L’hotel con 2 ristoranti e 3 stelle Michelin: al Capri Palace si parte con l’aperitivo in suite fino alla cena in cantina

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Fonte: reportergourmet.com

di Giovanni Angelucci

Capri, estate 2020, l’isola antica non è mai stata così piacevolmente vivibile, il numero contenuto di turisti di quest’anno la rende ancor più magica, passeggiare su Via Tragara fino ai faraglioni, soprattutto al tramonto e senza gruppi di coreani ad intasare il traffico, appaga i sensi e mette appetito. Qui sono diversi i nomi di spicco della cucina italiana e c’è da divertirsi, molto. L’Olivo per esempio, il ristorante con due stelle Michelin (dal 2012) dello chef Andrea Migliaccio, che quest’anno accoglie, attraverso ‘L’Olivo Undiscovered’, i propri ospiti nella cantina del ristorante, partendo con l’aperitivo nella suite presidenziale, solo quattro tavoli per un’esperienza intima e rigenerante che racconta i suoi primi 10 anni qui, all’interno del Capri Palace Jumeirah. Un format divertente e lussuoso, come l’hotel cinque stelle lusso dell’isola in cui si trova. Chef Migliaccio, famoso nel mondo della ristorazione, soprattutto in quello gastronomico meridionale, è ischitano di nascita ma cresciuto nella rigorosa scuola tedesca di Oliver Glowig, suo predecessore, e con Nino Di Costanzo, Alain Ducasse e Michel Roth. Un cuoco insomma che ha certamente tanto da raccontare, uno chef capace di gestire non solo la realtà bistellata di Anacapri, ma anche la ‘dependance’ sul mare, per così dire, il panoramico ristorante Riccio premiato da La Rossa con una stella. Non si cade in errore nel pensare che i capresi non scelgano L’olivo per le loro cene, Capri è un’isola meravigliosa e molto turistica e la gran parte dei clienti del ristorante, nonché del Capri Palace Jumeirah, è di origine straniera. Ma nonostante questo aspetto, Migliaccio rimane fedele alla sua cucina, proponendo ciò che ritiene essere vicino alla sua idea di cucina campana, e oltre. ‘L’Olivo Undiscovered’ non è solo un viaggio di sapore scelto e proposto per celebrare il primo decennio trascorso dallo Chef Migliaccio al Capri Palace Jumeirah, ma è anche l’occasione per (ri)scoprire un luogo inedito, pensato per coniugare in armonia l’esperienza gastronomica con quel rituale che gli antichi greci chiamavano ‘Xenia’, concetto di ospitalità di cui si legge nella prima pagina del menù. Dunque si giunge nella cantina in cui compaiono mobili antichi e contemporanei, luci soffuse e innumerevoli candele che rilassano mentre la pianista dal tocco delicato suona per l’intera durata della cena. I lampadari tagliati a mano riprendono la forma delle foglie d’olivo e le tenue luci arricchiscono le preziose bottiglie di vino che tutt’attorno fanno da corredo alla sala. Si entra quindi in una realtà quasi aumentata, in una cantina appunto, che non ha finestre, ci si accomoda su ampie poltrone al posto delle più classiche sedie, e ci si gode la performance della brigata per circa tre ore (a dar man forte ci sono il sous chef Giuseppe Parisi e lo chef Salvatore Elefante).