La lettura della domenica di Luigi Lembo – Alberghi ai “forestieri”

0
511

di Luigi Lembo

Chi segue con attenzione quanto avviene nell’economia della nostra Isola si sarà accorto come uno dei segnali di trasformazione più evidenti negli ultimi tempi (e per certi versi più preoccupanti), riguarda il passaggio di gestione o, in alcuni casi, di proprietà, di alcuni dei principali alberghi capresi.  E’ risaputo che il valore intrinseco dell’imprenditoria alberghiera caprese sta da sempre nella “capresità” che lo contraddistingue; spersonalizzarla con apporti e competenze esterne ne svilisce il valore e spesso l’impegno. Eppure questo è già successo, è accaduto già agli albori della storia dell’accoglienza Isolana. Il racconto più significativo e per certi versi più emblematico è quello che coinvolse all’epoca Federico Serena, gestore dell’ancor oggi famoso Hotel Quisisana. Federico era figlio di un panettiere, ed iniziò la sua carriera  come lavapiatti presso una piccola locanda dell’isola, per poi prestare servizio per sei anni presso un prete inglese a Sorrento.  Tornato a Capri, Serena trovò lavoro come cameriere presso l’Hotel Quisisana, ex sanatorio fondato dal medico George Sidney Clark, inglese di Liverpool, e trasformato in albergo nel 1868 dagli eredi.  Nel 1880 l’abile cameriere riuscì a indurre gli eredi di Clark ad affidargli la gestione dell’albergo per sette anni forzosi e sette successivi di rispetto, al prezzo di lire 8.000 annue, che dovevano essere pagate quadrimestralmente. (fonte Edilblu)  Nel 1893 ad un anno dalla scadenza del contratto di affitto, Federico Serena acquistò l’albergo. Al momento della vendita, l’immobile appariva molto più ampio rispetto a come si presentava nel 1880. I vani erano infatti ben 47 – in tredici anni ne erano stati costruiti diciotto – più una scala in fabbrica interna, una serra, la cucina ed accessori. Il casamento risultava essere stato ingrandito in parte da Alfredo Clark e in parte proprio dallo stesso Federico Serena, come risulta da una pubblica scrittura dell’agosto del 1886. Serena acquistò l’albergo, pagandolo in più rate, assieme a tutta la mobilia, al prezzo di 125.000 lire : lire 100.000 per l’immobile e 25.000 per la parte mobile. Grazie a questo acquisto Federico Serena riuscì ad imporsi come uno degli imprenditori di spicco dell’isola.  Negli anni ’90 dell’Ottocento, alla concorrenza economica si affiancò per Federico  la sfida politica, in quanto Serena divenne il rappresentante di spicco della fazione politica che contese con i Pagano, proprietari della struttura “concorrente”,  la gestione dell’amministrazione locale. Le prime guide turistiche dell’epoca forniscono testimonianze indirette di tali dinamiche. La guida Baedeker, pur non mancando di sottolineare, nell’edizione del 1899, che il Pagano, con i suoi affreschi all’interno e con la sua antica palma in giardino, era ” favorito da tempo dai tedeschi ” aggiungeva però che era ormai ” adatto soltanto ad una clientela di facili pretese”. Commento che venne sostanzialmente confermato nelle edizioni degli anni successivi.  Della concorrenza tra i due imprenditori approfittò, come spesso accade una società esterna. Nel 1911 il Pagano chiuse per fallimento e nel 1918, dopo un lungo iter burocratico, passò di mano, e fu acquistato all’asta giudiziaria da un gruppo di finanziario di Milano: la Sia, Società Immobiliare Alberghi. Tra il 1918 e il 1919 la milanese Società immobiliare alberghi, la Sia, acquisì non solo l’Hotel Pagano ma anche il prestigioso Quisisana e un albergo nuovo, proprietà della famiglia Morgano. Nello spazio di pochi anni scomparvero anche i tre più importanti protagonisti del turismo caprese d’anteguerra, che avevano legato il proprio nome a quegli alberghi: Federico Serena morì nel 1913, Giuseppe Morgano e Manfredi Pagano nel 1922. Questi eventi segnarono una svolta nella storia dell’isola e se ne accorse subito Edwin Cerio, allora sindaco di Capri. Nel discorso funebre per Manfredi Pagano, Cerio espresse la sua nostalgia per il “piccolo mondo antico” che “si va spopolando” con la scomparsa delle “più belle figure della generazione che ci ha preceduti”. L’Hotel Pagano, concludeva, “cenacolo di artisti e poeti di tutte le nazioni” aveva dovuto cedere il posto ad una  “industria” che soppiantava la vecchia pratica dei nostri ospitali albergatori del secolo scorso. Il termine “Industria” usato da Cerio era veramente appropriato, visto che la società immobiliare alberghi era espressione di uno dei settori più avanzati del capitalismo italiano.