Lo skipper di Diego «Amava Capri e Portici»

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Fonte: Metropolis

di Gianluigi Noviello

Erano passati pochi mesi dal suo arrivo a Napoli, Diego era già stato ammaliato e rapito dalle bellezze della costa campana e si concedeva spesso delle gite in barca con alcuni amici, finché non decise di prenderne una tutta per sé: ed è proprio in quel momento che cambia la vita di Tommaso Zolfo, 71 anni il prossimo mese di febbraio, una vita spesa in mare e per sette anni skipper personale di Diego Armando Maradona. “Ci conoscemmo tramite Peppe Bruscolotti – racconta il lupo di mare ercolanese, papà dell’ex centrocampista granata Francesco – ricordo ancora la nostra prima escursione a bordo di un offshore 46 della Tullio Abbate al largo di Capri, dove portai anche Don Chitoro, il suo adorabile padre”. L’isola azzurra, il grande amore del Pelusa, ma non solo: “Positano, Ischia, Procida, Ventotene, Gaeta – prosegue Tommaso – erano queste le nostre mete abituali, sempre in compagnia di Claudia, poi Ferrara, Bruscolotti e Careca che con le rispettive mogli erano i compagni preferiti delle escursioni di Diego”. Su Ciro Ferrara c’è un aneddoto che fortifica ancor di più il forte legame esistente tra i due: “Quando Ciro si sposò Diego gli regalò una mini crociera a bordo del suo yacht – ricorda l’ex skipper del Pibe de Oro – e ricordo che facemmo il giro di tutta la costa campana in lungo e largo, spingendoci fino a Ponza e Ventotene”. Tantissime gite in barca, ma anche quattro indimenticabili cene a casa Zolfo, nella casa dove tutt’ora vive con la moglie, in Via Roma, al confine con la Reggia borbonica di Portici ed a pochi passi dal Municipio e dagli Scavi archeologici di Ercolano: “La prima volta venne nel 1986, con Dalma che aveva pochi mesi di vita. Claudia era aiutata anche da una babysitter che era venuta dall’Argentina”. Nell’andare indietro con la mente a più di trent’anni fa, Tommaso fa ancora fatica a contenere l’emozione, specialmente in questi giorni: “Ero contentissimo ma allo stesso tempo teso – rivela – però Diego con la sua grande umanità ed umiltà si trovò subito a suo agio e fece subito amicizia con le mie duefiglie e con mio figlio Francesco che all’epoca aveva appena iniziato a giocare nella scuola calcio che Diego aveva insieme a Peppe Bruscolotti a San Sebastiano al Vesuvio”. Un battesimo del fuoco per Francesco Zolfo, che in carriera è arrivato a giocare fino in Serie C2 per ben quattro stagioni di filacon la maglia dell’Aversa Normanna, ma che può vantarsi di aver palleggiato in casa sua nientemeno che con Maradona: “Diego era fatto così, non ci pensava due volte e si alzava anche da tavola per far felice Francesco e giocare con lui”. Un amore particolare quello di Diego con il territorio del Miglio d’Oro: “Rimase incantato dal panorama che si vede da casa mia, in particolare fu folgorato dalla posizione privilegiata accanto alla Reggia di Portici e con vista sugli Scavi di Ercolano”. L’antico parco archeologico che Maradona avrebbe sempre voluto visitare ma che gli era impossibile da poter fare all’epoca senza essere assediato dalla folla: “Doveva venirmi a trovare sempre a tarda sera perché altrimenti ci saremmo trovati assediati, come infatti stava per accadere l’ultima volta che venne a casa mia”. C’era anche un altro posto che Diego ha visitato spesso: “Siamo stati spesso a pranzo al ristorante che era situato vicino Villa d’Elboeuf al porto del Granatello, ci arrivavamo sempre in barca ed eravamo spesso in compagnia del Dottor Claudio Teodonno, ex Presidente del Consiglio Comunale di Portici”. Proprio in barca Tommaso ha vissuto gran parte dei suoi sette anni di ricordi con El Diez in terra partenopea: “Una volta a Marechiaro stava facendo il bagno quando ad un certo punto fummo colpiti dalle grida di un uomo in mare che stava quasi per annegare: gli prestammo immediatamente soccorso facendolo salire a bordo e riportandolo a riva e questa persona ci salutò in lacrime, era commosso perché nello stesso momento aver conosciuto il suo idolo che gli aveva anche salvato la vita”. Tanta beneficenza fatta dal talento di Villa Fiorito, anche con lo stesso Tommaso protagonista: “Ricordo ancora come fosse ieri la vigilia di Napoli-Milan nel 1986/87 – conclude il marinaio ercolanese – c’erano una decina di piccole tifose azzurre sulla sedia a rotelle, ma non si trovavano più biglietti. Decisi di rivolgermi a lui e dopo solo poche ore me li fece recapitare a casa, ma non solo: a fine partita venne anche a salutarle, facendole tornare a casa felicissime”. Da mercoledì scorso Tommaso ha perso un amico vero e fa ancora fatica a crederci: “Per me è solamente andato a giocare una partita in trasferta, sono sicuro che un giorno ci rincontreremo a miglior vita ricordandoci tutti quei bei momenti vissuti insieme”