di Valentina Veloce
Una comune domanda fatta ai ragazzi e una precisa risposta, senza filtri o condizionamenti, ma semplicemente la loro pura verità. Questa non è apatia, non è paura di affrontare la realtà: ma bensì un grido d’aiuto.
Sono andata alla scuola superiore “Axel Munthe” per fare delle domande ai ragazzi, quale futura generazione, per comprendere al meglio le loro necessità, i disagi, ma anche le loro idee sul futuro. Purtroppo, il riscontro ottenuto non è stato dei migliori, anche se prevedibile, perché uno dei pochi sogni rimasto ai ragazzi è: andarsene dall’isola (qualcosa di molto triste, ma vero). A quanto pare, la maggior parte dei futuri membri della comunità di Capri non si sente valorizzato da questo ambiente, e sperano che andando fuori troveranno nuovi sogni da realizzare; chi può dargli torto? In primo luogo, non ci sono indirizzi scolastici che soddisfino la necessità di esplorazione e creatività dei ragazzi, dove chi può, già dai 14 anni abbandona l’isola per andare a studiare fuori, essendo che vi sono più opportunità. Mentre chi resta qui è costretto a scegliere tra delle opzioni limitate che ci sono e per certi versi obsolete, proseguendo i prossimi cinque anni a fare qualcosa che nemmeno gli piace; fai un lavoro che ti piace e vedrai che non ti peserà nemmeno un giorno, diceva mio nonno e tanto torto non aveva. Dovremmo accontentare i ragazzi e dargli ciò che vogliono davvero: un istituto linguistico, per lavorare ovunque e con chiunque; un artistico, per preservare le arti antiche dalla ceramica all’oreficeria, che ci sono da sempre sull’isola ma stanno scomparendo; un nautico, essendo molti ragazzi amanti del mare vivendo su un’isola, così da trasformare le avversità in opportunità. I ragazzi non hanno sogni perché non hanno i mezzi per perseguirli, sono già etichettati dalla nascita senza nemmeno dar loro la possibilità di esprimersi, o di riuscire a comprendere loro stessi.
Questa è solo approssimativamente una delle “domande e riposte” che ho trascritto e messo in evidenza durante l’intervista. Ovviamente, premetto che non sono una scienziata o psicologa, e questi sono solo dati approssimativi, ma non credo serva una laurea per comprendere che qualcosa qui non va: basta uscire e guardarsi intorno, per notare la poca presenza giovanile nelle strade dell’isola. Allora, qui io credo ci dovremmo porre molte domande, la maggior parte però senza risposta: perché gli adolescenti non escono? Perché non ci sono luoghi dove andare? Perché sono apatici? Perché si sentono oppressi dai limiti dell’isola? Purtroppo, possiamo fare solo ipotesi, nessuno può sapere di cosa hanno bisogno i ragazzi, se non loro stessi. Gli adulti non capiranno mai i ragazzi essendo loro… Solamente dei ragazzi. Non credo gli si dovrebbe fare una colpa per star affrontando un periodo di crescita molto difficile, che abbiamo affrontato tutti, specialmente in un ambiente come quello dell’isola. I ragazzi dovrebbero uscire, divertirsi, provare cose nuove, fare nuove esperienze, ma come possono avere tutto ciò se non hanno la motivazione, ma specialmente come posso raggiungere da soli questo spirito d’iniziativa, se gli adulti non li lasciano liberi: liberi di sognare, liberi di fare i loro errori, liberi di divertirsi, liberi di essere loro stessi senza giudizio. Nei miei vecchi articoli ho detto che Capri è una “macchina arrugginita”, ma non è così, ad essere arrugginiti siamo noi. Sono anni che si organizzano attività “per i ragazzi”, alle quali però gli adolescenti non partecipano perché non si sentono rappresentati nelle loro necessità. E se c’è poca affluenza gli eventi diminuiscono sempre di più, perché nessuno spende soldi e lavoro per i ragazzi, se i ragazzi non ne prendono parte. Di conseguenza lo spirito della comunità si affievolisce e così le speranze e i sogni, di tutti non solo degli adolescenti. Sì, perché i ragazzi devono avere dei sogni, se no la vita diventa grigia: come a Capri dove abbiamo perso la capacità di sognare, anzi no, di sperare in un’isola migliore.
Sognare: la capacità di credere in qualcosa.
Credo fermamente che il sogno sia un metodo di sopravvivenza dell’essere umano (e non parlo di dormire), per rendere più colorata e vivace la quotidianità. Se non crediamo fermamente in qualcosa, se non si hanno obbiettivi, si vive una vita vuota. Tutti hanno un sogno, credono o perlomeno sperano in qualcosa, grande o piccolo che sia, noi esseri umani abbiamo bisogno della speranza del sogno perché è l’unica che può salvarci da questo vuoto. Allora io credo e spero fermamente che insieme possiamo rendere l’isola una comunità attiva per i ragazzi, ma questo non può accadere per magia, serve un aiuto da parte di tutti, in primis da parte degli adolescenti, i quali hanno bisogno di sognare ma da quel che si denota dal breve sondaggio l’unico loro sogno è scappare della catene imposte da Capri.
Qui vorrei soffermarmi un momento, perché Capri per quanto sia migliore in confronto a grandi città sotto certi aspetti, sicurezza specialmente, ha pur sempre le sue problematiche che devono essere affrontate. Ovunque ci sono dei problemi, ma dobbiamo prima pensare a noi e ciò che riguarda. Con questo, desidero che i miei articoli siano prima di tutto un motivo di autoanalisi, oltre che di sfogo; lamentarsi senza agire di conseguenza è solo una perdita di tempo. Gli ostacoli ci sono e ci saranno sempre, ma non per questo dobbiamo arrenderci, perché qui “la colpa” è un po’ di tutti, dalle istituzioni fino al nostro piccolo quotidiano, nessuno è senza colpa, me compresa; però questo dovrebbe essere un motivo per sforzarci a fare qualcosa e non demotivarci.
“La peggior sconfitta non è provarci fallendo, bensì non provarci affatto.”
George Edward Woodberry


















