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Piccole storie capresi di Luigi Lembo – La guerra delle mosche

di Redazione
20 Marzo 2021
in Cultura
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Seggiovia Monte Solaro

di Luigi Lembo

“A  Napoli abbiamo fatto la lotta alle mosche, anzi, abbiamo fatto la guerra alle mosche. Son tre anni che facciamo la guerra alle mosche”. “E allora, come mai ci sono ancora tante mosche, a Napoli?”. “Eh, che volete, signore: hanno vinto le mosche!”. E’ la pagina finale di quel capolavoro del Novecento, fastoso, crudo e visionario che è “Kaputt” di Curzio Malaparte. L’autore si ispirava probabilmente a qualcosa di vero che aveva visto qui a Capri perchĂ©, forse pochi lo sanno, negli anni trenta ci fu qui una vera e propria guerra alle mosche. In quegli anni infatti erano stati diramati una serie di atti amministrativi per migliorare le condizioni igienico sanitarie del territorio e quelle dei servizi pubblici. I prefetti avevano impartito disposizioni per la distruzione delle zanzare e delle mosche, cause principali di molte malattie infettive. A Capri la lotta venne intrapresa oltre che con l’uso di miscele insetticide anche con l’uso di ordinanze non sempre rispettate o ascoltate. La prefettura napoletana suggerì ad esempio per le scuole della regione l’iniziativa “trenta centesimi per 30 mosche” ideata per la prima volta a Brescia e rivolta ai bambini delle scuole elementari. In questo modo, grazie ai proventi della caccia alle mosche, i giovanetti potevano entrare a far parte direttamente nell’Opera Nazionale Balilla: nei “figli della lupa”, nei “balilla”, negli “avanguardisti”, nelle “piccole” e nelle “giovani italiane”. Le mosche dovevano essere portate a scuola ogni lunedì come ambìte prede cacciate ed erano correlate ad una precisa tariffa. Per gli adulti invece si consigliava vivamente per questa “battaglia”  l’uso di sostanze come la calce viva, il cloruro di calce, l’acido fenico e l’acido solforico, considerate sostanze efficaci e di basso costo. Sull’Isola fu però preferito l’uso della Miafonina Berlese posta nei luoghi piĂą esposti insieme a fascetti di mortella, edera o felci. L’acquisto di questo prodotto era a carico dell’ENIT che lo distribuì soprattutto agli alberghi dell’Isola che lo ponevano agli ingressi delle strutture in grosse bacinelle a macerare insieme anche a torsoli di frutta e a residui di verdura.  Il risultato fĂą modesto tanto che furono emanate ulteriori norme per sollecitare anche la popolazione a collaborare soprattutto per quanto riguardava la raccolta delle immondizie e del letame, habitat ideale per gli sciami di insetti che soprattutto d’estate infestavano il territorio. Nel 1929 furono installate lungo la provinciale per Marina Grande dieci celle zimotermiche per la trasformazione dei rifiuti domestici in fertilizzanti. Le ceneri della combustione non venivano però sparsi nei campi ma gettati in mare.  Nella stessa zona fu creata anche un’area per la raccolta dei rifiuti che si faceva ancora a spalla con sacchi di tele impermeabile chiusi da laccetti. Non mancarono inosservanze e abusi: come ricorda Romana De Angelis in “Capri”, nel 1925 fu chiuso uno spaccio in via Longano perchĂ© conservava il ghiaccio in un retrobottega fino a qualche tempo prima utilizzato come orinatoio pubblico; Molti alberghi, tra cui il Quisisana, il Pagano e altri furono multati per depositi a cielo aperto di immondizie che esalavano un’orribile fetore. Furono denunziati siti, come nella zona di Santa Teresa, dove esistevano ancora fogne a cielo aperto. Furono chiusi una miriade di orinatoi pubblici con la realizzazione di un unico gabinetto pubblico, che ancor oggi esiste a via Acquaviva. Impari lotta fu quella intrapresa per la parziale igienizzazione delle stalle di vacche e maiali.  Evitiamo di raccontarvi lo stato di mangiatoie e scoli di liquami; ricordiamo solamente un’abitudine diffusa soprattutto nelle zone di Tiberio e Vanassina dove si usava far crescere i vitelli all’interno delle stanze dell’abitazione, con i consequenziali problemi, una volta diventati adulti , che gli stessi non potessero uscire dalla porta della casa.  Anche gli alberghi comunque non erano da meno, basta ricordare il clamoroso caso dell’hotel Grotte Bleue a Marina Grande dove, nel giardino, vennero allevati  per molti anni quattro grossi  puzzolenti maiali. Non sappiamo ne come e quanto la guerra alle mosche fu vinta, ne soprattutto, con queste prerogative, ciò contribuì a far nascere il mito della Capri del Gran Tour e della Dolce vita, ma di certo qualche progresso nel tempo è stato fatto….

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