Dal giovane Lucio a Caruso: come si diventa Dalla

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Seggiovia Monte Solaro

Fonte: Il Resto del Carlino

di Pierfrancesco Pacoda

Dalle scorribande con gli amici, destinazione i campetti improvvisati di calcio di Gaibola, alle notti insonni consumate alla ricerca della rima perfetta, dell’ incastro magistrale tra parola e musica che avrebbe emozionato più di una generazione. Lucio Dalla come non lo abbiamo mai conosciuto: è questo l’ obiettivo del regista Ambrogio Lo Giudice, che dopo la pellicola sullo Zecchino d’ Oro, torna alle ambientazioni bolognesi con un film sul grande cantautore prodotto dalla Compagnia Leone Cinematografica. L’ uscita nelle sale è prevista nel 2022, in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell’ artista.



Lo Giudice, su Dalla si è detto e scritto tantissimo. Il suo sarà uno sguardo diverso?

«Avendo avuto il grande privilegio di aver lavorato a lungo con Dalla, di essere stato al suo fianco per molti decenni, voglio raccontarlo in maniera intima, privata, quasi. Vorrei, grazie anche alla sceneggiatura, affidata a Stefano Rulli, che lo spettatore vivesse l’ illusione di essere al suo fianco, di condividerne l’ atto creativo, la sua grande energia. Ma anche i dubbi, le incertezze, lontano dalla glorificazione a tutti i costi».



Che arco temporale abbraccia il film?

«Ricostruiamo i giorni della gioventù e della prima adolescenza, il rapporto importantissimo con la madre, l’ improvvisa consapevolezza di essere quello che oggi verrebbe definito un ‘ragazzo prodigio’. E’ giovanissimo quando suona nelle grandi orchestre, nei night, affianca le star bolognesi del jazz, si esibisce in Francia al primo festival europeo del jazz. Lo seguiamo nel corso della sua carriera, fino al decisivo incontro con il poeta Roberto Roversi, che ne segna fortemente l’ identità e alla successiva scoperta delle sue doti come autore di testi. Un viaggio che culmina nello straordinario episodio artistico di Caruso».

Episodio del quale lei è stato testimone oculare.

«Certo, io ero con Lucio nella sua barca al largo tra Capri e Sorrento nel 1986, quando arrivà l’ ispirazione per scrivere quella canzone epocale, strana, apparentemente inadatta al mondo del pop, che lui aveva ormai conquistato. Ed eravamo insieme anche quando il barista del bar La Scogliera gli raccontò i giorni del soggiorno di Caruso a Sorrento. Ho vissuto le varie fasi che hanno fatto di una semplice suggestione il brano che conosciamo, la cui storia chiuderà la nostra narrazione».

Una narrazione che può vantare un patrocinio importante.

«Non avremmo iniziato a immaginare il film se non avessimo avuto il patrocinio della Fondazione Dalla. Per noi era essenziale la loro approvazione e il loro sostegno, che si tradurrà nella possibilità di utilizzare preziosissime fonti di archivio sia audio che video, molte inedite che noi, voglio sottolinearlo, non useremo mai in maniera ‘documentaristica’, ma sempre inserendole nella finzione cinematografica».



Come si svilupperà la lavorazione?

«Siamo nella fase della scrittura e dei sopralluoghi negli ambienti dove gireremo, che sono quelli della vita di Lucio Dalla. In buona parte il film sarà realizzato a Bologna, con molte scene nella splendida casa museo di Via d’ Azeglio. Poi saremo a Roma, la città delle case discografiche e delle sue prime esperienze professionali e nelle amate Isole Tremiti, il suo ritiro, la sua costante fonte di felicità. A breve sceglieremo l’ attore che lo interpreterà e la ‘prima’ è fissata il 4 marzo 2022, in occasione dei dieci anni dalla sua scomparsa.

Naturalmente a Bologna».

Seggiovia Monte Solaro