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Remembering Filippo Veniero

di Redazione
21 Giugno 2026
in Events
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Seggiovia Monte Solaro

Fonte: Cronache di Salerno

Sarà il Maestro Giovanni Rea a celebrare degnamente il centenario della nascita di uno dei grandi esponenti della scuola napoletana di composizione, Filippo Veniero, epigone di quella scuola napoletana, il cui linguaggio oscilla tra un tono lievemente intellettualistico, e un tono lirico più personalizzato, e al contempo aperto alla modernità. L’appuntamento è fissato per questa sera, alle 19,30, nella Chiesa di San Ferdinando, in piazza Trento e Trieste a Napoli e sarà proprio il maestro Rea, il quale porta avanti studi musicologici intorno ai “dimenticati” della scuola partenopea ad inaugurare il concerto in duo con la violinista Marta Pignataro, interpetri di una suite lirica composta dal compositore caprese. La serata proseguirà poi con alcune melodie religiose affidate alla voce del soprano Valeria Attianese e al pianista Nicola Capano, per chiudere con una delle sue maggiori opere sacre, la Messa Christus Vincit, Per coro a quattro voci miste eseguita dal Coro Polifonico Flegreo, diretto da Nicola Capano, con al pianoforte Giovanni Rea. Malgrado la sua sostanziale assenza nella storiografia e nella letteratura critica finora prodotte, al quale il Maestro Rea sta cercando di sopperire da ormai cinque anni, la figura del compositore ha esercitato un’influenza determinante sia sulle successive generazioni di musicisti, sia sull’evoluzione storica del comparto musicale locale.
Tale impatto si è concretizzato tanto nelle scelte di programmazione artistica a lui coeve, quanto nella produzione di pagine commissionate specificamente A testimonianza di un fervore creativo e di un indiscusso valore professionale – costantemente ratificati dalla ricezione critica del tempo – rimangono oggi l’eredità trasmessa ai suoi discenti e il corpus delle sue composizioni; entrambi questi ambiti sono stati coltivati con rigorosa dedizione nel corso di un’attività artistica ultracinquantennale, priva di flessioni, conclusasi solo con la scomparsa venti anni or sono. Al di là della rilevante eterogeneità degli scopi espressivi e delle forme codificate l’intera produzione firmata dal Maestro si distingue per un tratto stilistico peculiare e indubbiamente singolare. Tale identità estetica si ravvisa in una feconda capacità inventiva, supportata da un magistero tecnico solido e brillante, e in un linguaggio formale lineare seppur sofisticato. Essa si esprime attraverso una costante indagine sulle potenzialità timbriche, una calibrata compenetrazione strutturale tra architettura formale e contenuti espressivi e, in particolar modo, mediante l’assimilazione consapevole delle avanguardie novecentesche più avanzate. Queste ultime istanze vengono rielaborate e sublimate in un idioma strettamente individuale, capace di porsi come acuto interprete e ideale anello di congiunzione tra l’eredità storica della tradizione compositiva e i futuri sviluppi della Scuola musicale napoletana. Filippo nacque a Capri nel 1926. Il suo precoce orientamento verso gli studi musicali fu significativamente influenzato dalla zia paterna Laura e dal Maestro Salvo D’Esposito – celebre compositore del classico napoletano “Anema e core”.
Quest’ultimo non solo avviò il piccolo Filippo allo studio del pianoforte all’età di dieci anni, ma ne guidò la successiva formazione per gran parte del percorso compiuto presso il Conservatorio, giungendo a riconoscerlo ufficialmente come suo unico “figlioccio” artistico. Parallelamente, l’influenza materna lo indirizzò precocemente verso la pratica religiosa, con una particolare frequentazione del contesto ecclesiale di Anacapri, per il quale il giovane nutriva un profondo legame. Tale assiduità spirituale si tradusse ben presto in un’attiva collaborazione musicale. Ma in quel settembre del 1943 gli americani sbarcarono a Salerno e, con essi, sull’Italia soffioil vento del jazz. Gli europei, che a queste cose si interessavano, si buttarono sui “V” discs e, quindi, sulle prime incisioni regolari disponibili, per fare una scorpacciata di jazz. Inghiottirono in un sol colpo anni di musica e cercarono di capire. Forse, trovandosela dinanzi tutta insieme, poterono comprendere meglio degli americani che cosa era stata la musica swing, e che cosa, valesse la pena di essere ricordato e conservato. In questo specifico contesto, il percorso formativo e biografico di Filippo subì una svolta decisiva: egli rimase profondamente affascinato dalle correnti musicali d’oltreoceano, con specifico riferimento al jazz e allo swing. Tale stimolo lo indusse a intraprendere l’attività performativa per l’intrattenimento delle truppe americane presso “La Lanterna Verde”, un presidio per la storia musicale caprese, che agì da catalizzatore per lo sviluppo della sua personale cifratura e vivacità artistica. Il successivo mutamento di residenza verso la città di Napoli, avvenuto nel 1965, rispose a una precisa e condivisa strategia familiare, Veniero aveva preso in moglie la signora Maria, finalizzata a garantire alle figlie un più ampio e qualificato accesso alle istituzioni dell’istruzione superiore. Sia nella fase caprese sia nel successivo periodo partenopeo, Filippo si dedicò a un’intensa attività pedagogica e di tutoraggio nei confronti di numerosi giovani musicisti, inaugurando sodalizi didattici e umani destinati a durare per l’intera esistenza. L’efficacia della sua azione magistrale è testimoniata dal fatto che diversi suoi allievi occupano tuttora cattedre e ruoli di rilievo all’interno del Conservatorio San Pietro a Majella e del Teatro San Carlo, l’Accademia di Santa Cecilia e il Pontificio Istituto di Musica Sacra in Roma. Quegli anni si rivelarono un periodo di intensa e feconda attività creativa, caratterizzato dalla genesi di opere liriche, sinfoniche e di concezione moderna. In quella medesima temperie, l’autore strinse un profondo e significativo sodalizio intellettuale e umano con monsignor Bruno Forte e con monsignor Filippo Strofaldi. Tali frequentazioni impressero una svolta decisiva alla sua parabola compositiva, inaugurando una cospicua produzione di musica sacra, su testi dello stesso Bruno Forte, il Maestro diede alla luce l’oratorio Dominus Humanissimus, Il catalogo liturgico si arricchì inoltre di due Messe: la prima, Christus vincit, che ascolteremo questa sera, concepita come omaggio alla consorte Maria; la seconda, Jubilate Deo, frutto della piena maturità stilistica ed espressiva dell’autore.
Nel 1990, in concomitanza con la visita pastorale a Napoli di Sua Santità Giovanni Paolo II, il compositore tesse la trama dell’inno Tu es Petrus. All’interno della vasta produzione sacra meritano altresì menzione le liriche In Dio s’acquieta e I fiori son recisi. Altrettanto monumentale appare la produzione profana, scandita negli anni da prestigiose collaborazioni artistiche. La Suite Lirica per violino e pianoforte – articolata nei movimenti Allegro, Romanza, Ninna nanna e Tarantella – si configura come uno dei lavori più intimistici, eseguiti e acclamati dell’intero corpus venieriano. Brani quali Notturno, Fantasia, Improvviso romantico e Rondò fantasia si presentano invece come vere e proprie “poesie per musica”, i cui testi recano la firma dello stesso compositore o di alcuni suoi discenti.
Tra gli esiti più felici della sua produzione sinfonica si colloca Capritide, definita programmaticamente dall’autore come “favola sinfonica”; l’opera trae ispirazione da una remota suggestione mitologica legata a Capri e, nello specifico, alla zona orientale di Matermània. Il legame viscerale con la tradizione partenopea trovò espressione anche nella romanza d’autore, ambito in cui si distingue, per pregio estetico e aderenza spirituale al paesaggio isolano, la canzone Dimmèllo. Una sezione peculiare della produzione è infine riservata agli affetti familiari, con composizioni d’occasione di raffinata fattura.

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