La skyline della baia di Marina Piccola a Capri, con i Faraglioni a fare da sfondo e il lungo tratto di mare affollato di superyacht miliardari, lussuose imbarcazioni da diporto, motoscafi veloci e sfreccianti gommoni, ritorna come ogni estate a far parte della cartolina isolana. E torna il «muro» delle barche intorno a Ischia, decine e decine di mezzi a motore che cingono d’ assedio le spiagge e rovinano la bellezza di luoghi incontaminati. La questione è la stessa, le risposte hanno sfumatire diverse: se a Ischia c’ è un sindaco, quello di Forio, che alza la voce e annuncia l’ intenzione di imporre il numero chiuso alle imbarcazioni, a Capri prevale (almeno per ora) il silenzio delle istituzioni, consapevoli che porre limiti a questo segmento del turismo di lusso potrebbe essere controproducente sul piano economico e dell’ immagine.
Sull’ isola azzurra, che non ha ancora un’ area marina protetta (a differenza di Ischia e Procida e della costiera sorrentina) la protesta si leva dagli ambientalisti per i quali la presenza di quelle imbarcazioni a motore mette a rischio l’ equilibrio dell’ ecosistema marino. «Il danno più grande – dice Rosalba Giugni, presidente di Mare Vivo – è provocato dalle ancore, che distruggono i fondali: non a caso la Posidonia, la pianta acquatica che sino a qualche anno fa proliferava, oggi è quasi del tutto estinta, così come gli organismi che vivono su rocce e scogli sotto il livello del mare». La Giugni si batte da sempre perché si facciano rispettare limiti di velocità e soprattutto venga vietato l’ accesso a motore acceso nelle grotte ed anfratti che costeggiano Capri, veri e propri monumenti della natura. Al momento l’ ormeggio è consentito oltre i 200 metri di distanza dalle spiagge e i 100 dalle coste a picco sul mare, a meno che queste non siano interessate da ordinanze di interdizione per pericolo di crolli o frane: nell’ ultimo weekend, spiega il tenente di vascello Daniele Praticò della Capitaneria, «abbiamo elevato una decina di multe a diportisti che si sono avvicinati troppo alla costa, ad alcuni che avevano superato il numero dei passeggeri previsti a bordo e altri per eccesso di velocità in mare».
Sull’ isola verde invece la svolta è alle porte: via libera al numero chiuso per le imbarcazioni, istituzione di campi boa in mare aperto e soprattutto più controlli in mare da parte della guardia costiera, ma anche dei vigili urbani, che dopo vent’ anni torneranno a bordo dei gommoni per sanzionare quanti violeranno i regolamenti del Regno di Nettuno. La decisione è del sindaco Francesco Del Deo, e arriva dopo quest’ ultimo weekend da bollino rosso, con le coste del comune di Forio (le più estese dell’ isola sul versante a sud ovest di Ischia) prese letteralmente d’ assalto. E l’ invasione non ha risparmiato neppure la piccola baia di Sorgeto, famosa fra i turisti non solo per essere una straordinaria fonte di acqua termale che diventa tutt’ uno con il mare, ma soprattutto per essere uno dei simboli più apprezzati dell’ area marina protetta. «Sono noto da sempre per essere un uomo di mare – dice Del Deo – e come tale non posso tollerare che centinaia di barche arrivino da ogni parte e vadano a stazionare dovunque capiti, senza una programmazione e senza badare ai danni».
Troppo caotica e incontrollata la situazione dunque, ma al tempo stesso nessuna contropartita per il territorio isolano che non beneficia in alcun modo del diportismo vissuto all’ insegna del mordi e fuggi. Se il Regno di Nettuno – negli ultimi anni commissariato e solo da poco riaffidato al consorzio dei sei comuni isolani più quello di Procida – per motivi puramente economici non è ancora pronto a risolvere l’ annosa questione, Del Deo e Forio provano a dare la scossa. «Potranno accedere solo le imbarcazioni che hanno un contratto di ormeggio in uno dei porti isolani. I campi boa saranno gratuiti ma potranno ormeggiarvi solo queste imbarcazioni. Tutte le altre verranno allontanate. I controlli infine, oltre che alla guardia costiera li affideremo a pattuglie di vigili urbani a bordo di gommoni».


















