Fonte: Il Denaro.it
Quando un territorio diventa un marchio globale, il valore simbolico può superare – e talvolta schiacciare – quello reale. Capri è uno dei casi più emblematici del turismo internazionale: un nome che genera fatturato, attrattività e flussi costanti, ma che rischia di perdere il legame con la comunità che lo ha costruito. Ed è proprio su questo equilibrio, sempre più fragile, che interviene L’Altra Capri – Sapori Autentici, la nuova serie televisiva presentata ieri nella Sala Pollio, frutto della collaborazione tra Comune di Capri e Gambero Rosso. Il progetto – sei puntate in onda dal 16 dicembre – non è solo un’operazione culturale o identitaria. È anche una strategia economica che punta a rimettere al centro la filiera locale, il lavoro artigiano, la cucina tradizionale e la fruizione destagionalizzata dell’isola, in un contesto dove il turismo di massa rischia di produrre rendite senza sviluppo. «Capri è diventata un brand», ha dichiarato il sindaco di Capri Paolo Falco. «Lo troviamo sui prodotti più disparati, ma questo non racconta la vera anima dell’isola». Dietro l’affermazione c’è una questione concreta: un’economia che vive di immagine, se scollegata dal territorio, rischia di non redistribuire valore, trasformando l’isola in un contenitore ad alta redditività ma a bassa coesione sociale. La serie televisiva si inserisce invece in una visione diversa: quella di un’economia dell’identità. Raccontando botteghe, cucine domestiche, sentieri poco battuti e tradizioni familiari, L’Altra Capri mette in luce un capitale immateriale che può diventare motore di sviluppo sostenibile. Non solo turismo esperienziale, ma anche tutela delle competenze locali, rafforzamento delle microimprese e valorizzazione dei prodotti tipici. L’assessore ai grandi Eventi Salvatore Ciuccio parla esplicitamente di “capresità” come asset economico. «Negli anni abbiamo rischiato di perderla, anche nella ristorazione, attratti da modelli esterni. Ma chi sceglie Capri cerca autenticità, prodotti del territorio, una cucina che racconti il luogo». Un messaggio chiaro per il comparto food & beverage, dove il ritorno alla tradizione non è nostalgia, ma posizionamento di mercato. Dal punto di vista industriale e turistico, il progetto mira anche a un altro obiettivo strategico: allungare la stagione. Le puntate, replicate fino alla primavera, e la successiva diffusione digitale (YouTube e social) costruiscono un racconto che invita a vivere l’isola fuori dai picchi estivi, intercettando un pubblico più attento alla cultura, al paesaggio e al cibo. Una leva fondamentale per ridurre la pressione nei mesi di punta e rendere l’economia isolana più stabile. In questa visione si inserisce anche il nascente Polo Museale di Capri. Il direttore Luca Di Franco ha sottolineato la necessità di trasformare luoghi simbolo come la Certosa di San Giacomo e Villa Jovis in centri culturali vivi, capaci di generare flussi, occupazione e progettualità. Cultura come infrastruttura economica, non come costo. Il progetto rientra nell’iniziativa più ampia Io giro Ischia e Capri, che punta a un gemellaggio culturale tra le due isole del Golfo, con l’obiettivo di costruire un sistema turistico integrato e meno dipendente dalla monocultura del lusso. Tra i partner figura anche il Porto Turistico di Capri, a conferma di un dialogo tra accoglienza, mobilità e territorio. La presentazione si è chiusa con una degustazione firmata dallo chef Marco Russo, accompagnata dai vini del Consorzio Tutela Vini del Vesuvio: un esempio concreto di come le produzioni locali possano dialogare con l’alta qualità senza perdere identità. «Senza tradizione non c’è innovazione», è stato ricordato. A Capri, questa affermazione assume un valore economico preciso. Perché un territorio che perde la propria memoria può continuare a generare ricavi, ma difficilmente produce sviluppo. L’Altra Capri prova a invertire la rotta: meno consumo dell’isola, più investimento nella sua anima. Anche – e soprattutto – come scelta di futuro.


















