Capri, il Premio Malaparte 2020 allo scrittore libanese Amin Maalouf

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Fonte: ilmattino.it

di Mariano Della Corte

Sempre attento a quello che avviene nelle altre parti del mondo, quest’ anno il Premio Malaparte sbarca in Libano. Se lo assicura infatti Amin Maalouf, scrittore libanese che – pur residente a Parigi da molto tempo – da oltre 30 anni va raccontando nei suoi libri il mondo del Mediterraneo, a cominciare dalla natia Beirut. A inizio ottobre, il 3 e 4 ottobre, Maalouf verrà in Italia, a Capri, per ritirare il Premio Malaparte, che giunge con lui alla edizione numero ventitré. A festeggiarlo un gruppo di scrittori e intellettuali, radunati attorno alla giuria, capitanata da Raffaele la Capria e composta da Leonardo Colombati, Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Merlino, Silvio Perrella, Emanuele Trevi e Marina Valensise. Con il riconoscimento, la giuria del Malaparte premia un autore ormai di lungo corso, che ha narrato la civiltà del mediterraneo in titoli di narrativa molto noti come Le crociate viste dagli arabi, Gli scali del levante o Col fucile del console d’ Inghilterra, in un’ opera ampia e riconosciuta che gli è valsa anche l’ attribuzione di un seggio tra gli immortali dell’ Academie Française. Nei suoi romanzi, lo scrittore ha costantemente proposto una visione panmediterranea che non è solo nostalgia per un’ epoca in cui in Egitto o nel suo Libano componenti religiose e sociali diverse potevano convivere, ma va costantemente alla ricerca delle possibilità di recuperare quell’ unità di intenti. Un pensiero centrale nell’ ultimo lavoro di Maalouf, Il naufragio delle civiltà, pubblicato in Italia da La nave di Teseo, dove la perduta centralità del Mediterraneo si inserisce nel generale clima di instabilità che caratterizza il mondo degli ultimi decenni. D’ altronde un episodio molto successivo alla scelta come la recente esplosione di Beirut mostra quanto le riflessioni dell’ autore libanese siano attuali, necessarie per capire la contemporaneità. Per il Malaparte, dopo la ripresa a opera di Gabriella Buontempo di una decina d’ anni fa, è la seconda volta di un autore di lingua francese: nel 2012 il riconoscimento era andato a Emmanuel Carrère, contribuendo alla sua affermazione in Italia. Cinque gli anglosassoni (gli americani Richard Ford, Elizabeth Strout, Donna Tartt , l’ inglese Julian Barnes e l’ irlandese Colm Tóibín) e due gli scrittori di altre lingue, Karl Ove Knausgård e Han Kang. Altri autori di gran talento, come Saul Bellow o Isabel Allende, se lo sono aggiudicato negli anni ’80 e ’90. Come sempre, il fine settimana caprese rappresenterà un omaggio alla narrativa del vincitore. Sabato 3 ottobre, nel tardo pomeriggio, si terrà il consueto appuntamento per la tavola rotonda su di un tema che il vincitore sta ancora validando. Tra i relatori, insieme ai membri della giuria, giornalisti e scrittori, tra cui sono annunciati Sandro Veronesi, Diego De Silva, Camilla Baresani e Chiara Gamberale. Ci sarà anche Raffaele la Capria, che quel giorno compie 98 anni e sarà festeggiato con l’ allegra freschezza che merita. Per permettere il mantenimento delle dovute precauzioni di questo periodo, il dibattito si sposta dalla sede consueta e si tiene nell’ ampia sala del Cinema internazionale, che può ospitare senza assembramenti tutti gli interessati. Premiazione ufficiale invece secondo la tradizione: alla Certosa di San Giacomo, che consente il distanziamento, l’ indomani, domenica 4 ottobre alle 11.00. Lì, sentita la motivazione della giuria, il vincitore terrà un discorso scritto per l’ occasione. Il Premio Malaparte si conferma così uno dei più importanti riconoscimenti letterari italiani per personalità internazionali: merito della sua anima, Gabriella Buontempo, che ha fatto rinascere una tradizione di famiglia, nata per iniziativa di sua zia Graziella Lonardi Buontempo, e di Ferrarelle S.p.A., unico sponsor del premio, che ha sposato con entusiasmo il progetto di riportare a Capri il riconoscimento. “Quest’ anno molte iniziative, purtroppo, si sono dovute fermare – afferma Gabriella Buontempo – Il premio Malaparte ha scelto di non farlo, ovviamente nel rispetto delle regole, per quell’ idea di resilienza culturale che da sempre ha nel suo dna, coerentemente con l’ autore di cui porta il nome. E aver scelto, ancor prima dello scoppio della pandemia, uno scrittore come Maalouf, significa voler condividere con lui l’ auspicio del recupero di un’ armonia che oggi anche la situazione sanitaria ci fa apparire distante”. Commenta Michele Pontecorvo Ricciardi, vicepresidente Ferrarelle SpA: “Garantire la presenza del Malaparte a Capri, tanto più in un anno difficile come questo, è il rinnovo di un impegno per sostenere l’ isola anche con i libri, perché si possa ricordare che i luoghi come Capri devono essere protetti nelle loro bellezze naturali e nelle loro tradizioni culturali”.