Riceviamo e pubblichiamo – LETTERA APERTA
Stefania Pelli
CAPRI: Marina Grande, il dolore del lutto e la burocrazia senza cuore: «Costretta a regalare la barca di mio marito scomparso»
La lettera aperta di una cittadina colpita da un grave lutto familiare: «Nessun preavviso sulla rimozione forzata. Chiedevo solo più tempo e umanità, mentre altre irregolarità restano impunite».
MARINA GRANDE – Il 23 giugno scorso mio marito è venuto a mancare in modo improvviso e drammatico. Nel pieno di un lutto devastante, mi sono trovata ad affrontare un’ulteriore ferita, inferta da una gestione amministrativa che sembra aver smarrito qualunque traccia di sensibilità e pietà umana.
Per oltre vent’anni mio marito ha usufruito del posto barca a Marina Grande. Negli ultimi mesi avevamo regolarmente protocollato la documentazione necessaria e ottenuto la legittima assegnazione: mancava unicamente l’ultimo adempimento formale, la firma conclusiva, che la scomparsa improvvisa gli ha tragicamente impedito di apporre.
Pochi giorni dopo il decesso, senza alcun preavviso diretto, telefonico o personale, e senza che mi venisse comunicata la destinazione del mezzo, la nostra barca è stata rimossa forzatamente dai pontili e tirata a secco. Mi sono trovata così, stravolta dal dolore, a dover vagare per Marina Grande alla ricerca dell’imbarcazione, mentre i costi di deposito e sosta cominciavano ad accumularsi giorno dopo giorno.
Mi si risponderà, probabilmente, che la procedura era formalmente ineccepibile in quanto pubblicata all’Albo Pretorio. Ma la conformità burocratica non può e non deve giustificare la totale assenza di umanità. Un semplice avviso, una telefonata preventiva, avrebbe cambiato radicalmente il corso degli eventi: avrei potuto trasferire la barca presso conoscenti o cercare un acquirente per recuperarne il valore. Invece, messa con le spalle al muro dal timore di spese insostenibili, sono stata costretta a compiere una scelta dolorosissima: regalarla!
Una delle scene più strazianti è stata vedere la barca allontanarsi all’orizzonte guidata dal nuovo proprietario. Un bene privo ormai di reale valore economico, ma dal valore affettivo inestimabile per la mia famiglia: portava via con sé oltre vent’anni di ricordi felici con mio marito, i nostri figli e i nipotini. Oltre al danno, resta l’amara beffa di vedere un’inflessibilità spietata abbattuta su una famiglia colpita da una tragedia, a fronte di tante situazioni di irregolarità nel porto che restano intoccate.
Non pretendevo favoritismi né violazioni delle norme: chiedevo soltanto quei tre o quattro giorni di respiro – gli stessi trascorsi prima che il posto venisse riassegnato – per poter trovare una sistemazione dignitosa.
Accanto alla rabbia e all’amarezza, sento però il dovere di ringraziare sentitamente chi, in mezzo a questo incubo, ha saputo mostrare grande solidarietà: gli amici, i cittadini e chiunque mi abbia offerto aiuto, indicazioni e conforto sincero. Le regole e i regolamenti sono indispensabili, ma quando dimenticano le persone cessano di essere giusti.
A chi ha coordinato e disposto questa operazione lascio una sola domanda, con la speranza che possa risuonare per il futuro: era davvero impossibile anteporre un briciolo di umanità alla cieca fretta di un timbro?


















