia . Dove ha trovato quello che è attualmente il suo allenatore, Roberto Marinelli , il c.t. della nazionale junior di acque libere. Nel palmares di Alessia ci sono un bronzo mondiale junior e un titolo italiano nel 2025. Siamo andati a trovarla
per farci raccontare come ha costruito il successo in una delle maratone di nuoto più affascinanti: “Per me è stata soprattutto una sfida mentale . Sei per ore immersa nello stesso scenario, con il Vesuvio sulla destra, Napoli che sembra avvicinarsi ma allo stesso tempo rimane lontanissima. Sei in mezzo al mare e devi continuare a nuotare. È una gara contro te stessa, ancora prima che contro gli altri”. Alessia Ossoli inizia spiegandoci proprio che una gara da 36 km è necessariamente e ovviamente diversa da quelle che normalmente gli atleti agonisti affrontano nei vari circuiti italiani e internazionali: Nelle competizioni del circuito hai una distanza precisa, 5 o 10 chilometri, una staffetta, dei riferimenti che conosci. Alla Capri-Napoli invece la percezione cambia completamente: non hai quasi la sensazione del tempo e nemmeno della distanza. Non sai esattamente quanto hai fatto, quanto ti manca o a quale ritmo stai procedendo. Ho provato a usare i rifornimenti come una specie di orologio. Sapendo che arrivano più o meno ogni 15-20 minuti, puoi cercare di contarli e capire a che punto sei. Il problema è che sono tanti e, quando arriva la fatica, anche contare diventa complicato. Io, infatti, a un certo punto ho perso il conto. E allora facciamoci raccontare nel dettaglio cosa è successo in mare alla 61a edizione della Capri-Napoli: Devi tenere il Vesuvio sulla destra per mantenere la direzione, però guardando soltanto quello non puoi costruire la traiettoria più precisa possibile. In una gara così contano anche le correnti e, quindi, devi cercare il punto giusto del mare. Quando sei a dieci chilometri, o anche a sette e mezzo dall’arrivo, cominci finalmente ad avere qualche riferimento in più e riesci a vedere Napoli in maniera più concreta. Quando invece ti mancano ancora venti chilometri, sei praticamente costretta ad affidarti alla barca. Io all’inizio ho cercato di stare vicino agli uomini, perché potevo prendere la loro scia e loro conoscevano meglio di me il percorso. Quando poi siamo rimasti da soli, ho seguito le indicazioni dalla barca, devi fidarti.


















