Fonte: Metropolis
di Marco Milano
Ad Anacapri, l’altra sera a conclusione del 2025 si è svolto il tradizionale “Incontro di fine d’anno”. L’appuntamento si è tenuto nell’originale forma della lettura contemporanea del testo appositamente redatto, ovunque ci si trovava. L’Incontro era nato nel 1972 come concerto d’organo, nella chiesa di S. Michele in Anacapri, quando nell’isola, nel periodo natalizio, non c’erano manifestazioni culturali. Era poi proseguito nella chiesa di Santa Sofia. La forma attuale, ispirata dal poeta Rainer Maria Rilke, è stata adottata nel 2001. Il testo di quest’anno, redatto come sempre da Raffaele Vacca, è stato ispirato in particolare da alcuni brani dei “Sermoni” di Sant’Antonio, che dall’inizio del Settecento è il patrono di Anacapri. Sostiene che, anche in tempi drammatici come quelli in cui siamo, il conversare nel silenzio con la Sapienza rafforza coloro che vogliono essere responsabili del proprio vivere e di quello dell’umanità. “Era tradizione che, nella Piazzetta di Capri – ha raccontato Raffaele Vacca – dopo i tocchi della mezzanotte dell’orologio che indicavano il passare da un anno ad un altro, prima di augurare il Buon Anno, un componente della Banda Putipu, cantando, con la musica quasi in sordina, presentasse una sintesi di quello che nella comunità isolana era avvenuto nell’anno che scompariva. Si limitava, logicamente, ad avvenimenti esteriori, lasciando che ognuno, eventualmente, ricordasse in cuor suo ciò che maggiormente aveva sentito, pensato, vissuto. Ora, che tutto si è globalizzato, a ricordare quel che principalmente è avvenuto durante l’anno sono i mass media, per cui non ci si sofferma più su quello che è avvenuto nella comunità ma su quello che è avvenuto in Italia e nel mondo. A soffermarsi su questi avvenimenti, ma superficialmente, sono coloro che vivono cercando, prevalentemente, come dicono, di godersi la vita, ed adattandosi alle indicazioni del mondo, purché non siano a loro vantaggio.Diversamente fanno coloro che vivono cercando di essere responsabili della loro esistenza terrena e, per quanto è possibile, del mondo nel quale vivono”.


















