Positano Li Galli: l’ eco irresistibile del mito

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Fonte: Il Mattino – Salerno

di Leonardo Guzzo

Nel suo breve, eppure enciclopedico, libro dedicato a Capri il grand touriste scozzese Norman Douglas ritiene letteralmente usurpato dall’ isola il titolo di «patria delle Sirene». Le mitiche figlie di Acheoloo – incantatrici e poi divoratrici di naviganti, donne nel volto e nel busto e per il resto terrificanti uccelli modulavano in realtà la loro voce suadente dalle guglie degli isolotti di Li Galli, al largo di Positano. Non di vero e proprio canto si trattava: piuttosto di una seduzione ipnotica, fondata su promesse e lusinghe che solleticavano gli appetiti più incontrollabili dei malcapitati viandanti del mare. Il passaggio di Ulisse, descritto nel canto XII dell’ Odissea, è noto. Istruito da Circe, l’ eroe tappò con la cera le orecchie dei suoi marinai; non seppe negarsi il capriccio di ascoltare le tentatrici, ma ordinò ai compagni di legarlo all’ albero della nave ignorando ogni supplica d’ essere liberato. Incantato dalla voce delle Sirene (che gli offrivano la «piena scienza della terra feconda»), quasi folle per lo strazio della rinuncia, pure Ulisse superò la prova e si salvò dal cumulo d’ ossa ammassato sugli scogli, a rivelare la triste sorte dei naviganti più sprovveduti. Secondo una leggenda, le Sirene beffate si gettarono tra i flutti e finirono annegate: divise dalle correnti e trascinate sulla costa, si trasformarono poi in nuove isole e piantarono il seme di fiorenti città. La natura, nel suo aspetto più selvaggio e affascinante, riprese il pieno possesso degli isolotti: il Gallo Lungo, con la sua caratteristica silhouette di delfino inarcato, e le piccole appendici della Rotonda e della Castelluccia, o Isola dei Briganti, che evoca antiche storie di pirati, duelli in mare e razzie.

LE SUGGESTIONI Fallito su Ulisse, l’ incanto di Li Galli ha mietuto, più di recente, vittime illustri. A cominciare dal ballerino russo Leonid Mjasin, che ai primi del Novecento, col nome francesizzato di Leonide Massine, fu tra i principali coreografi della compagnia di danza classica Balletti Russi e intrattenne storiche collaborazioni con artisti del calibro di Picasso e Stravinskij. Nel 1924 Massine acquistò gli isolotti, convinto dalle suggestioni del paesaggio e dalle autorevoli opinioni di Strabone e Virgilio, che li indicavano come certa dimora delle Sirene. Strabone, in particolare, chiamava le isole «Sirenuse», mentre i Galli del nome attuale non sarebbero che la trasfigurazione popolare delle Sirene pennute raffigurate nell’ iconografia classica. Folgorato da quell’ angolo di paradiso, il coreografo russo ebbe istantanea la visione di una dimora delle arti, cenacolo di anime elette, avvinghiata al cuore intatto della natura. A nessuno dei locali era passato per la testa: pare che la signora Antonietta Parlato, precedente proprietaria, si aggirasse per le strade di Positano gridando «Aggio truvato o pazzo che s’ è accattato o scuoglio» e sventolando le trecentomila lire ricavate dalla vendita. Sul Gallo Lungo Massine riadattò a studio la torre di guardia del Seicento e ricavò un terrazzamento coltivato a vigne e un anfiteatro sul modello di quello di Siracusa, purtroppo demolito da una mareggiata nel 1964. Costruì pure una sontuosa villa, ristrutturata negli anni Trenta dal celebre architetto Le Corbusier. Danzando inebriato sul terrazzo della torre, perfino tra le mura domestiche godendo dei privilegi di una vita en plein air – grazie alle raffinatezze architettoniche delle sue abitazioni – il coreografo usò l’ isola-delfino come buen retiro fino al 1979, quando morì ottantatreenne a Colonia. Dieci anni dopo la scomparsa di Massine l’ arcipelago fu rilevato da un’ altra star del balletto russo, il grande Rudolf Nureyev, che aveva progettato di impiantare sul Gallo Lungo un’ accademia di danza e fece in tempo a decorare la villa principale con splendidi mosaici andalusi, kilim persiani e bronzi anatolici, prima di arrendersi all’ Aids nel gennaio del 1993.

L’ anno successivo l’ imprenditore sorrentino Giovanni Russo comprò le isole all’ asta per quasi cinque miliardi di lire: trasformò la torre e le ville del Gallo Lungo in resort di lusso e da allora vi ospita a pagamento facoltosi viaggiatori, allettati da una vacanza fiabesca in un piccolo eden privato. Il sole ruggente, il blu parossistico del mare sfolgorano senza pari intorno a questo spicchio di terra, le schiume continuano a rompersi e biancheggiare nell’ incavo della praja. E chissà che ancora le Sirene – invisibili dentro una fessura di roccia o un abbaglio di falesia, immortali come si conviene alle divinità – non propaghino col canto, all’ orecchio dei visitatori, l’ eco irresistibile del Mito.