Fonte: Il Mattino.it
di Giovanni Chianelli
Il volume scritto da Francesco Puccio e Giulia Romoli viene presentato venerdì 16 ottobre alla fondazione Fondazione Serena – Messanelli – Zweig
Cosa succede quando un eroe leggendario, intrappolato nel riflesso della propria gloria passata, decide di manipolare la memoria delle sue amanti per autoassolversi? È da questo interrogativo che si sviluppa il romanzo “Sette voci oltre Itaca” (Castelvecchi), scritto a quattro mani da Francesco Puccio (nato a Cava De’Tirreni, regista teatrale, scrittore e ricercatore universitario) e Giulia Romoli (professionista dell’educazione e della comunicazione); viene presentato a Capri venerdì 16 ottobre alle 18. L’incontro si tiene nella Fondazione Serena – Messanelli – Zweig, in via Monsignor Carlo Serena 5, all’interno della rassegna culturale “Incontri con l’autore 2026”. All’appuntamento, oltre agli autori, partecipa il giornalista Marco Milanoche cura la moderazione e l’approfondimento dei nuclei tematici del testo. La narrazione si concentra su un Ulisse cinquantenne, ormai lontano dalle grandi imprese e logorato dalla noia del presente, che spende le sue giornate nel ricordo delle esperienze passate e delle donne incontrate durante i suoi viaggi. Convinto della legittimità delle proprie azioni e del proprio istinto di seduttore, il protagonista concepisce un piano con lo psicoterapeuta Tiresia: Ulisse ne assume le sembianze per convocare in una fittizia seduta di psicoterapia di gruppo sette figure femminili che hanno segnato in modo indelebile la sua esistenza. L’intento iniziale dell’eroe è quello di guidare la conversazione per manipolare i ricordi delle donne e ottenere da loro una sorta di assoluzione morale per le ferite e gli abbandoni causati in passato. Tuttavia, il dispositivo terapeutico si trasforma in un confronto psicologico in cui il controllo della parola sfugge al protagonista. Una dopo l’altra, le sette voci femminili prendono la parola all’interno del cerchio, offrendo ciascuna una propria e differente versione dei fatti storici e scardinando la narrazione univoca e autoreferenziale costruita dall’uomo. Attraverso questa alternanza tra la dimensione dell’indagine psicologica e il recupero dei riferimenti mitologici, il volume si sviluppa come un’opera corale. La figura di Ulisse viene privata della sua tradizionale maschera eroica ed è costretta a una posizione di ascolto dei punti di vista altrui. Gli autori scelgono così di rileggere i modelli letterari classici per applicarli all’analisi delle dinamiche relazionali contemporanee, concentrandosi sui temi della memoria, della responsabilità individuale e della percezione del trauma nei rapporti affettivi.


















