Crisi Hotel e B&b, attacco a Conte «Noi dimenticati»

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Fonte: Metropolis

di Marco Milano

Un settore devastato dalla pandemia da Covid 19 e dal crollo clamoroso di arrivi e presenze. E’ quello del turismo che, specialmente al Sud, è finito ormai gambe all’aria. E’ dalle capitali dell’ospitalità della Campania come Sorrento e Capri che parte l’ennesimo grido di dolore. Sono denunce forti quelle degli imprenditori che accusano il governo centrale e anche la Regione Campania di non aver attivato provvedimenti e strumenti adeguati non solo ad aiutare l’intero comparto, ma a favorire una ripartenza quando – si spera quanto prima – l’epidemia sarà sconfitta e il Covid 19 sarà un lontano ricordo. Ira degli albergatori «L’unica cosa che condividiamo del documento esaminato in Consiglio dei ministri è la parola bozza» dice in modo seccato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, che boccia d u r a m e n t e l’ultima release del Piano nazionale di ripresa e resilienza . Lo stesso fa Costanzo Iaccarino, numero uno degli albergatori campani e sorrentini. Bocca dice chiaro e tondo che «al turismo, settore più colpito della pandemia, che vale più del 13 per cento del Pil e a parole viene definito strategico per lo sviluppo del Paese, viene dedicata scarsa attenzione, con una dotazione finanziaria esigua (3,1 miliardi di euro per cultura e turismo, pari all’1,6 per cento dei 196 miliardi previsti dal piano), per di più orientata quasi unicamente ai grandi attrattori turistico culturali». Il presidente degli albergatori italiani chiede che «il Piano venga integrato con urgenza, prevedendo una linea di intervento volta a sostenere la riqualificazione dell’intero sistema d’offerta turistica. Se il governo non ha idee, chiami le imprese al tavolo e le proposte non mancheranno. Invitiamo il Governo a non essere timido, conclude Bocca: scriva esplicitamente nel piano che le risorse destinate all’efficientamento dell’edilizia privata sono destinate anche alla riqualificazione degli immobili produttivi». Sos dai B&b Da Sorrento e Capri fortissima protesta per la ripartizione del recovery fund che uccide il turismo. Atex Campania, l’associazione turismo extralberghiero interviene in difesa del terziario della penisola sorrentina e dell’isola azzurra. «Il nostro turismo ha detto Sergio Fedele, presidente di Atex Campania è in agonia. Senza risorse non potrà resistere né ripartire. Tutti sappiamo che le risorse per il turismo non possono venire dai comuni o dalle Regioni». Nel mirino dell’associazione la ripartizione dei recovery fund e la scarsa considerazione dimostrata nei confronti del comparto turistico. «Sulla bozza del provvedimento (sulla quale non c’è ancora il via libera del consiglio dei ministri) spiega il numero uno di Atex – ammontano a 196 miliardi le risorse che il governo metterà per le sei macro-aree del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questa ripartizione per il binomio turismo-cultura sono stati destinati tre miliardi di euro. Una decisione che darebbe un colpo mortale al turismo. Questo settore doveva a nostro avviso essere uno degli asset principali cui distribuire i recovery fund. Non è stato così e soprattutto sono stati destinati solo tre miliardi (insieme alla cultura), un importo con cui si dovrebbe fronteggiare la strategia di assistenza e ripartenza di cui il settore ha necessità assoluta. Un importo ridicolo per le oggettive esigenze del turismo. Se si pensa di dare briciole o misure come il bonus vacanze, il nostro turismo non riuscirà a resistere e a ripartire». E da parte di Atex, in questo senso, è stato lanciato un appello rivolto ai rappresentanti istituzionali, ai sindaci dei comuni della penisola sorrentina e dell’isola di Capri, a far sentire «una voce forte dai nostri territori per cambiare la ripartizione dei recovery fund». Secondo Fedele occorre una vera e propria mobilitazione «di tutte le persone che hanno un minimo di buon senso» e di tutti coloro che operano nel settore «perdere l’occasione dei recovery fund ha aggiunto – significa spazzare via il turismo e soprattutto località che vivono esclusivamente di turismo». Lavoratori sul lastrico Evidentemente sono i lavoratori stagionali a soffrire le pene dell’inferno in questo momento drammatico. Sinora non ci sono lumi su ulteriori strumenti di supporto finanziario e tanti nell’ultima estate hanno potuto lavorare al massimo per un paio di mesi e con contratti part time. Ed è qui che le stesse aziende reclamano attenzione con l’obiettivo di scongiurare ulteriori restrizioni