Giovani industriali da Capri a Roma ma il convegno è sul Sud

0
87

Fonte: Il Mattino

di Nando Santonastaso

Dice che «lo spostamento a Roma è stato concordato con i vertici di Confindustria». Che «la decisione è stata presa per motivi esclusivamente sanitari» e «fortemente ponderata in virtù di questi rischi che avrebbero compromesso il regolare svolgimento dell’ appuntamento». E che, comunque, la scelta di Roma, «nella sede di Confindustria, in casa nostra», è stata «occasionale e solo temporanea, tanto che nel 2021 si tornerà in Campania, nella sede consueta». Alessandro Di Ruocco, presidente dei Giovani industriali e vicepresidente di diritto della squadra che affiancherà il nuovo presidente dell’ Unione industriali di Napoli, Manfellotto, assicura che l’ identità territoriale del Convegno nazionale dei giovani industriali, nato 36 anni fa a Capri, poi trasferito a Napoli e dirottato oggi e domani a Roma, non è perduta. «Lo dimostra anche il fatto che ad aprire i lavori sarà come di consueto il presidente regionale del Gruppo Giovani imprenditori della Campania, Vittorio Ciotola. E che l’ apertura della seconda giornata è affidata al presidente del Comitato interregionale del Mezzogiorno dei Giovani industriali, Gabriele Lippolis», spiega.

Restano le perplessità sulla decisione, a giudicare peraltro dalla situazione sanitaria attuale che non risparmia Roma come Napoli.

«Ripeto, parliamo di una decisione limitata a questa edizione ma nessuno di noi dimentica che il convegno fu voluto alla fine degli anni Ottanta per bilanciare quello che si svolgeva tradizionalmente in primavera, a Santa Margherita Ligure. Quella matrice meridionale e campana in particolare non viene meno solo perché ci trasferiamo a Roma per colpa del virus».

Ecco, a proposito di virus e di pandemia: in Campania, e non solo, si rischia il lockdown, i giovani imprenditori sono d’ accordo?

«Purtroppo i numeri in crescita dei contagi impongono scelte determinanti a tutela della salute pubblica e, pur condividendo le ordinanze restrittive emesse dal presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca a tutela di tale fondamentale diritto pubblico, ritengo altresì doveroso sollecitare la ricerca di un punto di equilibrio, ossia del giusto compromesso che consenta di tutelare anche i livelli produttivi a garanzia della sostenibilità del nostro sistema economico».

Con la fiscalità di vantaggio introdotta dal governo è stata fatta una scelta importante: ridurre il corso del lavoro per favorire nuove assunzioni e sostenere comunque le imprese del Sud in questa fase. Lei che ne pensa?

«Condivido la misura del governo che stabilisce la decontribuzione del 30% per le aziende del Meridione fino al 31 dicembre. Ma, come hanno dichiarato il presidente Carlo Bonomi e lo stesso ministro Provenzano, la fiscalità di vantaggio deve diventare strutturale: non può servire unicamente, cioè, a sostenere gli attuali livelli occupazionali ma consentire alle imprese di programmare investimenti, sviluppo ed assunzioni nel tempo. Solo così sarà davvero efficace».

Il presidente Bonomi sottolinea che infrastrutture e legalità sono le priorità per ridurre il gap Nord-Sud. Il governo però ha messo in campo il Piano per il Sud 2030 che va ben oltre. Chi ha ragione?

«Condivido il pensiero del presidente Bonomi che, a dispetto di quanto può sembrare, non esclude affatto l’ azione del Piano per il Sud. Il timore è che alla fine prevalgano strumenti di breve impatto, non finalizzati cioè ad una visione di più ampio respiro per il rilancio del Mezzogiorno. Per noi Giovani industriali di Napoli, le infrastrutture a partire dall’ alta velocità ferroviaria, l’ istruzione, la formazione e la transizione digitale sono fondamentali per far crescere il Mezzogiorno. Ma accanto ad essi servono riforme non più rinviabili, come per i processi civili e la sburocratizzazione delle procedure che zavorrano soprattutto le imprese. I fondi europei, dal Mes al Recovery Fund, sono un’ opportunità da non perdere ma allo stesso tempo da tutelare per evitare intromissioni della criminalità organizzata. Per questo, modello organizzativo 231, certificazione per l’ anticorruzione e rating di legalità, devono essere parametri premianti per l’ assegnazione degli appalti».