Capri: la riscoperta della terra. Torna l’ ulivo dimenticato

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Fonte: Il Mattino sud

di Mariano Della Corte

`La sfida di nonno Augusto, 91 anni «È la mia eredità a figlia e nipoti»

LA STORIA

La famiglia dell’«Oro di Capri», quella degli eroici olivicoltori che hanno riportato la coltura dell’ olivo partendo dalle terre di Anacapri, nella storica zona dei fortini franco-inglesi tra la Grotta azzurra e il Faro, si allarga finalmente verso le colline di Capri. Come lo fa? Attraverso l’ impegno di un giovanotto di più di 90 anni, il signor Augusto Cerrotta, classe 1929. Si chiama Augusto, proprio come il primo imperatore romano che preferì scambiare la più grande e fertile Ischia per l’ aspra Capri; suggestioni e amori che si ripetono nel tempo. Proprio come la storia di Augusto Cerrotta, una vita tra il mare e la terra, impegnato per tanti anni sulle barche tra i motoscafisti di Capri a scorrazzare in giro turisti francesi, tedeschi e italiani ma mantenendo sempre viva la passione natia per la terra, la coltivazione. Quelle ‘pezze’ di terreno della Capri alta, nei pressi degli scavi romani di Tiberio, agli inizi di via Lo Capo, dove il conte Jacques Fersen aveva edificato la sua villa dedicata all’ amore e al dolore hanno sempre avuto per lui un significato ed un senso profondo. Augusto racconta di quando era bambino, della vendemmia e della vite paterna, l’ uva sant’ Anna, tanta fatica e passione per produrre un vino che nel dopoguerra, ancora ragazzino, provvedeva a vendere ai tanti turisti che ricercavano le fragranze del nettare di Tiberio.

LA CULTURA

Ma ora una nuova scommessa, forse alimentata dal periodo di quarantena da Covid 19: la voglia di piantare ulivi, tipici ulivi capresi che possano crescere rigogliosi e che siano una eredità da destinare alla figlia e ai nipoti che tanto ama. Ed è così che a prestargli assistenza e supporto è giunta l’ associazione di olivicoltori anacaprese, mossa qui come sulle terre della verde Anacapri dall’ istinto e dalla determinazione di recuperare la cultura dell’ olivo a Capri, insieme a tutto ciò che questo sottende. Augusto così, con la supervisione degli agronomi dell’ Oro di Capri, ha piantato delle varietà di minucciola, piccoli alberelli di ulivo in uno dei suoi terrazzamenti. Racconta: «L’ ho fatto perché amo questa terra e voglio lasciare qualcosa a mia figlia e ai miei nipoti che possano gestire anche a distanza. L’ ulivo è una pianta che non richiede tutta la manutenzione della vite o degli ortaggi. È una pianta che si sedimenta bene e che spero i miei nipoti sapranno far fruttare».

L’ IDENTITÀ

Luca é il nipote prediletto di Augusto, vive a Milano ma la sua infanzia l’ ha trascorsa in queste terre tra la natura e le gite in barca con il nonno, che gli ha trasmesso la passione per la coltivazione e per il mare. Il lavoro lo vede impegnato in Lombardia per la Protezione Civile così come la mamma che è una riconosciuta oncologa ma la passione per Capri, per le radici, nonostante la distanza non è mai sfumata. Racconta Luca: «Il messaggio di mio nonno mi riempie il cuore e aderire al consorzio di olivicoltori capresi mi fa prendere coscienza e parte a un discorso legato all’ identità. Capri non è solo mondanità e veri o presunti vip ma l’ anima vera dell’ isola è fatta di tanta autenticità, valori che sanno di terra, come quelli che mio nonno con amore ci ha trasmesso e che spero con questa operazione di piantumazione di alberi di olivo di portare avanti anche io».

Augusto Cerrotta


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