Dopo il caso Higuain, di nuovo al centro delle polemiche l’Ospedale Capilupi.

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capilupiAnna Maria Boniello. L’ospedale Capilupi investito dall’onda mediatica scatenata dalle critiche del patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ha puntato l’indice contro la struttura sanitaria ed i medici che hanno curato Gonzalo Higuain vittima di un incidente in mare. Alcuni punti di sutura applicati male, secondo il Presidente De Laurentiis che ha attaccato i sanitari, Comune e Regione chiedendo un risarcimento milionario. E per tali motivi, nel day after della vicenda, nei corridoi dell’ospedale Capilupi ieri si respirava un’aria di tensione, in particolare tra i medici che si sono sentiti ingiustamente accusati. E ieri il solito via vai giornaliero che ha visto varcare la soglia del pronto soccorso e affidarsi alle cure dei medici 8 persone fino alle 14, tra cui qualche isolano, due turisti giornalieri e addirittura una cittadina dell’Arabia Saudita. Alcuni casi di trauma per cadute, uno di gastroenterite che accusava forti dolori all’addome, un altro paziente per un sospetto dolore al torace che faceva temere il peggio e un caso di faringite dovuto all’ingrossamento della tonsille che impediva la corretta respirazione. Tutti episodi di routine che sono stati trattati secondo le patologie e diretti verso i reparti. Radiologia, esami di laboratorio, ecocardiografie ed elettrocardiogramma per i dolori sospetti al torace. Dopo meno di un’ora di permanenza per tutti sono arrivate le dimissioni. Altre 8 persone invece si sono recate nell’ambulatorio di cardiologia, che resta aperto fino alle 13 per 3-4 giorni a settimana e che ha annullato tutte le liste d’attesa, dove vengono effettuati i controlli periodici cardiologici insieme agli esami di ecocardiografia ed elettrocardiogramma e di laboratorio. Nei reparti di degenza, che conta 13 posti letto, ieri erano ricoverati 3 ammalati in chirurgia e 3 in medicina generale. Prestano la loro opera al Capilupi, tra medici, sanitari, tecnici e personale infermieristico, un’ottantina di persone. Il presidio si avvale dell’opera, nell’arco di 24 ore, di due chirurghi, due ginecologi, due unità in laboratorio, due in radiologia, un anestesista, un internista e un pediatra. A questi va aggiunto il medico in servizio al 118. L’organico, oltre i sanitari, comprende personale infermieristico, autisti dell’ambulanza e gli ausiliari. Uno staff, tra medici e paramedici, che deve soddisfare l’esigenza di una popolazione residente di quasi quattordicimila persone che si triplicano nei giorni di punta dei mesi estivi quando nel piccolo pronto soccorso dell’ospedale di Capri può arrivare di tutto, dal codice bianco per casi di minore gravità al codice rosso che indica pericolo di vita. Il caso più eclatante di questa estate e che ha fatto scalpore, prima della tempesta mediatica di Higuain, è stato quello accaduto ad Alessia Fabiani, la fotomodella che proprio a poche decine di metri dallo stesso punto dell’incidente a Gonzalo, finì sotto l’elica del motoscafo e fu trasportata d’urgenza al Capilupi. Fu il chirurgo Mauro Ingrosso, lo stesso di turno anche per Higuain, ad operare d’urgenza la modella che rischiava la vita che dovette subire l’asportazione della milza. La showgirl, rimasta ricoverata per oltre dieci giorni al Capilupi, postò su Twitter il ringraziamento e l’encomio a tutto il personale dell’ospedale e in particolare al sanitario Ingrosso che aveva praticato l’intervento. Se la professionalità del personale riesce a fronteggiare l’emergenza, i problemi strutturali del Capilupi sono quelli di sempre e vanno dalla sistemazione della sala operatoria agli spazi ambulatoriali che si trovano al pian terreno, agli ambienti destinanti alla radiologia, ed anche al nuovo assetto del pronto soccorso che oggi è sistemato in ambienti troppo piccoli. Il restyling del Capilupi era stato oggetto di una donazione, circa tre milioni di euro, di cui ottocentomila sono già stati spesi, mentre il rimanente, 2 milioni e 100, che la benefattrice isolana di origine tedesca doveva versare, sono stati ritirati a causa della lungaggine burocratica e la lentezza dei lavori che avevano fatto dilatare sempre più i tempi che la benefattrice aveva fissato in due anni dall’apertura del cantiere. Una querelle fra impresa, Asl e Comune che ha fatto desistere la signora Messanelli dal continuare ad elargire la somma prevista per dotare Capri di una struttura ospedaliera all’altezza del suo nome. Oggi dopo il ritiro della donazione, il progetto di ristrutturazione e risistemazione di ambienti, ambulatori e reparto degenza è rimasto sulla carta, così come la sostituzione delle strumentazioni che, anche secondo gli stessi operatori, sono diventati vetuste; c’è bisogno di nuovi apparecchi della radiologia, la tac di nuova generazione, insieme ad altri elettrocardiografi avendo il Capilupi uno solo in dotazione che viene utilizzato sia per i servizi ambulatoriali che per il reparto.