Fonte: Il Mattino.it
Peppino di Capri si racconta in occasione dei suoi 86 anni tra aneddoti e ricordi
Se non avesse fatto il cantante, Peppino di Capri «avrebbe voluto inventare il telefonino». E non gli fecero usare il suo vero cognome, Fajella, per scaramanzia: «Mario di Cenci lo cambiò, gli faceva pensare alla jella». Una vita intera dedicata all’arte: cantate, pianista, attore e due volte vincitore del Festival di Sanremo. Peppino di Capri oggi ha 86 anni, compiuti il mese scorso, e in un’intervista al Corriere della Sera ripercorre la sua vita e la sua carriera, parlando della sua infanzia, degli inizi e dei suoi matrimoni.
«Ho iniziato per caso»
Il suo primo ricordo che ha di Capri è lui che costruisce una barca di dimensioni reali nella sua cameretta, ma uno degli episodi più amari è stato quando suo padre usò il suo pianoforte per farne legna da fuoco. «Ma poi si accorse che soffrivo e allora me ne comprò un altro», ricorda. Ha l’orecchio assoluto, la sua «più grande marcia», ma non ha sempre pensato di trasformare la passione in un lavoro: è iniziato tutto per caso, un gioco che si è rivelato l’inizio di una lunga carriera. «Il cantante del locale dove suonavo era malato» racconta. «Timido e spavaldo dissi: “Posso provare io”. E cantai un pezzo di Johnnie Ray». Una famiglia umile, un padre severo e vecchio stampo, con cui si davano del voi. I rapporti paterni non erano più idilliaci, ma gli ha permesso di prendere lezioni di pianoforte. Certo, specifica di Capri, «era più in un’ottica lavorativa». E aggiunge: «La mia insegnante tedesca mi cacciò dopo aver scoperto che mi esibivo nei locali notturni» ricorda. Poi la rapida ascesa. Suonava con i Rockers a Ischia, dove si esibiva anche Mina con il nome “Baby Gate”, e fu notato insieme a lei da alcuni discografici milanesi. Il suo primo grande successo arriva con “Nun è peccato”, scitta da Ugo Calise. Fu un successo immediato: «Suonai la sera stessa: raggiunse il terzo posto in hit parade». Poi la vittoria a Sanremo. Del rapporto complesso con il padre se ne parla anche nel film “Champagne – Peppino di Capri” di Cinzia TH Torrini, e di Capri racconta un aneddoto riguardo la kermesse: «Fu il primo che chiamai quando vinsi il Festival di Sanremo. La sua risposta fu “eh”. Come dire, e allora?».
Lo “Splash” a Capri, i matrimoni, il divorzio
Con i primi guadagni delle esibizioni, il cantante aprì la prima discoteca di Capri, lo “Splash“. A gestirla Roberta Stoppa, ex modella conosciuta a Ischia che divenne la sua prima moglie. Dal loro matrimonio è nato il figlio Igor, ma l’unione è finita in un divorzio che di Capri definisce «sudato». Il cantante racconta alcuni aneddoti sulla ex moglie. «A volte l’incasso delle mie esibizioni veniva giocato la sera stessa in qualche casinò». E poi: «Organizzava feste con la porchetta fatta arrivare da Roma a bordo di un elicottero. Oggi lo farebbe Mariah Carey». La sua seconda moglie, Giuliana Gagliardi, scomparsa nel 2019 per un tumore, viene definita da di Capri come una «colonna», oltre che «biologa e figlia di medici: l’opposto di Roberta». Dal loro matrimonio sono nati i figli Dario ed Edoardo.
«Geolier? Non è il mio erede»
Tra i suoi amici annovera Renato Zero, «uno dei più cari», Al Bano che, racconta, «prova a portarmi in Russia a cantare», poi gli amici capresi, come Paolo Fiorillo, con cui ha scritto “Capri Song” con il testo di Mogol. Gli artisti più grandi, secondo lui, sono Lucio Dalla tra gli uomini e Gianna Nannini tra le donne. Su Dalla, racconta: «Mi fece ascoltare in anteprima Caruso per essere sicuro che la pronuncia fosse giusta. Piansi per la commozione». E poi risponde a chi considera Geolier, 25 anni, il suo erede artistico: «Bravissimo, ma è un rapper. I giovani mi cercano: Fedez a Sanremo è venuto a complimentarsi».


















