Piccole e grandi storie capresi di Luigi Lembo – Capri e il naufragio dell’Ercole, primo mistero dell’Italia unita

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di Luigi Lembo

Qualche settimana fa, su un quotidiano di provincia, fu pubblicata una notizia minore sfuggita ai più: un giovane di Amantea di nome Maurizio Raia, appassionato di meccanica e di storia, durante un’immersione di fronte alla foce del torrente Catocastro, si accorge che, a pochissimi metri dalla riva, giace sommersa una caldaia a vapore e con essa anche il maestoso scheletro del telaio che la sorreggeva. Ricollega il ritrovamento all’ipotesi di un misterioso naufragio, quello dell’Ercole affondato a suo parere sulle coste calabresi proprio a 140 miglia da Palermo così come relazionato dal capitano inglese nel suo giornale di bordo. A questo punto decide di inviare una segnalazione alla Soprintendenza ai beni culturali di Cosenza e alla Delegazione di spiaggia di Amantea che, a sua volta, la trasmette alla Guardia Costiera di Vibo Marina, competente territorialmente. Si rinnova così un mistero, avvenuto 160 anni prima che vuole che invece il naufragio sia avvenuto nelle acque della nostra Isola. Era il 4 maggio 1861, 13 giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, lasciava Palermo il piroscafo “Ercole”, di circa 45 tonnellate di stazza. Appartenente alla compagnia “Calabro-Sicula”, lo comanda il capitano Michele Mancino con 18 uomini d’equipaggio, napoletani e calabresi, e 40-60 passeggeri. Era stipato fino al limite con 232 tonnellate di merce. La destinazione era il porto di Napoli, la durata prevista del viaggio era di 28 ore. Circa due ore dopo parte, con uguale destinazione e rotta, il piroscafo “Pompei”, seguito dal vascello militare inglese “Exmouth” proveniente da Messina. Fra i passeggeri dell’“Ercole” diversi garibaldini, reduci dalla spedizione in Sicilia, guidati da Ippolito Nievo, scrittore arruolatosi nei Mille con il grado di colonnello a cui Capri ha dedicato anche una scuola , che portava con sé l’intera documentazione contabile , gelosamente custodita in una cassaforte, riguardante la gestione finanziaria dell’impresa dei Mille: ricevute, fatture, lettere, denaro, tanto denaro,  confiscato nelle banche siciliane e tutto quello che riguarda l’immenso patrimonio di cui era dotato Garibaldi ma, soprattutto, le prove di un finanziamento di 10mila piastre turche arrivato alle camicie rosse dalla massoneria inglese. Il piroscafo non arrivò mai a Napoli e la cosa ancora più strana fu quella del mancato ritrovamento di vittime, superstiti, oggetti o fasciame della nave. Niente, tutto misteriosamente inghiottito dal mare. Qualche mese dopo vennero pubblicati i risultati di tutte le inchieste: l’Ercole risultò ufficialmente affondato il 5 marzo davanti a Capri; secondo il ministero della Guerra la causa fu un  affondamento per incendio o scoppio delle caldaie e conseguente capovolgimento ma molti dubbi rimasero sul fatto che non fu un casuale incidente. Il punto di affondamento non fu  tra l’altro mai individuato; fu detto che probabilmente l’incidente avvenne poco lontano dai Faraglioni e da Punta del Capo. Nel tempo vari furono i tentativi di individuale il relitto anche in considerazione dell’ingente tesoro che si sospetta sia ancora conservato a bordo. Quello più importante fu nel  1953 ad opera di Jacques Piccard, il quale, su pressione di Stanislao Nievo, pronipote dello scrittore, individuerà diversi relitti, ma non quelli che interessavano davvero. Pur con le moderne tecnologie, ancor oggi il mistero dell’Ercole e del suo tesoro nei fondali del mare di Capri rimane tale e con esso capire cosa sia realmente successo e dove sia l’effettiva collocazione del relitto.