D’ Alessandro, il grande fotografo riposa sull’ isola

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luciano-dalessandroAnna Maria Boniello – Capri. È ritornato a Capri alla sua maniera, discreta, semplice, riservata Luciano D’ Alessandro, tra i fotografi più impegnati a cogliere con il suo obiettivo gli aspetti nascosti di realtà che lui fissava con il suo obiettivo sin da quando ha mosso i primi passi sulla strada del fotogiornalismo, agli inizi degli Anni ’50. Ed è tornato con lo stile che gli apparteneva: alieno da esibizionismi, lontano dai riflettori e da qualunque ostentazione: lui che si nascondeva dietro l’ occhio del suo obbiettivo. Una passione, quella per la fotografia, che Luciano aveva ereditato da suo padre Ettore, e che l’ ha portato nel corso degli anni ad entrare nel pantheon dei grandi fotografi italiani. Il suo rapporto con l’ isola, che amava ed odiava allo stesso tempo, così come accade per ogni grande passioni, è racchiuso nelle immagini di due volumi che sicuramente, alla pari delle tele di grandi autori, serviranno a far capire i cambiamenti antropologici e dei luoghi che Capri ha vissuto nel corso degli ultimi 50 anni. «Così Capri», il suo primo libro, si avvalse della presentazione di Graham Greene, mentre il secondo, «Vivere Capri» ha un testo di Raffaele La Capria: due grandi intellettuali, diversissimi tra loro ma accomunati dall’ aver commentato le immagini del grande fotografo. Ora Luciano D’ Alessandro, prima frequentatore dell’ isola, poi suo abitante-residente da quando sposò Maria Laura Farace, che gli diede due figli, riposa per sempre a Capri. La sua prima camera oscura, dove presero vita le immagini dell’ isola, la ebbe a Villa Orlandi, una delle case di Cerio, alloracenacolo di intellettuali del tempo. E dell’ isola, quella che rende unica la sua fotografia, Luciano non riprese mai gli angoli da cartolina, ma i vicoli dei centri storici di Capri e Anacapri e i volti dei capresi più semplici: operai, muratori, bambini in strada delle classi sociali più in difficoltà in una Capri ricca ed opulenta degli anni ’60. Poi, il grande balzo internazionale, le collaborazioni con giornali stranieri come «Die Zeit», «Daily Telegraph», «Time», «Life», «Stern», «Le Monde», e poi «Il Mondo» di Pannunzio, «L’ Espresso»,« L’ Europeo», «Il Corriere della Sera», «Rinascita», «L’ Unità», fino all’ incarico di redattore fotografico del «Mattino», negi anni 80. Sempre con la stessa curiosità, politica e sociale, che lo portò anche a Mosca e Leningrado nella Russia stalinista, e tra i primi italiani sbarcare a Cuba armato di macchina fotografica. Ora, di tante battaglie e immagini che oltre nei suoi libri si trovano esposte in musei di tutto il mondo, resta la testimonmianza dei suoi scatti e il ricordo, suggellato dalla sua ultima dimora caprese.