Trent’anni sono un traguardo importante, ma anche una soglia. Che significato ha oggi Capri Hollywood?
Trent’anni non sono una celebrazione autoreferenziale, ma una responsabilità. Capri Hollywood nasce con un’idea precisa e ancora attuale: portare il mondo a Capri quando il mondo non c’è. Non nei mesi facili, ma nel cuore dell’inverno. È lì che un progetto culturale dimostra la sua utilità reale.
C’è chi si chiede quali benefici concreti il Festival porti al territorio, soprattutto in termini turistici.
La risposta sta proprio nella stagione in cui il Festival si svolge. Capri Hollywood non sostituisce l’estate, la integra. Tra dicembre e gennaio porta sull’isola artisti, delegazioni internazionali, stampa estera, professionisti del cinema. Persone che dormono, mangiano, lavorano a Capri e che raccontano Capri al mondo nei giorni decisivi della Awards Season. Questo significa allungare la stagione e mantenere viva l’economia locale quando normalmente si spegne.
Ma le presenze sono sufficienti a giustificare l’investimento pubblico?
Misurare il valore solo in termini numerici è riduttivo. Il beneficio non è soltanto nei pernottamenti, ma nel posizionamento. Capri Hollywood genera reputazione internazionale, continuità mediatica e turismo culturale qualificato. È un investimento sul medio e lungo periodo, non un evento mordi e fuggi.
C’è anche chi sostiene che il prestigio resti confinato al mondo dello spettacolo.
È un’idea che non condivido. Il cinema è un linguaggio globale e ciò che accade a Capri in quei giorni viene rilanciato da media internazionali, dalle major, dalle piattaforme. Capri entra nel racconto globale del cinema proprio quando si costruiscono le percezioni che contano. Questo ha un impatto reale sull’immagine dell’isola.
Capri non è già un mito che si promuove da solo?
Questo è forse l’equivoco più grande. I miti, se non vengono raccontati nel presente, rischiano di diventare memoria. Capri Hollywood serve a questo: a tenere Capri dentro la contemporaneità, a parlare alle nuove generazioni, ai nuovi linguaggi, ai nuovi mercati culturali.
Il trentennale è dedicato al tema “Il Cinema per la Pace e il Dialogo”. Perché questa scelta?
Perché il cinema ha una responsabilità che va oltre l’intrattenimento. Può creare empatia, aprire spazi di confronto, far riflettere. In un tempo segnato da conflitti e polarizzazioni, offrire un luogo di dialogo è un atto concreto, non simbolico.
Quanto conta il sostegno delle istituzioni?
Conta moltissimo. Capri Hollywood è promosso dall’Istituto Capri nel Mondo, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Campania ed il patrocinio dei Comuni di Capri ed Anacapri. È una collaborazione virtuosa perché l’obiettivo è condiviso: usare la cultura come leva di sviluppo, soprattutto nei periodi più complessi dell’anno.
C’è chi sostiene che le risorse pubbliche potrebbero essere distribuite diversamente.
Ogni scelta culturale è una scelta politica. Sostenere un evento che dura da trent’anni, riconosciuto dalle major internazionali e capace di generare valore nel tempo, significa investire su qualcosa che ha dimostrato di funzionare. Non è una scommessa, è una continuità.
Dopo trent’anni, cosa va protetto più di tutto?
L’equilibrio. Capri Hollywood deve restare indipendente, autorevole, capace di parlare al mondo senza diventare rumoroso. Finché riusciremo a mantenere questa identità, il Festival avrà senso.
In una frase: perché Capri Hollywood serve ancora oggi?
Perché un mito, se non viene raccontato nel tempo che cambia, non resta eterno. E Capri, anche d’inverno, merita di restare al centro della storia che corre.


















