Fonte: Il Mattino.it
di Anna maria Boniello
Il prezioso reperto quale il sarcofago cosiddetto di crispina è stato conservato fin dalla fine dell’Ottocento grazie alla famiglia Ruocco per anni negli spazi dell’Hotel Grotte Bleue
Il sarcofago di Crispina sarà esposto tra breve nell’area museale della Certosa di San Giacomo a Capri. A darne notizia attraverso una nota pubblica il Direttore delegato dei musei dell’isola di Capri l’archeologo isolano Luca di Franco. Il prezioso reperto quale il sarcofago cosiddetto di crispina è stato conservato fin dalla fine dell’Ottocento grazie alla famiglia Ruocco per anni negli spazi dell’Hotel Grotte Bleue, oggi non più esistente. In virtù di un accordo siglato tra i Musei e Parchi Archeologici di Capri e la famiglia Ruocco che deteneva l’opera che ne ha garantito la tutela per generazioni fino ad oggi, il reperto potrà essere fruibile al pubblico e alla comunità scientifica. «Crispina Brutia, appartenente a una nobile famiglia lucana –.Spiega il direttore Di Franco – legata alla dinastia antonina, fu data in sposa appena diciottenne al giovane imperatore Commodo. Per quattordici anni ricoprì il ruolo di imperatrice di Roma. Il suo destino fu segnato dalle accuse di adulterio mosse dal marito, che, non avendo avuto da lei un erede, la fece allontanare da Roma e relegare a Capri dall’anno 182 d.C. fino alla morte. Il sarcofago, trovato nella chiesa di San Costanzo nel 1810, fu subito attribuito all’imperatrice poiché all’interno fu trovata deposta una donna con pregiatissimi abiti. In realtà non si tratta di Crispina, ma per questa tradizione ottocentesca il manufatto in marmo costituisce uno degli oggetti più identitari di Capri, databile al II secolo d.C. – Continua il neodirettore Luca Di Franco – Nei prossimi mesi il manufatto sarà trasferito al Museo Archeologico della Certosa di San Giacomo, dove sarà sottoposto a una valutazione conservativa preliminare e successivamente inserito in un percorso espositivo dedicato alla storia romana del territorio. L’accordo rappresenta – sottolinea il direttore Di Franco – un passo importante nella valorizzazione del patrimonio culturale dell’isola e conferma l’impegno dell’Istituto nel rendere accessibili al pubblico opere di straordinaria rilevanza storica e artistica».


















