Fonte: ilgolfo24.it
di Gaetano Ferrandino
Sindaco Paolo Falco, Capri insieme a Ischia è stata protagonista al Forum internazionale del Turismo di Milano. Partiamo da una spiegazione di base, anche per i telespettatori meno addentro ai lavori: cosa significa, in termini concreti e non solo teorici, essere protagonisti nella gestione dei flussi turistici? «Credo sia necessario partire da un concetto fondamentale: noi amministratori locali, noi sindaci con le nostre amministrazioni, oggi non
riusciamo a gestire i flussi turistici e, di conseguenza, la vita quotidiana dei nostri cittadini come vorremmo. E non certo perché desideriamo ‘gestire’ la vita delle persone Dio ce ne scampi ma perché abbiamo il dovere di garantire una qualità della vita accettabile a chi vive stabilmente nei nostri territori. Questo, purtroppo, non sempre accade a causa della pressione del cosiddetto turismo ipertrofico, che molti definiscono overtourism o turismo ‘mordi e fuggi’. Ci troviamo quindi di fronte a una vera e propria dicotomia: da un lato non vogliamo assolutamente respingere i turisti, anzi dobbiamo continuare ad attrarne; dall’altro dobbiamo chiederci come distribuirli meglio sul territorio e nel tempo, come rendere la convivenza sostenibile per i residenti e, allo stesso tempo, offrire ai visitatori un’esperienza di qualità, non stressante. E poi». E poi? «Pensiamo a ciò che accade durante l’estate: file interminabili al Molo Beverello, una situazione che riguarda Ischia, Positano, Capri, Amalfi e tante altre realtà. Spesso si assiste a una sorta di ‘assalto alla baionetta’: in tre ore bisogna vedere tutto, poi si corre a Pompei, si affolla Pompei e infine si torna di corsa sulla nave da crociera. Questo modello non funziona più, né per i territori né per i turisti stessi». Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce il cosiddetto ‘Patto di Amalfi’? Ads «Esattamente. Con il Patto di Amalfi abbiamo avviato un percorso condiviso insieme ai sindaci di Positano, Amalfi, Castellabate, Polignano a Mare, Arzachena, Courmayeur, Cortina d’Ampezzo, San Gimignano, le Cinque Terre e molte altre realtà, arrivando a coinvolgere oltre venti comuni italiani. Anche Ischia ha aderito, con il sindaco Enzo Ferrandino nel ruolo di capofila per l’intera isola. L’obiettivo è molto chiaro: migliorare la gestione dei nostri territori e superare un sistema che oggi ci vede completamente esclusi dalle decisioni fondamentali. Faccio un esempio concreto: l’attracco delle navi. Noi capresi, ischitani o positanesi non decidiamo quando una nave può attraccare. Questa decisione viene presa dalla Regione Campania, in autonomia, dialogando con le compagnie di navigazione. I Comuni non vengono coinvolti: veniamo semplicemente informati a decisioni già prese, ci fanno firmare un verbale e ogni anno si ripete la stessa identica situazione, senza tenere conto delle problematiche locali». Ads Considerando le dimensioni territoriali ridotte, Capri e Procida avvertono questo problema in maniera più accentuata rispetto a Ischia, oppure si tratta di una criticità generalizzata? «Il problema riguarda tutti, anche se si manifesta in forme diverse. Noi lo subiamo in modo particolarmente intenso perché la pressione turistica, soprattutto tra maggio e ottobre, è altissima e si concentra in larga parte sul turismo giornaliero. Parliamo di numeri che arrivano a 15-18 mila sbarchi al giorno, concentrati soprattutto nelle ore del mattino, tra le 9 e mezzogiorno. Chi conosce il porto di Capri può facilmente immaginare cosa significhi: in alcune fasce orarie non riusciamo più a offrire un biglietto da visita adeguato. Facciamo tutto il possibile per gestire i flussi, ma i territori hanno dei limiti fisici ben precisi. Lo stesso discorso vale per Ischia, soprattutto sul fronte del traffico veicolare nei mesi estivi, quando ai flussi turistici si aggiungono i residenti non stabili che rientrano con le auto. Ad agosto sappiamo bene cosa accade nei porti di Casamicciola e Ischia: file chilometriche che arrivano fino alla Borbonica, ore di attesa per l’imbarco. La problematica esiste, quindi, in modi diversi ma con una radice comune. Il messaggio che vogliamo lanciare, anche al Governo, è semplice: i territori appartengono prima di tutto ai cittadini. Le decisioni vanno condivise, non calate dall’alto. Non vogliamo fare la guerra ai turisti, anzi: vogliamo migliorare la loro esperienza, rendendo più razionale la distribuzione dei flussi, degli orari e delle presenze. Anche un miglioramento del 20-30% rappresenterebbe già un risultato enorme». Quanto crede che questo accordo possa produrre risultati concreti e tangibili nel breve periodo? «Sono molto ottimista. In un solo anno siamo riusciti a mettere insieme oltre venti comuni con problematiche simili ma territori profondamente diversi: realtà montane come Roccaraso, Courmayeur, Pinzolo e Madonna di Campiglio, accanto a territori costieri e insulari come Capri, Ischia, Amalfi, Positano, Castellabate o Taormina. Il fatto che, al di fuori dei canali tradizionali, venti sindaci si siano seduti attorno a un tavolo e abbiano avuto la forza di dialogare direttamente con il Ministro del Turismo e con il Ministro dell’Interno, entrambi firmatari del Patto, rappresenta già un passo storico». E adesso? «I primi risultati stanno arrivando: si sta lavorando, ad esempio, alla possibilità di assumere più personale per la Polizia Municipale durante il periodo estivo. Avere più agenti significa maggiore controllo del territorio e una gestione più efficace dei flussi. Inoltre, si sta valutando un utilizzo più flessibile della tassa di soggiorno per finanziare strumenti come la videosorveglianza, particolarmente utile per i piccoli comuni. Come amministrazione del Comune di Capri, stiamo andando anche oltre: abbiamo commissionato uno studio a un esperto di sicurezza per analizzare in modo scientifico la situazione del porto. Entro fine marzo o inizio aprile avremo un quadro completo sulla sicurezza dell’area portuale. Questo potrà tradursi in ordinanze concrete: se emerge che un’area del demanio non garantisce condizioni di sicurezza adeguate, il sindaco ha l’autorità di ridurre gli sbarchi o il numero di persone in determinate fasce orarie. Si tratta di strumenti fondamentali e difficilmente impugnabili, perché basati su dati tecnici e scientifici. Se dimostriamo, ad esempio, che il porto di Ischia non può contenere più di duemila persone tra le 9 e le 10 del mattino, il sindaco avrà finalmente uno strumento in più per tutelare il territorio e chi lo vive»


















