Fonte: Metropolis
di Marco Milano
Per la Destination Management Organization “l’isola di Capri nella direzione giusta”. Il presidente di Atex Campania, l’associazione che riunisce le strutture extralberghiere, Sergio Fedele, interviene dopo l’annuncio dato in anteprima su Metropolis sulla decisione dei Comuni di Capri e Anacapri di utilizzare una parte del gettito derivante dal contributo di sbarco per finanziare la costituzione e l’operatività della Destination Management Organization (DMO), la nuova modalità pensata per lo sviluppo, la gestione e la promozione di una specifica destinazione turistica. Una scelta, ormai indispensabile per il posizionamento nel terziario visto che la Dmo opera per migliorare la competitività territoriale, coordinando attori locali ed elaborando strategie marketing per valorizzare le risorse in modo sostenibile. Il contributo di sbarco per chi arriva sull’isola azzurra, ricordiamo, è l’ex imposta di scopo ed è pari ad un valore variabile tra due euro e cinquanta nel periodo dal 1° novembre al 31 marzo e di cinque euro nel periodo dal 1° aprile al 31 ottobre, per ogni viaggiatore che si imbarca alla volta della terra di Tiberio. “Per uno strumento di promozione territoriale – ha detto Sergio Fedele presidente di Atex Campana nel suo intervento – che riceverà finanziamenti pubblici è fondamentale che la governance sia delle amministrazioni pubbliche. Nella cabina di regia a nostro avviso devono partecipare, oltre i rappresentanti delle Amministrazioni Comunali, cui spetta il potere decisionale, anche i rappresentanti delle principali associazioni della filiera turistica che già svolgono attività di promozione e marketing. Il contributo economico di queste associazioni deve essere simbolico e identico per ogni associazione. I singoli privati possono contribuire economicamente al funzionamento della Dmo con importi variabili ma non hanno potere decisionale bensì esclusivamente un ruolo propositivo. Non è possibile che i soggetti privati abbiano poteri decisionali, ancor più proporzionali agli importi versati perché in questo modo si trasformerebbe la Dmo da strumento di promozione territoriale a strumento commerciale nelle mani di chi ha maggiore peso economico. Per il contributo dei privati deve valere la regola ‘uno vale uno’”.


















