Intervista a Dario Faiella: «Io, eterno figlio di Peppino ho scelto un altro cognome»

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Seggiovia Monte Solaro

Fonte: ilmattino.it

di Maria Chiara Aulisio

Dario Faiella , classe 86, è il terzo figlio di Peppino di Capri. Il più piccolo, dopo Igor e Edoardo, quello che con mamma Giuliana seguiva il papà nei teatri e lo ascoltava a bocca aperta, incantato e emozionato, seduto in prima fila. Champagne, Luna caprese, Un grande amore e niente più, Nun è peccato: musica e parole – giusto per citare qualche titolo intramontabile – che Dario conosceva orgogliosamente a memoria. Peppino di Capri fa festa con gli amici di sempre per i suoi primi 81 anni Bel papà ingombrante, però. «Non potrei dire il contrario. Da bambino perfino il gelataio mi faceva credito perché ero il figlio di Peppino di Capri. Per non parlare delle maestre. Quando veniva a prendermi a scuola, e spuntava in aula, impazzivano tutte». E lei? Che reazione aveva? «Ero abituato. Al calcetto succedeva più o meno la stessa cosa: appena compariva a bordo campo la partita non la guardava più a nessuno, l’ attenzione si concentrava solo su di lui». Il prezzo della popolarità. «Assai alto, nel bene e nel male». Cominciamo dal bene. «L’ orgoglio, innanzitutto. Ero – e lo sono tutt’ ora – fiero di lui. Felice che papà fosse così conosciuto e soprattutto straordinariamente bravo. Questa soddisfazione mi faceva sopportare anche il dispiacere di vederlo andar via molto spesso. La musica è sacrificio, a volte ammetto di averla odiata». Ha odiato la musica? «Mi portava via il papà. Partiva per settimane, ha girato il mondo con le sue canzoni. Ricordo una tournée perfino in Sud America». Quindi a seguire le orme di Peppino non ci ha mai pensato? «No, diversamente da mio fratello Edoardo che invece è un musicista, – e che però si è trasferito all’ estero con la sua band per evitare paragoni – io ho fatto altre scelte, benché sappia cantare e suonare pure bene». Dicevamo: il prezzo (alto) da pagare per la popolarità. «Beh, sei marchiato a vita, inutile negarlo. In ogni circostanza devi fare i conti con il cognome che porti». Faccia un esempio. «Volevo fare l’ attore. Non dico che è stato un problema ma quasi». E perché? «Ovunque andassi tutti pensavano chissà quali e quante raccomandazioni avessi. Vaglielo a spiegare che mio padre non ha mai sponsorizzato manco se stesso, figurati uno di noi: impossibile». Insomma quasi un handicap. «Una difficoltà in più. Per risolvere il problema decisi di cambiare cognome, artisticamente, è chiaro. E diventai Dario Castiglio». Uno pseudonimo, dunque. Ma perché Castiglio? «Mio padre aveva scelto di portare il nome dell’ isola in cui è nato, io mi accontentai di una sua piccola parte: la collinetta di Castiglione, dove giocavo da bambino. In ogni caso fu una scelta che appartiene al passato. La mia vita oggi è cambiata». In che modo? «Non faccio più l’ attore. Vivo felicemente a Capri, almeno sei mesi all’ anno, con la mia compagna e nostro figlio, e mi occupo di altro». Scelta d’ amore? «Da tutti i punti di vista. Ho una bella famiglia e lavoro sull’ isola che amo». E che cosa fa? «Gestisco un’ agenzia di servizi, Capri first class, dalla villa al transfer, dallo yacht agli eventi, propongo soggiorni sull’ isola un po’ diversi dal solito. A cominciare dalla Casa di Capri». Di che si tratta? «È la nostra casa di famiglia, nell’ antico borgo di Santa Teresa, l’ abbiamo aperta all’ ospitalità. L’ atmosfera vi assicuro che è unica: fotografie mai viste, cimeli e oggetti personali raccontano cinquant’ anni di storia di mio padre». Un tuffo negli anni Sessanta. «Solo tre camere: Champagne, Luna Caprese e il Sognatore. Una magia». Il Sognatore, una delle canzoni, tra le tante, che Peppino ha presentato a Sanremo. «Era il 1987, quel brano entrò rapidamente fra i suoi maggiori successi benché si fosse piazzato solo quinto sul palco dell’ Ariston. Sanremo, che ricordi pazzeschi…». Bei ricordi? «Entusiasmanti. Tutta la famiglia veniva coinvolta nella preparazione e nell’ attesa. Bisognava essere pronti. La tensione si tagliava a fette: interviste, giornalisti, televisione sempre accesa, il telefono che squillava continuamente». Un momento speciale. «A me sembrava di essere a Natale: stessa trepidazione. Poi finalmente arrivava il grande giorno e lo vedevo in tv, e ogni volta stentavo a crederci. Invece lui era al piano che suonava e cantava sorridendo. Tanto successo mi rendeva felice, certo, però ero anche un po’ geloso». Avrebbe voluto essere con lui? «Ben volentieri, ma non sempre potevamo stargli dietro, men che meno in queste circostanze così caotiche. Lo seguivamo, soprattutto mamma e io, quando non andava troppo lontano e gli eventi non erano impegnativi come il festival di Sanremo». Meglio i concerti di Capodanno? «Pure peggio, per carità. Mai passato il 31 dicembre con mio padre. Anzi, solo una volta. Per combinazione cantava a un veglione organizzato sull’ isola di Capri. Fu una grande gioia per tutti noi brindare a mezzanotte con lui». Ultima domanda. Ha detto di aver abbandonato la carriera di attore. Perché? «Quel mondo non mi apparteneva. Troppi compromessi ai quali non avevo voglia di cedere, una gavetta infinita che rischiava di non portarmi da nessuna parte se non a certe condizioni. E poi vuoi mettere la bellezza di vivere a Capri, lavorare per la mia isola Azzurra godendomi la famiglia, e ora, finalmente, anche mio padre».