Fonte: Il Mattino (ed. Circondario Sud) – 2 novembre 2025
di AnnaMaria Boniello
Un duro colpo alla tradizione di Capri arriva attraverso il web, con il post pubblicato sui social dai gestori di una delle più tipiche attività enogastronomiche dell’isola, che era rimasta indenne dalle lusinghe ricevute dai grandi marchi. La Buca di Bacco chiuderà per sempre dopo aver attraversato il secolo scorso e gli inizi del terzo millennio mantenendo le stesse caratteristiche che arrivano da una capresità verace. Dopo vari passaggi di mano da oltre venti anni il locale era gestito da Letizia e Vincenzo, una coppia che ne curava con amore tutti gli aspetti. Ieri il loro post ha scatenato nell’isola un vero e proprio dibattito. «Dopo 21 anni di intensa e gratificante attività – si legge nel post – è con grande rammarico che annunciamo la chiusura della nostra azienda. Vogliamo ringraziarvi di cuore per il supporto e la fiducia che ci avete accordato nel corso degli anni. È stato un viaggio straordinario, reso possibile grazie a voi. Vi auguriamo il meglio per il futuro». La Buca di Bacco non entra nell’elenco dei locali blasonati, è un piccolo ristorante a pochi metri dalla Piazzetta, costruito sulle antiche mura greche di Capri e conta tre piccole sale fatte di archi e volte a botte. Aprì al pubblico nei primi decenni del Novecento come osteria, era ritrovo di poeti ed artisti dell’epoca: tra questi Renato Caccioppoli, il matematico napoletano che qui sostava in compagnia dei suoi amici capresi e non, insieme a Leo Aloisio, anch’egli matematico e appassionato d’arte. Tutti assidui frequentatori di quella Capri che ormai va scomparendo così come già sono scomparse le piccole botteghe artigianali di sandali in cuoio, camicette in seta e lino, borse in corda che riuscirono a lanciare nel mondo quella che venne chiamata la moda Capri. Proprio come è stato per la Buca di Bacco, ritrovo gastronomico di stranieri, poeti, esuli, artisti che vivevano dell’isola tutti gli aspetti e amavano intrattenersi in quel locale per gustare i piatti ormai scomparsi dagli attuali menù come pasta e cicerchie, totani e patate, la chiummenzana e la pizza al limone, piatti innaffiati dal vino che veniva coltivato nelle vigne dell’isola, da quelle Tiberiane o all’Arco Naturale o in quelle di Mesola e alla Migliera ad Anacapri, tanto per citarne alcune. Ad accorgersi per primo dei mutamenti in corso e cercare di arginare i pericoli della trasformazione del territorio fu il Censis sotto la presidenza del professor Giuseppe De Rita: ne venne fuori una pubblicazione dal titolo Quale Capri, quali capresi, quasi una previsione di quello che sta accadendo oggi. Una Capri mordi e fuggi, da riportare a casa in un’immagine ripresa con il telefonino, mentre man mano l’isola sta perdendo i suoi abitanti, in virtù della mancanza di case per le giovani coppie, diventate B&B o case vacanza.


















