FOCUS di Massimo Maresca – Annalena Cimino nell’albo d’oro dei poeti

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Annalena Cimino
Seggiovia Monte Solaro

Focus

      di Massimo Maresca

Annalena Cimino nell’albo d’oro dei poeti

Annalena Cimino, poetessa caprese, è stata inserita nell’albo d’oro dei poeti e scrittori contemporanei italiani. Una persona intelligente, di accesa sensibilità ed eleganza, nel giro di pochi anni Annalena è stata insignita di molti riconoscimenti importanti, ha pubblicato quattro sillogi poetiche e le sue opere sono presenti in numerose raccolte e antologie. La sua forma d’arte è apprezzata non solo in Italia, tanto da entrare a far parte della prima esposizione virtuale Cileno-Italiana a cinquant’anni dal Premio Nobel per la Letteratura a Pablo Neruda (https://pabloneruda.bibliofilos.cl/it/).

Il dramma è che l’importanza della poesia non è sempre capita. Essa vuole da un lato che il lettore si concentri con intelligenza e dall’altro pretende che si lasci trasportare. La poesia è forse come un tram aperto che cammina lento, su cui puoi saltare su e scendere all’occorrenza. Tua è l’iniziativa di salire, sua la forza di trasportare. Ecco perché un’artista caprese e donna di cultura come Annalena vale la pena di essere conosciuta un po’ più a fondo.

Un articolo non è sufficiente, ma abbiamo comunque avuto voglia di porle qualche domanda per comprendere in primis cosa l’abbia spinta a “uscire fuori” e non trattenere per sé l’arte che le scorre nelle vene. «Era il gennaio del 2012 e un giorno provai l’impulso incontrollabile di buttare parole in un taccuino, fiumi di parole che dopo due mesi avevano racchiuso la bozza di quello che a breve sarà il mio primo romanzo, un thriller. Dopo mesi, in estate mi fu regalato il mio primo PC creai un account fb, premesso che io non sono una tecnologica nonostante i miei studi siano di indirizzo tecnico commerciale. A un certo punto ho iniziato a conoscere persone che erano nell’ambiente della poesia e che sono diventate amicizie virtuali. Ogni tanto compariva qualche pensiero e lo buttavo in un’agenda. Nel novembre 2012 è nata la mia prima lirica, “L’amante della luna” che ha dato nel 2015 il titolo alla mia prima silloge poetica. Da quel giorno i versi fuoriuscivano da me in maniera irrefrenabile e inaspettata. Li facevo leggere a qualche amico che già era inserito nell’ambiente poetico e che mi spronava ad andare avanti. Iniziai a pubblicare qualcosa con molto timore, l’ambiente in cui vivo mi ha molto condizionata nel momento in cui uscivano parole e versi che definirei “ un fiume in piena” che mai avrei immaginato di celare in me. L’isola, l’ambiente ristretto, dove tutti conoscono tutti, dove qualsiasi evento che sfori dal normale iter giornaliero è oggetto di chiacchiere e critiche, illazioni e fraintendimenti mi ha frenato tanto da ricorrere prima a uno pseudonimo che riconduceva facilmente a me e poi quando gli scritti sono diventati più forti e incisivi a ricorrere a un profilo celato da un nome di fantasia, creando un personaggio che non esisteva e che ha ingannato tutti, amici reali e virtuali. Quando ho compreso che quegli scritti riscuotevano successo ma non potevo dire che erano miei ho deciso che non era giusto frenare il mio io. Ho preso tutto e l’ho trasferito sulla mia pagina e sono stati poi pubblicati anche nel primo libro. Quel personaggio tormentato e di fantasia è sparito per sempre e da quel momento è esistita solo Annalena Cimino che non ha mai avuto timore a scrivere tutto ciò che le esce dall’anima. Adesso ho capito che ho fatto un salto nel buio ma per fortuna ho avuto un invisibile paracadute che mi ha sorretta: La mia forza di volontà, il supporto di tante persone che hanno creduto e credono nella mia arte e la mia indifferenza verso ciò che poteva dire e pensare la gente».

A questo punto ci incuriosisce sapere cosa ci sia alla radice di ogni suo componimento. «Non c’è nulla di preciso, uno stato d’animo, un pensiero, un dolore, un momento di rabbia, un paesaggio, una sensazione, il leggere una notizia che mi colpisce e poi mi fa scrivere poesia civile che non è sicuramente ciò per cui sono predisposta, io non amo le regole, mi definisco uno spirito selvaggio, nonostante tutto ciò ho iniziato anche a studiare le regole perché conoscerle serve anche per poter poi valutare gli scritti di altri quando faccio parte delle giurie dei concorsi letterari e quando vengo invitata a fare prefazioni di libri o a recensire opere di altri autori».

E cosa rappresenta Capri per Annalena? «L’isola di Capri, la mia terra, il luogo dove sono nata e vivo, il luogo tanto amato e a volte odiato, il luogo che negli ultimi cinque anni ho lasciato spessissimo per andare in mille posti diversi, anche in Serbia, dove mi sono confrontata con innumerevoli persone e realtà, luoghi d’incanto, dove ho lasciato versi e pezzi di cuore. La lasciavo con entusiasmo portando con me la mia valigia, lasciando tutto indietro, dopo qualche giorno sentivo la necessità di ritornare, di arrivare e osservare il borgo dove sono nata e mi sentivo a casa mia. Dopo un po’ avevo bisogno di evadere. Un bilanciamento perfetto della mia esistenza che purtroppo la pandemia ha messo a dura prova, ma io so che è solo un momento di transizione e che sono sempre pronta a lanciarmi verso nuovi orizzonti col mio invisibile paracadute».

Nel ringraziare Annalena per il tempo che ha dedicato ai lettori del nostro giornale, le chiediamo di dedicarci qualche verso. «Ringraziando tutti coloro che in qualche modo hanno sempre accompagnato i miei passi, supportandomi e credendo in me, voglio dedicare ai lettori di Capripress questi brevi versi che racchiudono Annalena Cimino, inseriti nella mia ultima silloge poetica Ali d’un sogno, edita a maggio 2020 da Intermedia Edizioni. La poesia si intitola “Ho vagato”».

Ho vagato mille anni

tra le crepe della vita,

vi ho cercato muschio bianco,

ho trovato solo ortiche,

aggredivano la mia pelle,

inalavo la fragranza delle rose,

ritraevo la mia mano,

avevo i solchi delle spine,

sangue e terra fra le dita,

fuoco e rabbia dentro l’anima.

Ho vissuto pochi giorni

tra le stelle e l’universo,

senza peso, senza tempo.

Ho vagato e ho vissuto…

Seggiovia Monte Solaro