Piccole storie capresi di Luigi Lembo – Maria da Zara e la guerra dei cani

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Seggiovia Monte Solaro

di Luigi Lembo

In una villa alle pendici del Castiglione viveva un personaggio poco raccontato dalla bibliografia isolana ma che ebbe importanti ruoli nel periodo fascista e anche dopo.  Parlo di Filippo Anfuso, diplomatico di carriera (fu dal 1925 ambasciatore a Monaco, Budapest, Berlino, Pechino, Atene) ma anche tenente d’artiglieria partecipante alla Guerra Civile spagnola. Fu segretario del ministro degli esteri Galeazzo Ciano  e suo capogabinetto nel 1938. Dopo la guerra Anfuso si rifugiò in Francia per ritornare poi in Italia e a Capri nel 1950 e diventando nel 1953 deputato al parlamento eletto nel Movimento sociale Italiano.  A Capri viveva  a Villa Tirrenia con sua moglie Maria de Lazara che aveva una particolare passione: quella di raccogliere e curare cani randagi che a quei tempi scorazzavano affamati sull’Isola.  Maria li accoglieva, dava ad ognuno un nome, spesso quelli di gerarchi vecchi amici del marito, e pretendeva dagli stessi che ubbidissero fedeli ad ogni suo comando.  In realtà questo  assembramento di animali costituiva un problema non da poco per la comunità. Particolarmente di notte, il silenzio caprese veniva seriamente turbato:  si udiva un continuo abbaiare che molestava il vicinato tant’è che erano frequenti le mattine seguenti, le proteste di fronte all’uscio della villa di chi la notte non era riuscito a dormire per il latrare dei cani.  Tanto fu la protesta che Maria Da Lazara fu costretta a trasferirli ad Anacapri, in aperta campagna, ma il suo non fu una forma di abbandono, anzi. Ogni giorno li raggiungeva e con due, a volte tre taxi, li raggruppava e scendeva al paese tenendoli al guinzaglio e facendosi accompagnare durante lo shopping e le sue lunghe  passeggiate. Per alloggiare i cani aveva acquistato un ettaro di terreno nei pressi di Villa Damecuta spendendo una cifra non marginale e realizzando un vero e proprio villaggio canino.  Vi erano alloggi in muratura, aree per il gioco ed il riposo degli animali, un infermeria e persino un cimitero per dare degna sepoltura agli animali deceduti.  Si racconta che raggiunse oltre centosessanta randagi ospitati nel suo centro, pagando doverosamente  la tassa di possesso al Comune di Anacapri. Ma la presenza degli animali creava comunque problemi anche ad Anacapri:  giunsero al Sindaco De Tommaso pressanti proteste da cittadini, villeggianti e albergatori che mal sopportavano il continuo latrare degli animali.  Invitato anche dal Prefetto di Napoli, il Sindaco de Tommaso emise due provvedimenti nel 1954 ordinando la chiusura del canile e il trasferimento degli animali pena l’esecuzione d’ufficio. Maria Da Zara, per amore dei suoi cani si oppose strenuamente fino a scomodare il Consiglio di Stato. E nonostante che la curiosa questione aveva  trovato ampio spazio sulla stampa nazionale, nonostante lettere e telegrammi di zoofili e cinofili, fu costretta suo malgrado ad ottemperare. Profondamente amareggiata, lasciò Capri trasferendosi nel lontano Friuli, sua regione d’origine, non ritornando mai più sull’amata Isola.

Seggiovia Monte Solaro