Beach Club la Fontelina, un paradiso tra gli scogli dove il mare detta la legge

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Fonte: Il Mattino

di Antonio Menna

Il paradiso è una cosa semplice. Levare per tenere l’ essenziale. Il paradiso è la verità nuda della natura. Scoprirsi, togliere, non mettere. Ed è questo lo sforzo che da ormai più di 70 anni fanno al Beach club La Fontelina di Capri. «Lo stabilimento balneare più bello del mondo», lo definiscono i materiali pubblicitari, aggiungendo un pudico forse. Lasciare alla vista quanto più spazio è possibile. Occupare così poco quasi da sparire. È una presenza lieve, qui, quella degli ombrelloni, di qualche tabella in legno, dei materassini e delle sdraio, degli stessi bagnanti, e dei tavoli della trattoria, che è stata la prima intuizione di Lucia Fiorentino e Peppino Arcucci, con Pasquale e Antonio Gargiulo, nel 1949.

Fare da mangiare laggiù, ai piedi del Belvedere di Tragara, proprio in faccia agli imponenti faraglioni. Che follia. Un posto impensabile: ci arrivi attraversando un sentiero di trecento metri tra mirto e ginestre, facendo bene attenzione a dove metti i piedi. Oppure, via mare. Una barca da Marina piccola, scoglio delle Sirene, che fa da taxi o una imbarcazione privata. Se il mare è grosso, ovviamente, non si può.

Lo stabilimento resta addirittura chiuso. Meglio evitare. È lui che detta i tempi. È lui che decide di farsi salotto, e accogliere. Oppure accigliarsi e respingere. Com’ è la natura, qui, a decidere cosa va bene e cosa no.

La tabella di ingresso è una pennellata sul legno: bagni e ristorante, dice, come fosse una oasi spuntata nel nulla. Strada sterrata, corda a tenere insieme le travi. Una ventina di ombrelloni azzurri appoggiati qui e lì su una pedana di scogli, materassi come piume cadute sulle pietre levigate, una scaletta in ferro per salire dal mare, qualche sdraio, poca ombra, moltissima luce, tutta la bellezza del mondo dentro una giornata al mare. «È un luogo dell’ anima dicono dalla Fontelina -, nato dal lavoro di tante generazioni e dall’ amore e dal rispetto della natura. Un morbido letto di roccia bagnato dall’ acqua di mare dove la bellezza è tale da non lasciare spazio allo sfarzo, dove la mondanità vuol dire semplicità».

LA STORIA A Capri, ovviamente, tutto questo è facile. È vero solo in parte: la bellezza è un vantaggio. Ma rischia anche di essere una trappola subdola. Ci vuole uno sforzo di equilibrio. Quando nel 1949, quattro capresi hanno deciso di provare a fare qualcosa laggiù hanno capito subito che bisognava mettere poco, il meno possibile, e rispettare molto.

L’ idea originaria era quella di una trattoria dove cucinare il pescato del giorno. Poco più di una «furnacella» con i carboni ardenti dove mettere a cuocere i pesci e una pentola per la zuppa. Ghiaccio, vino, e basta così.

Una baracca di legno, questo era la primissima trattoria allestita nelle «fonti del lino», la scogliera con piscine naturali dove le massaie di Capri portavano a macerare le foglie di lino da cui tiravano il filo usato sia per i vestiti sia per le reti dei pescatori.

Lucia Fiorentino, la cuoca, Peppino Arcucci, il marito, l’ imprenditore, che significava artigiano, muratore, lavoratore, cameriere, tutto, e nel tutto c’ è anche un passato di campione di nuoto. Con i due, anche Pasquale Gargiulo, metà contadino, metà pescatore. Comincia così la storia di questo ristorantino di fortuna, in un luogo impervio, dove non arrivava nemmeno l’ acqua dolce per le cucine e le docce, e dove vento e mareggiate ogni anno minacciavano di distruggere tutto. E in alcune occasioni lo hanno fatto. Nel 1972, un’ onda di maltempo si porta ogni cosa e azzera la presenza: come detto, il mare dà e il mare toglie. Nel 1984, una nuova tempesta distrugge anche gli spogliatoi. Nel 1987, ancora, con una violenza mai vista: viene spazzato via il ristorante e viene distrutto lo stabilimento. Ma ogni volta, si rimette mano. Costruire, ricostruire, ricostruire ancora, e sempre meglio e con sempre più attenzione. Col mare lì che guarda placido, ora amico, ora nemico, pronto a dettare la sua legge.

L’ uomo su quegli scogli è come una formica sul dorso di un elefante. Goditi l’ attimo, sembra dire da sotto i Faraglioni, il mare. Ma se decido, butto tutto giù.

I VIP Questo impasto di natura e bellezza, di acqua e semplicità, questa tensione di esclusivo ed essenziale, è stata poi negli anni la grande fortuna della Fontelina, che è diventata una insospettabile spiaggia dei vip, che arrivati qui si spogliano di ogni frivolezza e diluiscono la tentazione mondana nella roccia appuntita che brucia la pelle. Sono tanti i nomi eccellenti transitati per la Fontelina: da Clark Gable a Sophia Loren, fino a Luca Cordero di Montezemolo, a Rocco Barocco, che a Capri sono di casa e che un passaggio su questa spiaggia lo fanno sempre. Sotto lo sguardo attento di Antonino Arcucci e Gaetano e Mario Gargiulo, gli attuali gestori, che danno lavoro a decine di persone, e riescono sotto la pagliarella che guarda ai Faraglioni ad allestire cinquanta coperti come se fossero i dieci di una volta. La pandemia non ha portato grossi problemi. Certo, è una estate strana, diversa, con la paura in agguato. Ma qui le distanze si mantenevano già, e l’ aria aperta, anzi apertissima, ha sempre aiutato. Un po’, poi, ci pensano i prezzi a fare la selezione. Non è certo una spiaggia per tutti. Trenta euro l’ ingresso con materassino o sedia. Un ombrellone, quindici euro. Un materassino o una sedia aggiuntiva, altri quindici euro. Si entra massimo per le tredici e non si prenota il posto in spiaggia. Chi arriva prima prende il migliore. Almeno in questo, il paradiso è democratico.