Fonte: Il Mattino – 13 ottobre 2026
di Leandro Del Gaudio e Luigi Nicolosi
L’INCHIESTA/1
Lo hanno stanato quando pensava di averla fatta franca. A distanza di tredici mesi dal colpo, è stato costretto a consegnare i polsi ai carabinieri. Ieri mattina, tradotto dinanzi al gip, non ha battuto ciglio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha avuto modo di prendere atto delle accuse che lo tengono in cella, nel chiuso – per il momento – del carcere di Poggioreale: è indicato come uno dei componenti del gruppo che la scorsa estate entrò in azione a Capri, a pochi passi dalla «piazzetta» più famosa d’Italia. LE IPOTESI Avrebbe fatto parte della gang che assaltò il barone Ara Darzi, medico chirurgo 65enne, esponente della Camera dei Lord. Un barone di sua maestà (in passato aveva anche svolto il ruolo di sottosegretario in forza al governo di Gordon Brown) che rimase spiazzato dall’assalto alle spalle. Ricordate cosa accadde nell’isola azzurra? Era il 15 luglio, scena interamente ripresa dal sistema di videosorveglianza, immagini passate al setaccio dai carabinieri della compagnia di Sorrento, la svolta è di pochi giorni fa: blitz dell’arma in vico Lepre, siamo nella zona dei Ventaglieri. In cella uno dei presunti componenti della gang, un soggetto che avrebbe svolto un ruolo da un punto di vista logistico e organizzativo. Si tratta di un personaggio ritenuto legato al malaffare di Montesanto, quartiere che vanta un’antica tradizione nei crimini predatori. Riavvolgiamo il nastro, torniamo alla scorsa estate. La gang approda a Capri a bordo di un gommone. I quattro puntano all’orologio del parlamentare britannico. Un Richard Mille, roba esclusiva, il cui valore si attesta tra le 200mila e le 300mila euro. Orologio strappato, fuga e azione mimetica. Da quel momento in poi i rapinatori hanno agito come dei fantasmi. Si sono eclissati, probabilmente convinti di averla fatta franca. Tredici mesi dopo, le manette di uno dei quattro esponenti della gang. Per il resto è caccia all’uomo. Due indagati risultano irreperibili, mentre c’è un quarto componente della gang che non è stato ancora identificato. Ed è sempre dalla lettura della misura cautelare, firmata dal gip Comella, che è possibile ricostruire la dinamica di una sorta di arrembaggio pianificato nei minimi termini: il gommone dalla costa napoletana, l’approdo a Capri, infine l’assalto tra i vicoli del turismo che conta. Resta solo da capire se i quattro hanno agito sulla scorta della soffiata di un basista. Ara Darzi era stato per qualche ora ospite di alcuni amici in una imbarcazione di lusso ormeggiata a largo di Capri, poi si era immerso nei vicoli dell’isola. IL BASISTA Non si esclude che ci sia stata una rete in grado di indirizzare i malviventi, ma anche di proteggere la loro fuga. Decisive le immagini finite agli atti dell’inchiesta. C’è un particolare che non è sfuggito agli inquirenti, nonostante i malviventi avessero curato il proprio outfit anche nei dettagli. A sfogliare la misura cautelare, si comprende che gli inquirenti hanno lavorato su aspetti apparentemente insignificanti, fino a prendere di mira un soggetto noto per il suo talento predatorio. Blitz a Montesanto, la possibile svolta è arrivata dopo 13 mesi. Non è finita. Si scava sui canali della ricettazione. Gli orologi – si sa – finiscono in poche mani. A Napoli i terminali dello smercio sono limitati. Inutile dire che il bottino è stato messo a frutto dopo qualche mese rispetto al colpo effettuato. Una strategia che ha consentito di ragionare a freddo, per commercializzare un orologio prodotto in serie limitata se non addirittura in modo esclusivo. Bottino assicurato, soldi cash, guardia abbassata. Poi le manette. Per mesi, i carabinieri hanno scavato nel circuito delle cosiddette paranze di rapinatori. Sono specializzati negli assalti dentro e fuori i confini partenopei. Ricordate cosa accadde qualche anno fa in Versilia? Assalto a Leclerc, orologio strappato dal polso del campione da parte di un gruppo di malviventi provenienti dai Quartieri Spagnoli. In quell’occasione, i malviventi si finsero tifosi, arrivarono a chiedere un selfie, poi lo strappo. E la fuga per le strade di una cittadina toscana. Anche in quell’occasione orologio mai più rinvenuto, per quanto si trattasse di un esemplare dedicato (con tanto di firma del ferrarista), particolare non previsto dai malviventi. Copioni simili a Ibiza e in altre mete turistiche (la Costa azzurra in primis), con bande di malviventi in trasferta. Ora però l’attenzione è tutta per i complici del primo rapinatore finito in cella per la storia di Capri. Ore contate – secondo qualcuno – il cerchio si stringe attorno agli altri presunti predatori del lord britannico.


















