Benedetti Michelangeli quella casa a Capri disegnata da Gio Ponti

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Fonte: Il Mattino

di Donatella Longobardi

Due scogli a picco sul mare uniti da una passerella di cemento. Sopra una costruzione rigorosamente bianca, una terrazza, una parete di vetro, una tenda a righe, un vialetto pavimentato di ciottoli, un pino marittimo che fa capolino da un piccolo cortile. E, all’ interno, un grande salone con un pianoforte sistemato in un angolo su una pedana rialzata. È la casa disegnata da Gio Ponti per Arturo Benedetti Michelangeli, una casa a Capri che avrebbe fatto da pendant con quella di Malaparte a punta Massullo progettata da Libera e dallo stesso scrittore nel 1936. Mentre il mondo della musica celebra i cent’ anni del grande pianista bresciano un omaggio dal mondo dell’ architettura gli arriva attraverso uno studio di Fabio Mangone, professore di storia dell’ architettura alla Federico II, La casa di villeggiatura come luogo di sperimentazione del moderno, Gio Ponti e un controprogetto di casa Malaparte a Capri pubblicato dalla rivista «Città & Storia».

Una casa mai realizzata, restata sempre sulla carta, un lavoro dimenticato, pubblicato su «Stile» nel 1944 precisando che si trattava di un’ elaborazione dell’ anteguerra. Pochi i riferimenti al pianista che dal 1949 intraprese una abituale collaborazione con Napoli e il San Carlo dove si esibì spesso, in tempi in cui sul palcoscenico del Niccolini non erano rari i nomi di altri suoi eccelsi colleghi, da Rubinstein a Richter. Michelangeli teneva recital quasi ogni anno, ma non disdegnava concerti come solista al fianco dell’ orchestra del teatro. L’ ultima volta fu nel 1967, solo Chopin in locandina, poi l’ addio all’ Italia e il volontario esilio in Svizzera dopo il fallimento di una casa discografica di cui era stato tra i fondatori.

In estate, però, tornava su suolo italiano per le vacanze in montagna in Val di Rabbi, dove teneva corsi per i suoi allievi, rigorosamente gratuiti. E Capri? «Si tratta di un’ ideale dimora estiva immaginata per il famoso pianista e per un sito immaginario», spiega Mangone. «Secondo le poche righe di accompagnamento al disegno potrebbe trattarsi di Ischia o Capri, ma le rocce a picco sul mare lo rendono un luogo, in ogni caso inesistente, ma con molte affinità con Capri e la zona rocciosa dove era stata realizzata la casa di Malaparte».

Il perché Ponti avesse disegnato una casa per Benedetti Michelangeli non è chiaro. Ma al momento della creazione aveva annunciato pure future dimore ideali in luoghi di villeggiatura pensate per il poeta Nobel Salvatore Quasimodo e per lo scrittore-politico Piero Bargellini. «In fondo il tema di una casa per un musicista era un tema nuovo, sperimentale, faceva gioco all’ architetto perché in precedenza non era mai stato declinato e Benedetti Michelangeli, già a vent’ anni era una delle glorie musicali italiane», nota lo studioso che nel 2004 aveva pubblicato una ricerca su «Capri e gli architetti». Perché tra i luoghi di villeggiatura italiani tra le due guerre, l’ isola diventa un importante punto di riferimento per le élite intellettuali. Basti pesare a Edwin Cerio ma anche a un nugolo di importanti firme dell’ architettura che si cimentano per committenti illustri. Ecco, allora, Virgilio Marchi (nel 1922) e Carlo Cocchia (nel 1937) che «interpretano» un sito di Marina Piccola per Filippo Tommaso Marinetti che a Capri aveva scritto versi d’ amore per la sua moglie e musa, Beny («… dal mio balcone a Marina Piccola/ti vedo all’ improvviso/ immensificata/ in piedi perpendicolarmente/ tre chilometri di bella donna/ che riempie il cielo!»). O Raffaello Fagnoni che disegna la Casa del poeta per Vincenzo Buronzo al Castiglione, Villa La Prora. Lo stesso Ponti disegna, nel 1937, il primo esempio assoluto di albergo diviso in vari bungalow su terreni di proprietà Signorini in un bosco in località Cesare Augusto, progetto anche questo destinato a restare sulla carta. Come la dimora per Benedetti Michelangeli nata, ricorda Mangone, «da una profonda consapevolezza delle possibilità liriche offerte dal paesaggio caprese» in cui non mancano riferimenti alla celebre casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright. Una dimora d’ eccezione, concepita per il tempo libero, in cui «godere della bellezza degli scenari naturali intesi come spazio ideale per la creatività e la cultura e, naturalmente, per la musica e un pianoforte senza uguali».