Fonte: Roma
NAPOLI. Uno scenario di desolazione, inquietudine mista a rabbia, e di costretta rassegnazione, per un’ “onda lunga” che sembra impazzita. Fari puntati ancora sul forte sfascio idrogeologico e conseguenti alluvioni con cedimenti franosi che continuano a devastare anche la nostra regione: un’emergenza divenuta strutturale. Uno dei più recenti episodi è quello verificatosi la mattina di martedì 12 febbraio sul viadotto Alfonso Gatto, a Salerno, dove sotto i colpi sferzanti di una pioggia che dura da giorni, è collassata una consistente porzione del costone di terra e roccia, invadendo la carreggiata. «La Campania è tra le regioni italiane a maggior rischio idrogeologico». Ad affermarlo, appena nei giorni scorsi, è il presidente dell’Ordine dei geologi della Campania, Lorenzo Benedetto, che descrive la nostra regione come fragile e giovane da un punto di vista geologico : «Il 10% della popolazione, cioè 600mi1a persone sono a rischio molto elevato, aggiunge, mentre sottolinea l’importanza di studiare i fenomeni ed elaborare dei piani di prevenzione, anche di protezione civile, per evitare eventi drammatici», tipo -ricordiamo- la disastrosa frana di Casamicciola d’Ischia che, il 26 novembre 2022, provocò il distacco di 300mi1a mc di acqua e terra, una colata di fango che si portò via 12 vite e travolse tutto, tra cui una quarantina di abitazioni. In Campania, oltre P86% del territorio è vulnerabile a frane e alluvioni, con il 60.2% altamente esposto a fenomeni atmosferici, rendendola una delle regioni più friabili. Le zone più colpite includono la Penisola Sorrentino-Amalfitana e Monti Lattari, i Monti di Sarno, i Monti Picentini, l’isola d’Ischia e quella di Capri, le aree vesuviane e Napoli (specie Collina dei Camaldoli-Vomero e centro cittadino), parte del Sannio e dell’Irpinia. Le cause scatenanti sono sia naturali (terreni, pendenze), che antropiche come l’urbanizzazione disordinata, la deforestazione, l’agricoltura intensiva e lo sfruttamento delle risorse idriche. Lo scempio ecoambientale è aggravato da cause strutturali come l’abusivismo edilizio, il consumo di suolo e la mancanza di manutenzione dei versanti. Storia un po’ a sé nei Campi Flegrei, dove le frane, riscontrate nel 2025-2026, sono principalmente causate dalla combinazione del “saliscendi” del bradisismo e da fattori meteorologici.


















