Le straordinarie avventure di Pentothal, ovvero lo spunto che divenne inizio

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Seggiovia Monte Solaro

Fonte: Capricomics

di Massimo Cerrotta

Pispanti amici del Capri Comics, oggi, in occasione dei 65 anni dalla nascita di Andrea Pazienza, vogliamo parlarvi de Le straordinarie avventure di Pentothal, la clamorosa opera d’esordio che consacrò l’appena ventunenne Paz nella storia della contro-cultura italiana.

Un po’ di storia della storia

La prima delle dieci puntate di Pentothal comparve sul numero 4 della rivista Alter alter, datato aprile ma uscito alla fine del marzo del 1977.

La serie, caratterizzata da una cadenza irregolare e da stili narrativi a volte molto diversi da puntata a puntata, si concluse poi nel luglio del 1981, quando Pazienza ha da poco pubblicato la prima storia di un altro suo celebre personaggio, Zanardi, che per l’appunto esordì sul numero 5 di Frigidaire, nel marzo 1981.

Alter alter, il contenitore di Pentothal, era invece nato nel 1974, quando ancora si chiamava Alterlinus e fungeva da supplemento avventuroso e fantastico della storica rivista Linus. Divenuto testata autonoma con il nuovo nome nel gennaio del ‘77, Alter alter presentava, sulle proprie pagine, alcune delle più grandi firme del fumetto mondiale, tra cui Hugo Pratt, Dino Battaglia, Muñoz e Sampayo, Moebius, Guido Buzzelli, Sergio Toppi, Guido Crepaz e Altan, tanto per citarne alcuni.

Paz si inserì quindi tra questi maestri, “con molta irruenza, ma anche con molta timidezza”, come affermato da Oreste del Buono, direttore responsabile di Linus dal ‘72 all’81 e poi di nuovo dal ’95 al 2003, nella sua prefazione alla prima edizione in volume di Pentothal, datata 1982.

Fu l’inizio di una carriera folgorante, spentasi anzi tempo il 16 giugno 1988, quando Andrea Pazienza morì improvvisamente a Montepulciano. Le cause ufficiali del decesso non furono mai rivelate, lasciando intendere che si fosse trattato di un comune malore, sebbene la storia personale dell’artista, che negli anni aveva spesso fatto uso di eroina, abbia fatto sospettare ad un’overdose.

Quale che sia la verità, poco importa di fronte all’immortale lascito di Paz, che ancora oggi non smette di intrigare e far riflettere, a partire proprio dalla sfrontatezza e dall’impetuosità del suo esordio.

La realtà e la verità in Pentothal

Ne Le straordinarie avventure di Pentothal, registri e stili diversi esplodono e si rincorrono per raccontare, almeno nell’intento iniziale dell’autore, l’Italia di quegli anni, tra lotte studentesche e scontri con le autorità.

Un fumetto nato con un’aderenza al reale talmente stringente che l’ultima tavola del primo episodio venne corretta e sostituita in extremis da Pazienza per raccontare l’omicidio di Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua che l’11 marzo 1977 fu raggiunto e ucciso da un colpo di pistola sparato da un giovane carabiniere nel mezzo dei disordini scatenatisi durante una manifestazione studentesca a Bologna.

Una pagina finale nella quale Pazienza si ritrae con occhio sbarrato e capelli scarmigliati, perso in un pensiero alienato: “Tagliato fuori… Sono completamente tagliato fuori…”. Accanto a lui, una radio libera, tipica di quegli anni (probabilmente Radio Alice), inneggia all’unità: “Compagni! Questa sera, alla fine delle varie assemblee, non disperdiamoci! Troviamoci tutti!”. Sotto, la torretta di un autoblindo viene insidiata dal brandello di una bandiera che recita: “Francesco è vivo e lotta insieme a noi”. 

“Ero convinto di disegnare uno sprazzo, sbagliando clamorosamente perché era invece un’inizio” scrisse Paz, per ben due volte, nella nota a questa rocambolesca tavola finale, con un apostrofo che in entrambe le frasi sta dove non dovrebbe stare, quasi a testimoniare linguisticamente la confusione e il disordine del momento.

Tuttavia, a poco a poco, l’iniziale svisceramento di quella realtà sembra gocciolare via dalla matita di Pazienza, che tavola dopo tavola rivolge sempre più lo sguardo dentro se stesso, nei propri desideri, nei propri amori, nelle proprie paure, nei propri mostri.

Una sorta di auto-psicanalisi, operata col massimo della sincerità e della sfacciataggine possibile, come testimoniato sin dal nome del protagonista, alter-ego di Paz stesso, ovvero Pentothal, nome commerciale del tiopental sodico, il barbiturico ad azione ipnotica che Diabolik usa come siero della verità.

Il messaggio, almeno qui, appare chiaro, univoco: in Pentothal non si può mentire, e il privato diventa pubblico, sebbene distinguerlo non sia facile, perché la sua espressione assume sempre più l’aspetto di un sogno allucinatorio, improvvisato, irrazionale e caleidoscopico, forse simile alla “forma di elefante” che Jean Giraud, in arte Moebius, volle dare ai suoi fumetti, contrastando l’idea che una storia dovesse essere lineare, “come una casa, con una porta per entrare, finestre per guardare gli alberi e un caminetto per il fumo”.

E così, in Pentothal, per provare a spiegare sul serio la propria verità, il Paz tenta di dare una qualche forma al caos che sente dentro, lasciandolo però tale, perché evidentemente lo ritiene la manifestazione più pura ed onesta della sua coscienza. E questo caos è permeato da echi di urla, quelle dell’autore iper-narcistista che, in qualche modo, chiede aiuto e amore al mondo da cui dice di volersi distaccare.

Avventure ipertestuali

L’agitata frantumazione onirica di Pazienza rende le tavole di Pentothal assai complesse da decifrare.

L’opera è infatti praticamente un susseguirsi spericolato di allusioni, citazioni, rimandi e collegamenti alla condizione socio-politica dell’Italia, alla vita dell’autore e alla sua psiche, spesso tenuti insieme da frequenti incursioni nel non-senso.

Lo stile dei disegni oscilla vertiginosamente tra l’iperrealismo e il cartoonesco, non disprezzando il grottesco di Robert Crumb o la visionarietà di Moebius.

Anche dialoghi e didascalie sono caratterizzati da una sperimentazione estrema, fatta di colloquialismi, imprecisioni, dialettismi, flussi di coscienza, neologismi e mancati nessi causa-effetto. Si citano ad esempio gli aggettivi inventati “pispante”, “tamtamico”, “miritescente”, o i frequenti errori, come apostrofi impropri, accenti omessi, lettere mancanti e cancellature.

Tutto ciò fa di Pentothal una sorta di ipertesto, complessissimo e labirintico, nel quale è facile perdersi, a volte letteralmente soverchiati dalla mole di significati proposti dall’autore.

Ma forse Paz voleva proprio questo: condividere il proprio marasma e farci perdere anche i propri lettori ed editori, ridendo pure un po’ del loro spaesamento e della loro frustrazione.

Una resa che sa di vittoria…

Le straordinarie avventure di Pentothal è un trip psichedelico che fonde e confonde realtà, illusioni, desideri, timori e tanto altro, e lo fa con la pura strafottenza di chi sente dentro un dono di natura al quale doversi arrendere, senza condizioni, per imparare a fare “i righi dritti”.

Se entrerete anche voi in questo trip, pispanti amici, avrete modo di immergervi nel magma ideativo di un artista che seppe catturare lo spirito di un momento e di una generazione, come solo i più grandi sono in grado di fare.