La Lettura della Domenica di Luigi Lembo – Analfabeti con Capri nel cuore

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di Luigi Lembo

In un periodo così particolare come l’attuale il ruolo delle Amministrazioni Comunali risulta complesso e delicato e, conseguenzialmente, non avulso da critiche. C’è sempre chi, nonostante l’impegno profuso e le scelte spesso delicate, mette in dubbio capacità e competenze.  Và riconosciuto che negli ultimi tempi le capacità degli amministratori locali hanno sempre brillato, grazie alla presenza di persone in larga parte laureata o quanto meno con un’esperienza e una competenza di settore non certo marginale.  Ma ciò, è il caso di dire, non è sempre stato così. Soprattutto agli albori della costituzione del nostro consiglio comunale primeggiavano, e decidevano, personaggi di cultura talvolta limitata se non addirittura incapaci di leggere e scrivere. E’ risaputo che gli atti documentati della storia amministrativa del nostro comune risalgono all’inizio del 1800. Nel Centro Documentale di Capri (luogo che meriterebbe visite più frequenti da chi ama la storia della nostra Isola) esistono molti documenti il cui valore storico è di straordinaria importanza. La più antica delibera del Comune di Capri qui conservata, risale al 18 febbraio 1810, quando il sindaco era Arcangelo Trama. Sotto ci sono le firme dei consiglieri comunali, di cui, gli ultimi due di questi, essendo analfabeti, si  firmavano con un segno di croce… Poco è cambiato da allora, direbbero i più maliziosi… di sicuro invece l’impegno e la volontà a contribuire al bene del paese non mancava. I “decurioni” presenti erano Francesco Federico, Nicola Morgano, Domenico Salvia, Giovanbattista Federico, Natale Viva, Alessio Federico, Gioacchino Lembo e Paolo Conte presieduti dal sindaco Arcangelo Trama. Decurioni si, perche la denominazione di quello che è oggi il consiglio comunale era il decurionato.  I decurioni, che erano undici nei primi decenni dell’ottocento, venivano eletti in pubblica adunanza e tra essi si estraevano il sindaco, il primo eletto (con funzione di vice sindaco), il secondo eletto (come componente dell’esecutivo), un amministratore tesoriere (che per questione di sicurezza teneva la cassa al proprio domicilio!) e un cancelliere. La convalida degli eletti, la cui durata in carica era di appena un anno, era prerogativa della Sottointendenza di Castellammare di Stabia dalla quali Capri dipendeva amministrativamente. I dati ancora conservati delle elezioni tenute a Capri il 1 novembre 1813 proclamano eletto sindaco Giuseppe Feola, Nicola Coppola primo eletto, Nicola Morgano secondo eletto, Federico Giuseppe cassiere e Paolo Conte cancelliere.  A Feola seguiranno vari sindaci tra i quali mi piace ricordare il dottor Giuseppe Fischietti che fu sindaco nel  1869, il “benestante” Antonio Bonucci nel 1870, l’albergatore Michele Pagano (1873), Manfredi Pagano (1875), fino al “benestante” Filippo Trama che condusse Capri al nuovo millennio dal 1899. Molto ci sarebbe da raccontare sulle insolite deliberazioni redatte nel tempo, ma, va evidenziato, come tutte erano improntate alla tutela dell’economia e della capresità.  Come esempio voglio ricordare una deliberazione del 20 gennaio 1812, a protezione del vino locale. In tale documento viene evidenziata la lamentela da più parti che il vino locale diventava  aceto perché non  venduto per la forte concorrenza del vino forestiero importato. Si fa così obbligo a vendere solo vino del posto mentre quello importato è da vendersi solo ai militari. Multe saranno previste sia ai venditori che ai “vastasi” termine disuso che indicava i trasportatori. Un bell’esempio ed un adeguato monito a chi ci amministra oggi nella prioritaria prerogativa di privilegiare le esigenze del proprio territorio.